Negli ultimi anni, nel mondo del karate tradizionale, si è assistito a una crescente consapevolezza dell'importanza di una preparazione psicofisica ben strutturata, da affiancare all'allenamento tecnico. L'obiettivo è quello di consentire all'atleta di raggiungere la performance in condizioni ottimali. Il karate, nella sua dimensione agonistica, è uno sport a tutti gli effetti e, come tale, richiede una preparazione adeguata. Questa preparazione non si limita al miglioramento delle prestazioni e della condizione atletica, ma include anche un approccio globale che tenga conto di alimentazione, aspetti mentali e posturali. Nell'allenamento, è fondamentale che lo stimolo sia adeguato e funzionale alla disciplina praticata.
Il Modello Prestativo del Karateka
Per un agonista di karate, è essenziale che lo stimolo allenante sia adeguato e funzionale alla disciplina. Il modello prestativo rappresenta il quadro delle caratteristiche specifiche di uno sport, incluse le modalità di gara, i metabolismi energetici e gli aspetti biomeccanici. Il karate, dal punto di vista competitivo, si colloca sia tra gli sport tecnico-compositori sia tra gli sport di situazione.
Sport Tecnico-Compositori: Il Kata
Gli sport tecnico-compositori, come la ginnastica artistica, la ritmica, i tuffi e, nel karate, la specialità del kata, sono caratterizzati da un numero variabile di tecniche combinate tra loro per creare un esercizio valutato nella sua espressione qualitativa, al fine di assegnare un punteggio. La qualità della tecnica diventa l'obiettivo principale dell'allenamento. Il kata è caratterizzato da abilità chiuse in cui l'ambiente esterno è stabile, senza grandezze di disturbo antagonistiche, e l'atleta esegue sequenze motorie memorizzate. Quanto più stabile è la tecnica e preciso il programma motorio, tanto maggiori sono le possibilità di una prestazione ottimale.
Nella prova del kata, l'azione inizia per decisione autonoma dell'atleta. Il sistema sensoriale percepisce solo la superficie di gara attraverso gli appoggi podalici. Dalla memoria a lungo termine viene estratto il programma d'azione, eseguito e controllato tramite feedback esterocettivo, in particolare quello propriocettivo.
Sport di Situazione: Il Kumite
Gli sport di situazione sono caratterizzati dalla mutevolezza delle situazioni di gara. L'abilità richiesta è la capacità di adattarsi istantaneamente agli eventi, producendo risposte efficaci e adeguate. Esempi includono sport di squadra come basket, pallavolo e rugby, e sport da combattimento. Il kumite è caratterizzato da abilità aperte, con un confronto diretto e una mutevolezza determinata dall'interazione motoria oppositiva tra i due atleti. Le tecniche devono essere disponibili in modo elastico, a causa di fattori esterni di disturbo potenzialmente inattesi. L'obiettivo dell'allenamento nel kumite è produrre un insieme di fattori positivi, come abilità cognitive, coordinative e condizionali, disponibili al momento della prestazione.
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Questa classificazione permette di individuare due modalità cognitive di funzionamento: una in un ambiente stabile per eseguire movimenti automatizzati con precisione, l'altra in presenza di variabilità situazionale, condizionata dal comportamento dell'avversario, che richiede risposte motorie adeguate in tempi brevissimi.
La Preparazione alla Gara
Il karateka che decide di competere dovrebbe prima di tutto essere un atleta. La parte competitiva è uno sport a tutti gli effetti e l'agonismo comporta uno stress psicofisico elevato, da non sottovalutare e saper gestire. Esaminiamo le aree, al di fuori degli aspetti tecnici del karate, per ottimizzare la prestazione agonistica.
Condizione Atletica
La condizione atletica è fondamentale per un agonista di karate. Sia per gli specialisti del kata che per quelli del kumite, la richiesta fisica in gara è elevata, sia dal punto di vista metabolico sia di potenza. In generale, l'agonista necessita di:
- Resistenza aerobica: Generale (per mantenere una buona qualità durante gli allenamenti) e specifica (per mantenere ritmi elevati e lucidità mentale in gara).
- Forza: Principalmente esplosiva nel kata, trattandosi prevalentemente di partenze massimali da una posizione statica, ed esplosivo-elastico-riflessa (ma non solo) nel kumite, considerando la prevalenza di azioni pliometriche a carico degli arti inferiori.
- Rapidità: Nell'esecuzione di un gesto da parte di un singolo segmento del corpo, come un pugno o un calcio.
- Velocità: Indica lo spostamento dell'intero corpo, soprattutto in termini di accelerazione.
- Controllo motorio: La coordinazione neuromuscolare nei gesti semplici e complessi previsti sia nel kata sia nel kumite.
Assetto Posturale
L'assetto posturale dovrebbe andare di pari passo con la condizione atletica. Troppo spesso l'attenzione viene posta prevalentemente al miglioramento delle doti condizionali (forza, resistenza, velocità), mettendo in secondo piano schemi motori di base, controllo motorio e standard idonei di flessibilità muscolare e mobilità articolare. Il raggiungimento di parametri ottimali garantisce una maggiore efficacia ed economia dei gesti tecnici, previene l'insorgenza di infortuni da sovraccarico e migliora la longevità sportiva dell'atleta. Test specifici consentono di effettuare uno screening periodico e preciso degli aspetti da migliorare, permettendo di impostare un piano di lavoro personalizzato composto da esercizi posturali e/o preventivi, eseguibile in pochi minuti prima degli allenamenti, per ottenere miglioramenti costanti e duraturi.
Approccio Mentale
La gara e la sua preparazione richiedono all'atleta lo sviluppo di doti cognitive e comportamentali, nonché di una corretta gestione emotiva della prestazione. La sfera mentale è la componente più complicata da allenare, in quanto la situazione di gara, il confronto con gli altri, le aspettative e molteplici altri fattori possono condizionare la performance. Questi aspetti, a differenza della condizione fisica, sono più difficilmente controllabili, ma comunque allenabili e migliorabili attraverso lo sviluppo di una adeguata consapevolezza di sé e dei fattori interni ed esterni da gestire, i pensieri in primis. Per ottimizzare la prestazione, è necessario che l'atleta sappia richiamare istintivamente tutte le sue risorse: tecniche, fisiche e mentali. Bisogna considerare non solo quelle razionali (determinazione, forza di volontà), ma anche quelle emozionali, che, quando non sono valorizzate, possono diventare un vero ostacolo (ansia da prestazione, paura, scarsa lucidità). Una gestione efficace delle risorse emozionali permette all'atleta di regolare la tensione al livello ottimale e di gestire l'attenzione per rimanere concentrato sui gesti da compiere momento per momento. Queste evidenze, suggerite dalle scienze comportamentali, portano nella direzione di alcune filosofie orientali, di pratiche come la meditazione, e alla costruzione di una routine mentale personalizzata di approccio alla gara.
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Professionalità
Non si è atleti solo quando ci si allena. È fondamentale che un agonista abbia un corretto stile di vita anche al di fuori del dojo. Corrette abitudini alimentari fanno la differenza, non solo per mantenere il peso forma, ma anche per avere le giuste energie da spendere sia in allenamento sia in gara. Altrettanto importante è l'idratazione. La disidratazione provoca notevoli cali in termini di rendimento, sia fisico sia mentale, durante la prestazione. Uno degli aspetti più importanti nella routine di un atleta è solitamente l'elemento più sottovalutato: il sonno. Se insufficiente, sia in quantità sia in qualità, può influenzare negativamente la prestazione, aumentando anche il rischio di infortuni. Una corretta gestione del sonno può apportare molteplici benefici all'atleta e influire su diverse aree prestative. In sostanza, l'attività più facile che un atleta può fare può essere una delle più vantaggiose.
La Valutazione Arbitrale del Kata: Elementi Chiave
La valutazione arbitrale della prova di kata è una fase delicatissima e altamente specialistica, data la complessità degli elementi da considerare e delle copiose variabili che possono presentarsi agli esaminatori. Erroneamente, molte volte, si considera la prova di kata come la rappresentazione di un insieme di tecniche susseguenti e conseguenti di cui valutare la consistenza e le caratteristiche di esecuzione. In realtà, la prova di kata e la prova di kumite devono considerarsi come una stessa identità del karate, senza distinzione alcuna; infatti, entrambe le prove sono la massima espressione dell'arte marziale "il combattimento", cioè l'interazione con uno o più avversari, costituita da parate, attacchi, spostamenti ed atteggiamenti tecnico-tattici atti a raggiungere l'obiettivo finale della salvaguardia della propria integrità fisica e l'annullamento delle potenzialità offensive dell'avversario.
Il karate agonistico attuale è ovviamente adattato alle esigenze di maggior visibilità, comprensione e spettacolarità, necessarie per attirare l'attenzione dei potenziali bacini di utenza e quindi anche le caratteristiche applicative ed esecutive sia del kata e sia del kumite, in quanto univoche, sono state strutturate per raggiungere tali obiettivi. Questa nuova strutturazione delle tecniche ha dato maggior libertà di interpretazione e di applicazione rispetto alle più rigide ed immutabili regole del karate tradizionale, concentrate soprattutto sull'efficacia ultima della tecnica, sul raggiungimento del risultato finale e non tanto sulla coreografia, spettacolarità o visibilità della stessa. Queste innovazioni tecniche, che sicuramente molto hanno contribuito ad aumentare l'attenzione sulla preparazione e sulla salvaguardia fisica dei praticanti nonché sulle motivazioni emozionali e non che indirizzano l'attività agonistica, sono state tradotte in un regolamento arbitrale che a mio parere rappresenta uno strumento di grande efficacia per la corretta valutazione della performance agonistica del nostro sport, ma anche ha dato basi fondamentali per lo sviluppo di tecniche di insegnamento in area non agonistica. L'introduzione di nuovi elementi, vista l'accurata formazione del regolamento attuale, risulta di estrema difficoltà, seppur si intravedano aree di intervento ben delineate che verranno nel prosieguo esposte.
Cosa si intende per "Valutazione"?
In ambito sportivo ed agonistico, la valutazione è l'accertamento, la registrazione e la lettura delle informazioni derivanti e concernenti il comportamento, la performance, la prestazione e la rappresentazione, sia spontanea sia appositamente stimolata, fornita ed evidenziata dall'atleta o dagli atleti. Questo processo porta il valutatore ad esprimere un giudizio o apprezzamento positivo o negativo, idoneo o non idoneo, migliore o peggiore, minore o maggiore rispetto al modello di prestazione medio o, se a quello di prestazione performante ed ottimale, il giudizio o apprezzamento che indichi quanto la prestazione stessa si è avvicinata alla esecuzione perfetta o ad esprimere preferenza tra due rappresentazioni.
La valutazione si esplica a vari livelli, basandosi su:
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- "Come" si valuta: l'esigenza di sistematicità ed attendibilità dei controlli.
- "Cosa" si valuta: l'imprescindibile riferimento agli obiettivi precedentemente fissati.
- "Perché" si valuta: le funzioni della valutazione in vista dell'adeguamento del programma educativo o prestazionale in funzione della migliore formazione della persona.
La raccolta dei dati circa il comportamento e l'apprendimento degli atleti e/o allievi deve essere fatta per soddisfare le esigenze didattiche e di orientamento, tenendo presente la "prestazione ottimale" da prendere come modello; si parlerà quindi di:
- Valutazione diagnostica o iniziale, fatta nel momento di intraprendere un itinerario formativo.
- Valutazione formativa o in itinere, che accompagna costantemente il processo didattico, conoscitivo e migliorativo nel suo svolgersi.
- Sommativa o complessiva, finale, da condurre al termine di un processo didattico o di una rappresentazione o prova agonistica.
La valutazione si estrinseca in una assegnazione di valore. Questa presuppone un criterio rispetto al quale sia possibile l'attribuzione fondamentale, come ogni sua eventuale gradazione in più o in meno. L'atto valutativo implica pertanto un confronto rispetto ad un modello già esistente oppure progettato, ovvero rispetto ad una norma prescrittiva oppure statistica.
Il modello è di solito estrinseco, la norma invece può essere estrinseca o intrinseca (per es. quando il soggetto si confronta con se stesso con i propri livelli di aspirazione). In ambito agonistico siamo in presenza di valutazione selettiva, atta a definire quale sia, in un insieme di prestazioni, quella che maggiormente si avvicina al modello di eccellenza o quella migliore rispetto alle altre in competizione. Inoltre essa è "sommativa", in quanto è rivolta al risultato della prestazione ottenuta per effetto dall'allenamento e dell'apprendimento di quell'atleta in quel determinato momento della sua carriera agonistica ed è infine "relativa", in quanto riferita alla prestazione effettuata in quel determinato momento nel quale si svolge, con le variabili della situazionalità, condizioni psico-fisiche, emozionali e delle risposte motivazionali del momento in cui si svolge la competizione.
Perché la valutazione sia veramente efficace, bisogna che faccia appello alle migliori tecniche possibili (in funzione degli obiettivi da misurare) e che ponga in atto i migliori e più efficaci principi della psicologia. Già da parecchi anni si riconosce che la disponibilità è un elemento indispensabile per apprendere. Un allievo è ricettivo quando comprende e accetta i valori e gli obiettivi che sono stati definiti. Gli individui tendono a persistere nelle attività nella misura in cui vi ottengono un certo successo. Più i praticanti di uno sport si rendono conto che certi tipi di comportamento sono associati al successo (vittoria o superamento di uno o più turni di gara) e più persistono ed intensificano l'attività ed il tempo dedicato a quello sport, con l'evidente risultato di raggiungere ed ottenere prestazioni sempre più performanti.
Quindi, se un formatore fa svolgere prove che esigono la memorizzazione, l'allievo impererà a memoria; al contrario, se una prova richiede che essi applichino dei principi, che interpretino dati e che risolvano problemi, gli allievi studieranno per essere più preparati possibile a riuscire in quel tipo di prova. Il sistema di valutazione usato, quindi, determina in larga misura il tipo di attività formativa cui gli allievi si dedicheranno durante il corso di apprendimento. Sicuramente le esperienze sull'apprendimento dimostrano che i soggetti imparano meglio quando sono costantemente oggetto di valutazione di cui comprendono il fondamento atto ad aiutarli a determinare se stanno procedendo nella giusta direzione, da qui si può desumere la grande importanza rivestita da una corretta valutazione.
Tra tutti i problemi connessi alla valutazione, la motivazione degli allievi è uno dei più importanti e talvolta dei più difficili da affrontare. E' superfluo dire che il modo in cui un soggetto riesce in una prova è direttamente legato alla sua motivazione che spinge il suo impegno. Ricerche scientifiche hanno dimostrato che, se un allievo è correttamente e profondamente motivato, la sua performance è molto più vicina alla massima espressione delle sue possibilità di quando invece la motivazione manca. Quando chi apprende partecipa attivamente, l'apprendimento è al massimo della sua efficacia. La dimostrazione di questa efficacia rappresenta uno stimolo di grande importanza per l'occhio del valutatore.
Nella valutazione riveste grande importanza anche "l'emozione" che la performance trasmette al valutatore. L'emozione è esattamente il coinvolgimento del giudicante nell'azione osservata, quasi una partecipazione alla stessa. Quanto più emozionante sarà l'esecuzione di un kata, tanto più positiva sarà la valutazione da parte del giudice.
Così come il valutato, anche il valutatore deve essere costantemente allenato all'attività valutativa ed a sua volta valutato. La formazione dei valutatori (Ufficiali di Gara) avviene solitamente in ambiti regionali per poi sfociare in ambito nazionale od internazionale per effetto della naturale crescita formativa e delle particolari propensioni individuali, proprio come accade in ambito preparatorio degli atleti da valutare. Parte delicatissima, quindi ricopre l'aspetto preparatorio e formativo dei valutatori demandato alle sessioni regionali ed alla scuola nazionale.
I Criteri Decisionali
La valutazione è fondata su criteri decisionali individuati e chiaramente descritti e catalogati dal "Regolamento Arbitrale", che rappresenta la traduzione in "regole interpretative e valutative" del gesto tecnico riferito al modello prestazionale ideale dell'arte marziale, così come voluto da specifiche esigenze individuate in un certo momento storico e/o dettato dalla evoluzione della tecnica o da quella scientifica, nell'ambito dello studio del movimento e della salute psico-fisica dei praticanti. Il Regolamento Arbitrale è quindi non solo strumento di valutazione, ma anche di indirizzo della fase precedente e/o preparatoria alla competizione. I criteri decisionali attualmente previsti dal Regolamento Arbitrale vigente, sono quanto di più preciso, schematico ed oggettivamente aderente si potesse ottenere e codificare. Tuttavia, resta indubbia la difficoltà di valutazione del gesto tecnico espresso nell'esecuzione del kata e quindi anche del kumite, essendo le due specialità un tutt'uno di un'unica identità del karate dei giorni nostri. La valutazione è quindi data dalla verifica di sussistenza e quantificazione del valore di tutti i parametri previsti dai criteri decisionali.
I criteri decisionali per la valutazione dei kata shitei e tokui, fatta salva la forma "obbligatoria" imposta dai primi, si possono così catalogare:
- Il kata deve essere eseguito con competenza e deve dimostrare una chiara comprensione dei principi tradizionali e non a cui si ispira.
- L'atleta deve dimostrare di aver compreso il significato del kata e di ciò che sta eseguendo ed a quale applicazione quella tecnica è preposta (Bunkai).
- Espressione del tempo e del ritmo propri di quel kata.
- Dimostrazione della velocità, equilibrio e focalizzazione della potenza (Kime) cioè: blocco della tecnica nella massima contrazione finale.
- Vigore di applicazione della tecnica intesa quale espressione dell'abbinamento velocità, sincronicità e potenza espressa dall'esecuzione della tecnica.
- Idoneo e corretto uso della respirazione quale ausilio per il Kime.
- Posizioni corrette (Dachi) con la giusta tensione delle gambe e con le piante del (es. neko ashi dachi) o dei piedi completamente aderenti al suolo per ottenere la massima stabilità ed efficacia nella formazione della tecnica.
- Idonea tensione dell'addome (Hara) ed assenza di sobbalzi verso l'alto ed il basso dei fianchi durante il movimento (nei kata shito questo elemento risulta non essere valutabile).
- Forma corretta (Kihon) dello stile che si sta dimostrando, secondo le prescrizioni imposte dai fondamentali di base, comuni a tutti gli atleti e differenziati per i diversi stili.
- Valutazione della difficoltà del kata proposto.
- Nel kata a squadre la sincronizzazione senza input esterni (rumori di varia natura es. battersi il corpo o bloccare la respirazione in maniera evidente) per dare l'avviso di partenza dell'azione.
- Il rispetto dell'embusen, cioè l'asse immaginario su cui deve essere svolto il kata. Se lo si attraversa correttamente, si ritorna nel punto esatto in cui si è iniziato il kata.
Questi criteri possono inoltre essere approfonditi con ulteriori precisazioni tecniche e psico-fisiche che arricchiscono il metodo di valutazione:
- Lo stato mentale: cioè la condizione mentale in cui il Karateka deve calarsi nel momento che affronta il Kata; è il classico stato di concentrazione simile a quello di un cacciatore in una foresta di animali feroci, la concentrazione mentale che l'individuo assume quando si sente attaccato o minacciato.
- L'attivo ed il passivo: rappresentati durante l'esecuzione del Kata da attacchi e difese.
- La forza e la velocità: il modo di usare la forza ed il grado di velocità che si assommano diventando potenza o vigore di applicazione, da impiegarsi in modo esatto in ogni tecnica ed in ogni posizione.
- La contrazione: il giusto grado di contrazione ed espansione del corpo in ogni tecnica e posizione del Kata.
- La respirazione: il suo costante controllo per mantenerla sempre in perfetta sintonia con ogni movimento.
- La sincronicità: ogni movimento deve sommare un insieme di azioni combinate in modo perfetto tra di loro, tale da giungere all'atto finale della tecnica con la maggiore efficacia possibile.
- L'unione di corpo e mente: si esterna attraverso il Kiai e rappresenta l'unione della forza con l'intenzione, del movimento con la consapevolezza, del fisico con lo spirituale; è la convinzione profonda dell'assenza di ostacoli e di timori.
- La posizione: la corretta postura consente di esprimere la massima qualità ed efficacia della tecnica. Le posizioni devono essere eseguite sempre uguali e corrette. Nell'esecuzione del kata il rispetto delle corrette posizioni permette di tornare esattamente alla linea di partenza (En-Busen).
- La guardia (zanshin): il rispetto in ogni momento dell'esecuzione del Kata, dello stato mentale e fisico di allerta, il mantenimento, cioè, dell'attenzione e del controllo spazio-temporale di ciò che circonda il campo di azione dell'esecutore. Ed anche la capacità da parte dell'atleta della continua interazione con ogni fase dell'esecuzione, con gli ipotetici avversari che lo circondano.
I Limiti della Valutazione
Dall'esposizione che precede è facilmente desumibile quanto sia complessa la tecnica di valutazione e da quanti elementi essa è costituita. La valutazione è tanto più completa ed aderente, quanti più elementi, particolari e parametri vengono tenuti in considerazione e valutati correttamente dal giudicante. Quindi anche qui una somma più elevata possibile di parametri ed elementi valutati ed una qualità di valutazione del singolo elemento in maniera rispondente e corretta in coerenza coi principi stabiliti che identificano la giusta ed efficace esecuzione della singola tecnica ed infine dell'insieme delle tecniche eseguite.
Nella valutazione entrano in gioco anche altri fattori che contribuiscono a dare ulteriori aspetti diversificanti e non sempre conformanti:
- grado di formazione tecnica del giudicante
- area di provenienza del giudicante (Shito, Shotokan …)
Kumite: Uno Sport Situazionale
Per quanto riguarda il Kumite, il Karate risulta uno sport situazionale, perché ci si trova sul tatami a fronteggiare un avversario. A differenza di sport quali il Judo o la boxe, non è uno sport full-contact, cioè non si prevede un contatto pieno.
- sanbon: 3 punti
- waza-ari: 2 punti
- yuko: 1 punto
Questo sport necessita di grande velocità e rapidità gestuale. Proprio per il suo carattere da light-contact, non si richiede una grande forza fisica, quanto piuttosto una buona agilità e una buona espressioni di forza veloce. Nella preparazione fisica del Karate si richiede infatti una buona capacità di sviluppare la forza veloce e la rapidità.
La rapidità è considerata un’abilità fisico-cognitiva. Fisica perché la rapidità di ripercuote nei gesti visibili: un esempio è la rapidità di azione. Cognitiva perché coinvolge anche i processi mentali di elaborazione della reazione ad un evento contingente, come per esempio regire all’azione dell’avversario. Il Karate non è solo questo: si tratta di capacità di equilibrio e di interpretazione per quanto riguarda il Kata: la forma.
I kata sono movimenti pre-stabiliti che vengono eseguiti con ritmo, tecnica e capacità di interpretazione. Sono la versione simulativa di un combattimento con un avversario immaginato. Per riuscire bene nel Karate, come nella maggior parte degli sport di combattimento e interpretativi (come nel Kata), si richiede tanta dedizione, anni di pratica e una grande disciplina. Anche se molto diverso da molte altre forme di combattimento, come potrebbe essere il grappling, anche il Karate necessita di un’ottima preparazione fisica.
Il sistema energetico principalmente reclutato in base a quanto detto è il sistema anaerobico alattacido e lattacido, per l’elevata rapidità gestuale richiesta. Di conseguenza, gli atleti vengono sottoposti ad un alto carico interno durante la competizione, il che porta questo sport ad essere estremamente interessante da studiare per i preparatori delle arti marziali. Ricordiamoci che quando si analizza un modello prestativo di uno sport è necessario possedere le basi per l’applicazione di una buona metodologia di allenamento.
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