Il franchise di Kickboxer, reso celebre da Jean-Claude Van Damme, è tornato con Kickboxer: Retaliation, un sequel che punta tutto sull'azione e sui combattimenti spettacolari, innestati in una trama a tratti paradossale. Il film, diretto da Dimitri Logothetis, riprende le fila del reboot del 2016, Kickboxer: La vendetta del guerriero, spingendo sull'acceleratore dell'azione e dell'eccesso.
Un sequel che non si prende troppo sul serio
Per apprezzare Kickboxer: Retaliation, è fondamentale approcciarsi al film con la giusta mentalità. Non si tratta di un'operazione nostalgica o di un tentativo di replicare la magia del classico del 1989. Piuttosto, è un film che abbraccia la sua natura di prodotto di intrattenimento puro, con una trama pretestuosa che serve da collante per una serie di sequenze di combattimento adrenaliniche. Il film non nasconde la sua natura di "DTV di lusso", puntando tutto su coreografie elaborate e un cast di personaggi sopra le righe.
Trama: Vendetta, rapimenti e incontri impossibili
La trama di Retaliation è tanto semplice quanto pretestuosa: Kurt Sloane, interpretato da Alain Moussi, si ritrova nuovamente coinvolto in un giro di combattimenti illegali in Thailandia. Dopo aver ucciso Tong Po, Sloane viene rapito e costretto a combattere contro Mongkut, una montagna umana interpretata da Hafþór Júlíus Björnsson (noto per il ruolo de "La Montagna" in Game of Thrones). Se vince, otterrà la libertà e una ingente somma di denaro. In caso contrario, sua moglie, appena rapita, verrà uccisa.
Nel corso della sua prigionia, Sloane incontra personaggi improbabili come Mike Tyson, che interpreta un detenuto di nome Briggs, e lo stesso Jean-Claude Van Damme, qui nel ruolo del suo mentore accecato, Durand. Persino Ronaldinho fa una comparsata nei panni di un prigioniero soprannominato "Ronaldo" per le sue abilità calcistiche.
Un tripudio di combattimenti e coreografie
Kickboxer: Retaliation si distingue per le sue scene di combattimento, curate e coreografate dallo stesso Alain Moussi. Il film offre una varietà di scontri, tra cui un combattimento in piano sequenza, una rissa in una sala degli specchi illuminata di blu e l'attesissimo scontro finale tra Sloane e Mongkut, che dura quasi mezz'ora e ricco di colpi di scena.
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Il regista Dimitri Logothetis non si risparmia in trovate visive e momenti di puro trash, alternando sequenze oniriche, montaggi bizzarri e primi piani intensi. Il risultato è un film che non si prende troppo sul serio, ma che offre un intrattenimento adrenalinico per gli amanti del genere.
Cast e personaggi: un mix di volti noti e sorprese
Il cast di Kickboxer: Retaliation è un mix di volti noti del cinema d'azione e sorprese inaspettate. Alain Moussi, pur non avendo il carisma di Van Damme, si dimostra un artista marziale esperto e convincente nelle scene di combattimento. Jean-Claude Van Damme torna nel ruolo del mentore, mentre Mike Tyson offre una performance sopra le righe nei panni di un carismatico prigioniero. Christopher Lambert interpreta un ambiguo organizzatore di incontri clandestini, mentre Hafþór Júlíus Björnsson incarna la forza bruta e l'intimidazione nel ruolo di Mongkut.
Eredità e futuro del franchise
Nonostante le difficoltà produttive e le critiche contrastanti, Kickboxer: Retaliation ha aperto la strada a un nuovo capitolo del franchise. Inizialmente, si pensava di girare il secondo e il terzo film contemporaneamente, ma alla fine il progetto è stato ridimensionato. Al momento, si sa che il sequel di Retaliation si intitolerà Kickboxer: Syndicate (o forse Kickboxer: Armageddon). La trama dovrebbe continuare a esplorare i temi dell'etica e della morale del guerriero, con nuove sfide e avversari da affrontare.
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