Wrestling USA: L'Uso della Chitarra e i Nomi Iconici

Il wrestling, uno sport-spettacolo che fonde atletismo e intrattenimento, ha sempre fatto un uso sapiente della musica per esaltare l'ingresso dei suoi protagonisti sul ring. Un riff di chitarra elettrica, una batteria potente o un brano dal forte impatto emotivo sono elementi essenziali per creare l'atmosfera giusta e caricare il pubblico. In questo contesto, la chitarra assume un ruolo di primo piano, diventando un simbolo di potenza, energia e ribellione.

Le Theme Song: Identità Musicale dei Wrestler

Ogni wrestler che si rispetti ha una propria "theme song", un brano musicale che lo identifica e accompagna il suo ingresso sul ring. La scelta della theme song è cruciale, poiché deve riflettere la personalità, lo stile di combattimento e l'atteggiamento del wrestler. Alcune theme song sono diventate talmente iconiche da essere immediatamente associate al wrestler che le ha rese celebri.

"Unstable" e l'Ultimate Warrior

L'ingresso sul ring dell'Ultimate Warrior era annunciato dalle note di "Unstable" di Jim Johnston. Batteria e chitarra elettrica mandavano in visibilio i fan del wrestling: il loro idolo stava per arrivare e lo spettacolo era garantito. James Hellwig, meglio conosciuto come The Ultimate Warrior, è stato uno dei grandi del wrestling tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90. Con i suoi capelli lunghi, il fisico scolpito, il viso dipinto e gli inconfondibili nastrini sopra i bicipiti, divenne rapidamente una stella. La sua scomparsa prematura ha destato grande commozione nel mondo del wrestling.

"Real American" e Hulk Hogan

Hulk Hogan, il cui vero nome è Terrence Gene Bollea, è stato l'atleta che ha portato il wrestling a un altro livello. Per farlo, Hogan ha trovato la via forse più efficace: diventare l’eroe americano. La bandana, la canotta da strappare, la bandiera americana da sventolare in faccia ai rivali della patria, come l’avversario iraniano Iron Sheik. E quel suo look - a metà tra un culturista e un harleysta - con quel baffo biondo a manubrio. La scelta della canzone d’entrata di Hulk Hogan, quindi, non poteva che ricadere su Real American, brano che negli anni sarebbe diventato parte del canzoniere patriottico statunitense. Non tutti sanno, però, che quella canzone non era stata pensata per lui. Rick Derringer, ex membro dei McCoys e già autore di brani di successo come Rock and Roll, Hoochie Koo e Hang On Sloopy, decise di scrivere «la canzone più patriottica di sempre». Siamo nel 1984, e il wrestling americano sta ottenendo i primi grandi riscontri a livello nazionale: è l’era del Rock ‘n’ Wrestling. D’altra parte, anche la neonata MTV sta andando fortissimo. L’idea di trasformare i wrestler in rockstar non funziona, ma i brani iniziano a cristallizzarsi nell’immaginario collettivo americano. E così Real American, composto da Barry Windham e Mike Rotunda, viene “liberata” quando i due abbandonano presto la federazione. Hogan ne approfitta. E a leggere anche solo il testo - una sciorinata patriottica che recita: “I am a real American, I fight for the rights of every man, I am a real American, I fight for what’s right, I fight for your life” (Sono un vero americano, combatto per i diritti di ogni uomo, sono un vero americano, combatto per cosa è giusto, combatto per la tua vita, ndt) - si capisce perché è la scelta perfetta per l’entrata del wrestler con la bandana, l’eroe americano della federazione. Gli fa eco Jimmy Bralower, il batterista del Wrestling Album: «All’epoca non tutti i wrestler avevano una loro canzone d’entrata: semplicemente veniva suonata la campanella e l’annunciatore faceva entrare l’atleta dal lato.

Altre Theme Song Iconiche

Oltre a "Unstable" e "Real American", molte altre theme song sono entrate nell'immaginario collettivo degli appassionati di wrestling:

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  • Pomp and Circumstance di Sir Edward Elgar, associata a "Macho Man" Randy Savage
  • I Won’t Do What You Tell Me di Jim Johnston, utilizzata da "Stone Cold" Steve Austin
  • Break The Walls Down, associata a Chris Jericho
  • Medals di Jim Johnston, utilizzata da Kurt Angle
  • No Chance in Hell di Peter Bursuker, associata a Mr. McMahon
  • The Game dei Motörhead, utilizzata da Triple H
  • Metalingus degli Alter Bridge, utilizzata da Edge
  • My Time Is Now di John Cena
  • Booyaka 619 dei P.O.D., utilizzata da Rey Mysterio
  • Some Bodies Gonna Get It dei Three Six Mafia, utilizzata da Mark Henry
  • Electrifying di Jim Johnston, associata a The Rock

La Musica come Elemento Identitario

La musica nel wrestling non è solo un accompagnamento, ma un elemento identitario fondamentale. La theme song, il riff di chitarra, il ritmo incalzante contribuiscono a creare un'atmosfera unica e a definire il personaggio del wrestler. La musica esalta le emozioni del pubblico, amplifica l'impatto visivo delle mosse e trasforma l'evento in uno spettacolo indimenticabile.

L'Influenza del Rock e del Metal

Il rock e il metal sono generi musicali particolarmente adatti al wrestling, grazie alla loro energia, potenza e attitudine ribelle. Molti wrestler hanno scelto theme song provenienti da questi generi, creando un connubio perfetto tra la forza fisica e l'impatto sonoro.

La Chitarra come Simbolo di Potenza

La chitarra, in particolare quella elettrica, è uno strumento che incarna la potenza, l'energia e la ribellione. Il suo suono graffiante e distorto si sposa perfettamente con l'aggressività e la spettacolarità del wrestling. Molti wrestler hanno utilizzato riff di chitarra iconici nelle loro theme song, rendendo la chitarra un simbolo distintivo del wrestling stesso.

WCW e l'Era della Monday Night War

WCW sta per World Championship Wrestling, federazione nata dalle ceneri della Jim Crockett promotions nel novembre del 1988. Nota per essere la federazione voluta da Ted Turner, magnate dell’industria televisiva americana, fondatore della CNN, della TBS e creatore di Capitan Planet (roba che Berlusconi levati proprio), la WCW è stata l’avversaria della World Wrestling Entertainment (wwe), ai tempi World Wrestling Federation (WWF) durante gli anni 90 del secolo scorso, fino al suo fallimento nel 2001. Tra le due compagnie c’era una vera e propria guerra degli ascolti del lunedì sera, chiamata negli USA Monday night War. La WWE trasmetteva Monday Night RAW su Usa network, mentre la WCW andava in onda su TNT con Monday NITRO, (notare l’assonanza del nome dei due programmi).

Rodman e la WCW

Le cosidette celebrities nel mondo del wrestling non sono mai mancate. La storia tra Rodzilla e la WCW però, non inizia nel 1998, bensì tre anni prima. Rodzilla fa il suo ritorno nel 1997, per aiutare Hollywood Hogan al Bash at the Beach di quell’anno contro il tag team di Lex Luger (o Lex Luther secondo Rodman) e The Giant, noto ora come Big Show. Nel main event della serata Rodzilla lotta in coppia con l’Hulkster, beh oddio lotta è un parolone, e… perde per sottomissione a causa del torture rack di Luger, ma è una sconfitta di poco conto. L’NWO è nel suo periodo di massimo splendore e Hogan tiene saldamente alla vita la cintura da campione dei pesi massimi WCW, oppure la suona come una chitarra, dipende da come gli gira. Arriviamo così al 1998 e ancora una volta a Bash at the Beach, diventato ormai una costante per Rodman.

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Il cestista torna in WCW e, insieme al fido compagno di merende Hogan (ancora campione del mondo, sorpresi? No vero? Nemmeno gli altri wrestler della WCW) prende a sediate Diamond Dallas Page, detto DDP, uno dei buoni, se non IL buono, della federazione di Atlanta. A dar manforte a Page arriva Karl Malone, cestista degli Utah Jazz, e avversario di Rodman nelle finali NBA. L’incontro è già scritto, il 12 luglio del 98 il rodato duo Rodzilla-Hogan avrebbe affrontato l’insolita coppia DDP-Malone, nuovamente nel main event della serata. Facilitiamo un passettino indietro però, perché proprio Karl Malone e DDP? La storia dice che Page andò a una partita dei Jazz, Karl malone lo vide e gli fece il segno della Diamond Cutter, la sua mossa finale. I due si incontrarono nel dopo partita e DDP invitò il cestista a cimentarsi in un incontro sul ring. Fu così che Page, che sapendo dell’imminente ritorno di Rodman in WCW, decise di proporre Malone come avversario Di Rodman e Hogan. Quest’ultimo iniziò a vedere milioni di dollari cadere dal cielo, e nelle sue tasche, perciò acconsentì, il main event sarebbe stato un tag team match (di nuovo). E qui iniziarono i problemi, per Rodman ovviamente. In primis, il buon Rodzilla saltò gli allenamenti per il game 4 contro gli Utah Jazz preferendo Monday Nitro. Phil Jackson era preoccupato e tempestò di telefonate Hulk Hogan, il quale disse che Rodman non voleva tornare ad allenarsi. Chissà cosa pensava in quel momento MJ?

Come dite? Avrebbe potuto farne una questione personale? Rodzilla poi aveva un altro piccolo problema. Già perché, se da un lato Rodman aveva già partecipato a un match di wrestling, era anche vero che non si impegnava più di tanto per migliorare. D’altro canto Malone era l’esatto opposto. Rodman invece, ehhhhh…Secondo l’ormai scomparso wrestler Chris Kanyon, Rodzilla era solo uno stronzo svogliato, drogato (diciamo che faceva bene l’aspirapolvere) e con una scarsa igiene personale, parole sue non mie. Il badboy non voleva allenarsi e il suo comportamento non proprio educato non aiutava. Tutto questo cambiò quando Hogan lo prese da parte dicendogli “è uno sforzo di gruppo. Dobbiamo lavorare tutti insieme, o lavori con noi o contro di noi, e se vuoi lavorare contro di noi, fidati, non ti piacerà”. Il match fu però tutt’altro che perfetto, fu un vero e proprio schifo. Dopo una parentesi nella federazione delle celebrità di Hulk Hogan della quale non parlerò perché non voglio farmi così male, la carriera da wrestler di Rodzilla si conclude. Un percorso fatto di alti e bassi, che ben si addice a uno come Rodman, uno che non era un wrestler sul ring ma lo era fuori dal quadrato. Già perché Dennis Rodman aveva, e ha ancora, quella che nel wrestling viene definita come larger than life personality, una personalitàincredibile, un personaggio incredibile, come Hulk Hogan, Randy Savage, o DDP, anche se il buon Rodzilla, date le sue spese pazze e lo stile di vita, è sempre stato più vicino a un altro wrestler, uno che non ha mai affrontato. Quello che ci rimane di questa storia sono gli incontri di coppia con Hulk Hogan, mentre quello che rimane a Rodman… sono i 3.6 milioni di dollari, dico 3.6 MILIONI DI DOLLARI, che la WCW gli diede nel triennio 96-99.Non male no?

Hulk Hogan: Un'Icona Globale del Wrestling

Hulk Hogan ha rappresentato la prima gigantesca icona globale del wrestling, arrivando al mainstream e attraversando generazioni. Da supereroe in carne ed ossa della Hulkamania a malvagio leader del New World Order, Hogan è stato l'uomo decisivo del pro wrestling per decenni.

Se non hai mai visto nemmeno per sbaglio il volto di Hulk Hogan non puoi affermare di aver vissuto sul pianeta terra. Sì, perché Hogan - all’anagrafe Terry Gene Bollea, di discendenza anche italiana - non è stato solamente una superstar del pro wrestling, ma un’icona mainstream talmente mastodontica da aver attraversato decenni mantenendo sempre un livello di popolarità elevatissimo.

Non importa che tu avessi 8, 18 o 80 anni: quando partiva l’attacco di chitarra di "Real American" sapevi perfettamente che un gigantesco biondo americano stava per strapparsi una maglietta al centro di un ring, mandando in visibilio tutti quanti. Lo ha fatto pure alcuni mesi fa per supportare la campagna elettorale del suo amico Donald Trump, diventando virale su tutti i social. D’altronde questo era Hogan: un concentrato di carisma testosteronico che bucava lo schermo, messo dentro un corpo da fumetto dei supereroi in cui i muscoli hanno altri muscoli. Aggiungiamo anche il vocione profondo, la capigliatura bionda, il lungo baffo e abbiamo la ricetta perfetta su come costruire un pro wrestler.

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Per non parlare del personaggio che gli fu cucito addosso in WWF. Il "Real American" che ogni mattina deve ricordarti di mangiare le tue vitamine, di essere leale e di comportarti bene come ogni vero americano dovrebbe fare. Un "buono" che in ogni match soffriva ma poi riemergeva e ribaltava la situazione, vincendo sempre. Un assoluto simbolo del patriottismo quasi esagerato che negli anni ’80 galoppava alla grande. E non a caso Hogan vinse il suo primo titolo WWF nel 1984 battendo The Iron Sheik - che interpretava un iraniano - al Madison Square Garden di New York, tra i cori "USA! USA!".

Vince McMahon forgiò la creatura perfetta. Con tutte queste caratteristiche Hogan divenne una vera e propria macchina da soldi, un’icona pop: vendeva tonnellate di biglietti, di merchandise, finiva sulla copertina di Sports Illustrated, veniva venerato ovunque andasse. Era l’Hulkamania, erano tutti pazzi per lui come fosse uno dei Beatles. E il bodyslam ai danni dell’enorme Andrè The Giant nell’attesissima WrestleMania III aggiunse ancora più magia attorno alla già iconica figura dell’Hulkster.

Tutto molto facile, direte voi. Può essere, infatti il difficile arrivò dopo e Hogan si dimostrò all’altezza della situazione. Dopo anni come volto della WWF, il personaggio di Hogan divenne stantio, prevedibile, e il wrestler firmò con l’emergente società rivale, la WCW. E qui abbiamo capito che Hogan era un fenomeno per davvero. La WCW capì che per fare le scarpe alla WWF doveva fare qualcosa di clamoroso, e quel qualcosa era… far diventare Hulk Hogan un cattivo. Via i colori giallo e arancione, via i discorsi motivazionali e addirittura via il nome: nasce "Hollywood Hogan", un tizio subdolo e che se la tira, con una tenuta nera coi fulmini sui pantaloni e la scritta "NWO" (che sta per New World Order) e metà barba dipinta di colore nero.

Hogan tornò ad essere totale protagonista del pro wrestling, era assolutamente credibile anche nel ruolo del cattivo e WCW volò con gli ascolti televisivi, tanto da superare la WWF ad un certo punto. Questa a mio parere è la più grande legacy di Hulk Hogan nel pro wrestling: essere stato l’uomo decisivo e l’ago della bilancia in due differenti compagnie e rivestendo ruoli totalmente opposti. Farsi amare e farsi odiare. E poi farsi amare di nuovo, una volta tornato in WWE nei primi anni duemila. Pensate che a WrestleMania X8 il 49enne Hogan affrontò The Rock, con quest’ultimo "buono" e Hogan in versione "Hollywood". Nonostante questo tutta l’arena fece il tifo per Hogan. Un paradosso che a livello teorico non dovrebbe verificarsi, ma che la dice lunga su come Hogan abbia lasciato un segno indelebile in più generazioni di pubblico.

Il pro wrestling è un mondo particolare, dove le cinture contano fino ad un certo punto - d’altronde è sport mescolato a spettacolo, realtà che intreccia la finzione - e dove il criterio principale per valutare un wrestler è quanto è "Bigger Than Life", cioè più grande della realtà che lo circonda. Ecco, chiedete a 10 appassionati di pro wrestling chi è il più grande simbolo di sempre della disciplina, il volto più iconico, quello che tutti ricorderanno ancora per decenni: la risposta la trovate nel titolo di questo articolo. È stato un volto notissimo del wrestlig made in Usa a cavallo degli anni '80-'90, rilanciato in Italia dalle appassionanti telecronache di Dan Peterson.

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