Il cinema d'azione è un genere che, quando ben realizzato, sa regalare emozioni uniche, adrenalina e scene memorabili. Tuttavia, quando la qualità scarseggia, il risultato può essere deludente. È questo il caso di "Kickboxer - La vendetta del guerriero" (Kickboxer Vengeance), un remake del classico del 1989, diretto da John Stockwell.
Un paragone azzardato con Creed
Volendo essere indulgenti, si potrebbe definire "Kickboxer - La vendetta del guerriero" come l'equivalente marziale di "Creed", film in cui una vecchia gloria (Sylvester Stallone in "Creed", Jean-Claude Van Damme qui) diventa mentore di un giovane protagonista. Ma il paragone si ferma qui, perché in termini di qualità, il divario è abissale.
Trama: vendetta in salsa thai
Il film segue Kurt Sloane (Alain Moussi), che si reca in Thailandia per vendicare la morte del fratello Eric, ucciso sul ring da Tong Po (Dave Bautista). Incapace di sconfiggere Tong Po, Kurt trova un nuovo allenatore nel misterioso Maestro Durand (Van Damme), che lo aiuterà a diventare un combattente imbattibile. Ad affiancarlo, la poliziotta thai Liu (Sara Malakul Lane), che si innamorerà di lui.
Un protagonista senza vita
Alain Moussi, pur essendo un esperto di arti marziali, offre un'interpretazione priva di espressività. Il suo Kurt è un personaggio piatto, non aiutato da dialoghi scarni e monosillabici. Sembra che Stockwell e gli sceneggiatori abbiano volutamente ridotto al minimo le battute, temendo che gli attori inesperti non sarebbero risultati credibili.
Combattimenti senza mordente
Le sequenze d'azione, che dovrebbero essere il punto forte del film, sono mal coreografate e prive di intensità. Gli scontri, che si susseguono ogni dieci minuti circa, non riescono a coinvolgere lo spettatore e appaiono come semplici diversivi per cercare di vivacizzare una narrazione altrimenti scialba.
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Gag riciclate e nostalgia a buon mercato
Il film ricorre a gag trite e ritrite, come la scena dell'inseguimento con i lavoratori che trasportano bicchieri, che finiscono inevitabilmente in frantumi. Questi momenti, anziché strappare una risata, suscitano solo un senso di déjà-vu e di scarsa originalità. L'opera sembra pensata più come un esercizio di nostalgia per gli amanti dei B-movie d'azione degli anni '70 e '80, che come un prodotto con una propria identità.
Van Damme: l'unico lampo di luce
L'unico momento degno di nota è la scena in cui il Maestro Durand / Van Damme lega il suo discepolo a un letto e lo bastona con una canna di bambù per abituarlo al dolore. Questa breve sequenza comica è un omaggio al campione belga e strappa un sorriso allo spettatore.
Cast sprecato
Il resto del cast è relegato a ruoli marginali, con Gina Carano inspiegabilmente relegata al ruolo di spietata donna d'affari. Anche Dave Bautista, pur imponente fisicamente, offre una performance poco incisiva, limitandosi a sfruttare il suo aspetto muscoloso.
Un film per appassionati di kickboxing?
"Kickboxer - La vendetta del guerriero" non è un film per chi ama il cinema, ma forse per chi è appassionato di kickboxing e MMA. Tuttavia, anche in questo caso, la mancanza di qualità e di originalità rischia di deludere le aspettative. Il film non riesce a raggiungere quel livello di "così brutto da essere sublime" che caratterizza alcuni guilty pleasure degli anni '80, lasciando lo spettatore annoiato e insoddisfatto.
Thaibox per soli uomini bianchi
Un aspetto che emerge è la predominanza di personaggi occidentali nel mondo della kickboxing thailandese. Tutti i combattenti, gli organizzatori degli incontri e persino l'agente di polizia sono occidentali, relegando i thailandesi a semplici comparse. Questa scelta narrativa contribuisce a creare un'immagine distorta e stereotipata della Thailandia.
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