L'evoluzione dello sport nel corso dei secoli è un tema affascinante, che intreccia aspetti culturali, sociali e artistici. Come una fortezza imponente ed antica, e sempre esposta all’urto delle ondate nemiche, l’impero di Roma cadde pezzo dopo pezzo, talvolta con piccole e lente erosioni e talaltra con crolli immani e rumorosi. Con la caduta dell'Impero Romano, l'agonismo sportivo subì un brusco arresto. Non si lottava più tra atleti, né si contendeva fra opposti sostenitori dei campioni. Questo segnò l'inizio del Medioevo, un'epoca in continuo fermento, intinta di luci sanguigne che sono ad un tempo bagliori di tramonti e rosseggiare di aurore.
Lo Sport nell'Alto Medioevo: La Guerra come Sostituto
La guerra, però, quale tetro mostro sempre incombente, non poteva essere bandita dalle nuove concezioni etiche e religiose; essa anzi divenne costume, parte integrante e dello stile di vita della collettività. In tal senso, i rapporti tra l’arte e lo sport nell’alto Medioevo sono scarsissimi. Vi sono rappresentazioni di combattimenti, è vero, ma essi hanno spesso l’aspetto di scontro sanguinoso, di tensione non giocosa, di duello teso a provare il Giudizio di Dio, di cavalieri che trafiggono i nemici con le loro lunghissime lance.
Tornei e Giostre: L'Affermarsi della Cavalleria
Il fatto che si trovino più frequenti notizie dall’XI secolo in poi, induce ragionevolmente a credere che la codificazione dei tornei e delle giostre sia collegata all’affermarsi della cavalleria e dei costumi feudali. Questi scontri, sia che si trattasse di tornei che di giostre, erano per certo estremamente pericolosi: la protezione dei contendenti era affidata infatti alla sola maglia d’acciaio, che difendeva discretamente bene dai colpi di punta ma non dai fendenti, frequenti cause di fratture di ossa. Sul finire del XIV secolo il costume sportivo per questi scontri si perfezionò. Apparvero le corazzature a piastra, già parzialmente adottate nei secoli immediatamente precedenti per completamento della troppo lieve protezione a maglia, con le piastre chiodate o saldate a caldo col martello. Le lance, sempre lunghissime in guerra, furono ingrossate per i combattimenti sportivi, poiché le armature da esercitazione erano assai appesantite rispetto a quelle belliche e una lancia sottile avrebbe potuto facilmente volare in pezzi senza aver la forza di disarcionare. Appesantita la lancia, si escogitò un miglior sistema per sostenerla: spesso la “resta”, ossia quella sorta di appoggio posto sulla corazzatura del petto, fu sostituita con un particolare attacco avvitato sul fianco e sporgente all’indietro per quasi mezzo metro, terminando ad arco in modo da ricevere l’estremità della lancia, che poco più avanti era bilanciata dalla mano destra. All’inizio del Quattrocento, il costume sportivo per le giostre ed i tornei assunse una fisionomia molto più netta, definita nella storia delle armi antiche col termine preciso di “armatura da torneo”. Si trattava spesso di veri e propri capolavori della metallurgia, costruite dagli armaioli italiani e da quelli germanici. La massiccia celata, racchiudente il capo, era fissata con bulloni alla corazzatura del torso, sì che il peso era sostenuto dalle spalle. Il torneo si svolgeva con norme estremamente precise sotto l’occhio vigile dei giudici di gara: i cavalieri partivano, montati su cavalli dal lento galoppo, dagli estremi opposti di un tavolato lungo parecchie decine di metri ed alto circa un metro e mezzo, che stava alla sinistra di ciascuno dei due contendenti. Era rigorosamente vietato il colpo al cavallo avversario ed era anche proibito il colpo al capo del cavaliere. L’affresco di Girolamo Romani, nel Castello di Malpaga, ci dona ancor oggi un’idea completa di come si svolgesse un “torneo cortese”. In realtà, però, furono numerosissimi gli scultori, i pittori ed i miniaturisti che si sbizzarrirono nella rappresentazione dei più diversi momenti dei tornei: tra le immagini preferite, quella prediletta in assoluto era ovviamente quella dello scontro, talvolta interpretato con turbinosa composizione, arricchita dal volo delle schegge delle lance.
La Caccia: Uno Sport Nobiliare
Altro sport assai comune tra la nobiltà feudale era la caccia. Fra i diversi sport medievali, quello della caccia fu indubbiamente il più fortunato nel campo della rappresentazione artistica e nella letteratura.
Il Rinascimento: Una Nuova Era per lo Sport
L’Umanesimo portò profonde mutazioni in tutta Europa, a livello di arte, di costume, di innovazioni culturali e di vita sociale. Nel campo dell’arte figurativa, lo sport iniziò rapidamente ad affermarsi in rappresentazioni di ogni genere. Fu proprio in questo clima che rinacque anche il senso dello sport, inteso come passatempo, come gioco e come sana esplosione di vita.
Leggi anche: MMA o Palestra: Quale Fisico?
La Lotta: Forza e Tensione
Si potrebbe partire dalla rappresentazione della lotta, raffigurata dal bronzetto di Antonio del Pollaiolo, esposta al Museo del Bargello di Firenze, raffigurante Ercole e Anteo in un movimento di estrema tensione, la cui ferocia fa risaltare fino allo scheletro la struttura dei corpi.
Il Gioco della Palla: Divertimento di Corte
Più gentile, e praticato anche dalle dame, fu il gioco della palla, che ebbe larghissima diffusione dal Rinascimento in poi. Un delizioso affresco di anonimo pittore lombardo della prima metà del Quattrocento, esistente a Milano nella casa Borromeo, ci riporta al tono fiabesco della vita di corte. Numerose furono le diramazioni di questo tipo di gioco: il più diffuso di tutti fu la pallacorda (già noto nella Francia del XIV secolo Trecento come “longuepaume”), consistente nel lanciare l’oggetto della contesa con una paletta, stando agli estremi di un campo diviso a metà da una corda. Altre volte la partita era esercitata con una sfera di maggiori dimensioni, spinta rasoterra con mazze dall’estremità ricurva di foggia non lontana da quelle che oggi si usano per il golf, come ci mostra una miniatura del museo di Chantilly, dovuta ad un anonimo artista francese del XV secolo. Sempre la palla è il tema di un affresco che ancor oggi decora una delle sale del Castello Estense di Ferrara, ove i giocatori delle opposte squadre hanno l’avambraccio rivestito da un pesante tubo di cuoio.
L'Arte Ginnastica e il Pugilato
Nel 1577, il famoso medico Girolamo Mercuriale scrisse il suo celebre trattato De Arte Gymnastica, dedicato all’imperatore Massimiliano II. All’interno di quest’opera, oltre ad attività specifiche come la salita sulla fune o il funambolismo, l’autore realizzò una bella raffigurazione di pugilatori che, a parte lo stile manieristico del disegno tardo cinquecentesco, si direbbe ispirata da uno scontro in una palestra di Roma Imperiale.
Il Gioco delle Armi: Balestre e Archi
Ancora nel Quattrocento e nel Cinquecento, il gioco delle armi restò tra gli esercizi più praticati. Il balestriere è raffigurato in atteggiamento che può parere a prima vista un po’ strano, ma esso è in realtà decisamente corretto, poiché la sua arma è una balestra “a staffa”, ossia un’arma da tiro pesante che si caricava a forza di gambe e di reni: in capo all’arma era un anello oblungo (detto per l’appunto “staffa”) che il balestriere infilava nel piede raggomitolandosi su se stesso, mentre alla cintura portava una corda con un gancio col quale afferrava la corda dell’arma. Con uno sforzo spesso erculeo, portava la corda in un fermo posto a metà dell’impugnatura. Nei giochi di tiro a segno la balestra era più precisa e permetteva una mira più esatta, ma l’arco era ancora considerata l’arma più nobile, nonché quella in grado di sparare più rapidamente, ad una velocità spesso più che quadrupla rispetto alle balestre.
L'Ippica: Passione Popolare e Nobiliare
L’ippica fu sempre tra gli sport più comuni, variamente praticata dal popolo e dalla nobiltà. Ad essa si ispirarono innumerevoli pittori e scultori, che nel cavallo lanciato nell’impeto della corsa sfrenata seppero trovare le più diverse espressioni, interpretando tale iconografia con modi talora eccellenti. Tutto mutò il 2 luglio 1659 quando, a Siena, venne istituita una seconda corsa del Palio per celebrare la miracolosa Madonna di Provenzano. Delle diciassette Contrade (Aquila, Chiocciola, Onda, Pantera, Selva, Tartuca, Civetta, Unicorno, Nicchio, Torre, Valdimontone, Bruco, Drago, Giraffa, Istrice, Lupa, Oca), indicate da bellissimi stemmi, non tutte possono prendere parte alla gara, perchè il Campo non potrebbe contenere tutti i cavalli: un rigoroso turno indica le dieci partecipanti. Sia i cavalli che i fantini potevano non essere senesi: chi aveva interesse a piazzare un animale lo esponeva, con il capitano della Contrada che poi procedeva alla scelta.
Leggi anche: Guida prezzi palestre pugilato
L'Arco: Da Arma a Strumento Sportivo
L’arco, perduto gran parte del suo valore bellico con l’avvento delle armi da fuoco, divenne nel XVII secolo un perfetto strumento di competizioni sportive, come attesta un celebre quadro di Teniers, conservato nel Museo del Prado di Madrid.
Pattinaggio e Regate: Sport Acquatici e Invernali
Sempre nell’Europa Settentrionale, spesso colpita dal gelo dei lunghi inverni che ghiacciava laghi e corsi d’acqua, andava di grande moda dedicarsi a competizioni di pattinaggio, sia per spostarsi da luogo a luogo sia per esercizio sportivo. Il termine è di origine veneziana, ove la calma laguna costituì un ideale campo da competizione: “regate” erano infatti le imbarcazioni poste in riga alla partenza. Si ha ricordo di corse di barche già nel Medioevo in tutte le repubbliche marinare, ma Venezia rimase la regina di tali gare che nel Rinascimento ed ancor più nell’età Barocca ebbero larghissimo sviluppo.
La Scherma: Arte e Tecnica
Lo sport della scherma fu un esercizio naturalmente connaturato al sorgere stesso dell’arma bianca, tanto da seguirne passo passo lo svolgimento. Se i documenti figurativi anteriori al Medioevo sono assai rari, a partire dal Rinascimento i trattati tecnici si diffusero sempre di più, anche grazie alla possibilità di illustrare graficamente i diversi colpi d’attacco, di finta e di parata. Il Seicento ed il Settecento vide un ulteriore moltiplicarsi di queste opere, fondamentali per comprendere non solo la tecnica della scherma, ma anche l’evoluzione dell’arte figurativa per le illustrazioni contenute.
La Corrida: Passione Spagnola
Se nel primo Medioevo tali gare vennero dimenticate, attorno all’XI secolo si ebbe notizia del risorgere di lotte sportive contro i tori in Spagna, paese che rimarrà la patria di questo pericoloso duello, al contempo popolarissimo ed aristocratico. Molti artisti trovarono nell’infuocata arena il motivo di espressioni talora notevoli: fra tutte, la più bella è forse la famosa tela dipinta da Francisco Goya, il Picador, oggi a Madrid nel Museo del Prado. Sotto il caldo sole meridiano, in una giornata afosa che condensa nel basso del cielo nuvole gonfie e splendenti, la plaza è arroventata dall’incontenibile entusiasmo del pubblico trascinato dall’impeto dei duellatori umani e ferini.
La Pallacorda: Un Precursore del Tennis
Interessante sarebbe l’elenco delle diverse tecniche adottate nel gioco della palla, sia con la mano sia col piede, che ebbe un grande successo proprio grazie alla diffusione della palla. Mentre in Spagna la pelota riceveva una sorta di riconoscimento ufficiale alla sua diffusione, tale da arrivare quasi a contendere il primato alla corrida, nelle vicine Nazioni e soprattutto in Francia ed Italia uno sport affine veniva assumendo una popolarità tale da attirare la fantasia creativa anche di artisti del valore di Chardin: la pallacorda. Fu nel Settecento che la paletta di legno, usata per lanciare la palla da un capo all’altro di un campo o di una piazza, venne sostituita da una racchetta resa elastica dall’inserimento di una corda, molto simile al moderno attrezzo di questo sport; mentre alla fune centrale tesa a delimitare i campi venne appesa una rete.
Leggi anche: Boxe: Corpo e Mente
Il Pugilato: Dalle Origini alla Codificazione
Dall’Inghilterra venne anche la codificazione del pugilato, che non poteva non trovare rispondenza figurativa tra gli artisti.
Il Pugilato Tarantini: Una Scuola di Eccellenza
Chiamato all’ultimo per salvare il match, in sostituzione di un pugile infortunato, il tarantino Francesco Magrì ha sconfitto l’avversario Valerio Mantovani dopo averlo atterrato due volte nelle sei riprese previste. A bordo ring del Centro Pavesi di Milano, dove era in corso TAF X durante una calda serata di luglio, i maestri più esperti presenti a bordo ring si sono guardati tra loro, riconoscendo che quelli sono i ganci tipici della storica palestra Quero-Chiloro di Taranto. All’angolo del promettente pugile c’erano il suo allenatore Francesco D’Arcangelo ed Emanuele Orlando, ex pugile della Quero che da alcuni anni ha aperto una sua palestra a Porretta Terme, in provincia di Bologna. “Lì, Vincenzo mi ha insegnato tutto, specialmente l’arte del gancio destro. Non è un colpo d’attacco frontale, come si pensa, ma un colpo d’incrocio: lo usi quando l’avversario parte. E la tecnica è fondamentale: non è un pugno tirato all’americana, ma girato, con le nocche, lungo e stretto. Ti assicuro, un colpo così non l’ho mai visto fare in giro per l’Italia. Tra i suoi allievi oggi spicca Angelo Morejon, il peso massimo proveniente da Cuba, in possesso della cintura WBC del Mediterraneo, ma con ambizioni più grandi, magari un mondiale in una categoria di peso inferiore. “Angelo sta imparando a usare anche lui il gancio destro, un colpo che all’inizio non tirava perché in un passato gli aveva causato dolore alla spalla. Stiamo lavorando tanto e sta iniziando a funzionare. L’ha messo un paio di volte, con il francese e una con il serbo, e sta cominciando a usarlo sempre più spesso, soprattutto negli sparring. In palestra si allenano anche i due figli di Orlando, Tommaso e Sofia, entrambi in nazionale giovanile. “I miei figli sono avanti tecnicamente, anche se fisicamente devono ancora crescere. Cerco di insegnare loro a fare tutto. Tommaso ha una difesa eccellente, anche grazie ad Angelo. Il gancio destro ‘alla tarantina’? Mia figlia Sofia l’ha messo recentemente in un match. E Tommaso, sia da mancino che da guardia normale, ha interiorizzato benissimo il gesto. Sono ragazzi giovani, devono lavorare molto, ma sono molto fiducioso. In questa palestra è cresciuto anche Diego Lenzi, il pugile più mediatico tra i giovani in Italia, un ragazzo che punta alla medaglia d’oro alle prossime Olimpiadi di Los Angeles. Dal 2017 a luglio 2023 è stato tesserato qui, anche se nel frattempo è passato nell’Esercito. “Pure a lui, tra tutte le altre cose che vanno spiegate a un pugile, ho insegnato il gancio destro, e da dilettante ne ha buttati giù parecchi con quel colpo. Quando lo tira bene, ne atterra ancora. Certo, adesso a volte glielo vedo fare un po’ più ‘sporco‘, per esempio con colpi dietro la nuca, cose che a me non piacciono per niente. Avrà un bel futuro, se non si brucia gestendo male il presente. Alla domanda se metterebbe contro magari per un titolo italiano il suo Morejon con l’ex Lenzi, visto che quest’ultimo ha esordito anche tra i professionisti come peso massimo, Orlando risponde: “Queste sono cose che decidono i manager e gli organizzatori.
Le Lotte Tradizionali Italiane
“Le Lotte Tradizionali sono quelle lotte praticate a scopo ludico da secoli, in determinate regioni geografiche o da determinate etnie, che di generazione in generazione sono state trasmesse fino a noi, oggi. Fanno parte della famiglia degli Sport Tradizionali, detti anche Ethnosport. Nella Carta Internazionale per l’Educazione Fisica, l’Attività Fisica e lo Sport, l’UNESCO ha dichiarato che la pratica dello Sport è un diritto fondamentale di ogni essere umano e che gli Sport e Giochi Tradizionali fanno parte del patrimonio intangibile e rappresentano un simbolo della diversità culturale delle nostre società. Ha, poi, iscritto alcune Lotte Tradizionali nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità”. Questa è la definizione che ci viene offerta da Vittorio Giorgi, nel suo “Manifesto delle Lotte Tradizionali”. Avvocato civilista di Caserta, esperto in relazioni internazionali e sport management, nel 2014 ha fondato la Federazione Italiana Lotte Tradizionali (FILT), affiliata ad ASI.
La Federazione Italiana Lotte Tradizionali (FILT)
Presidente Giorgi, come nasce la Federazione Lotte Tradizionali Italiane? “Per 10 anni ho ricoperto la carica di Console onorario della Repubblica dell’Uzbekistan per la Campania e il Molise. Avendo praticato Arti marziali, sono rimasto molto affascinato dalle lotte tradizionali dei Paesi centroasiatici. Nel 2014 ho fondato la Federazione Italiana Lotte Tradizionali (FILT), che oggi gestisce circa 15 lotte su mandato delle rispettive federazioni internazionali. Siamo, inoltre, membri della United World Wrestling e della World Ethnosport Confederation. Recentemente ha firmato un accordo di collaborazione con la Scuola Trimigno di Manfredonia, per la promozione del Bastone Pugliese. Cosa ci può dire delle lotte tradizionali italiane? “In epoca medievale e rinascimentale, in Italia le lotte venivano praticate a scopo ludico in due distinti contesti sociali: quello popolare della civiltà agro-pastorale e quello delle classi aristocratiche, dove i ricchi signori invitavano i lottatori nelle loro corti, per offrire agli ospiti degli avvincenti spettacoli. In Italia, ancora oggi, abbiamo delle particolari lotte tradizionali come la Sistrumpa (lotta sarda) e la Scherma di Bastone Pugliese, Siciliano e Napoletano. Non dobbiamo considerarle soltanto come degli sport regionali, ma come delle autentiche tradizioni appartenenti al Patrimonio Culturale Nazionale. Meritano, pertanto, di essere valorizzate e supportate a tutti i livelli. Posso dire che in molti Paesi esteri, le lotte tradizionali ricevono un valido sostegno economico sia dai Ministeri dello Sport e della Cultura, che da sponsor privati. Che opportunità offre la sua federazione agli atleti e tecnici delle varie arti marziali? “In dieci anni di attività, abbiamo disputato oltre 50 competizioni internazionali delle varie lotte, vincendo medaglie. Far parte della squadra azzurra di lotte tradizionali è il sogno di molti atleti e tecnici. Può raccontarci dei vostri recenti successi internazionali? “Nel 2023 Mattia Galbiati ha vinto l’oro ai mondiali di Ukrainian Belt Wrestling e Mariasole Momentè l’argento nel Qazaq Kuresi ai World Combat Games a Riyadh. Il traguardo più importante lo abbiamo raggiunto nel 2024 ad Astana, ai World Nomad Games, le Olimpiadi degli Sport Tradizionali. Siamo andati con una Squadra molto forte e, grazie a Betty Vuk, abbiamo vinto la medaglia d’oro nel Qazaq Kuresi. La prima medaglia, in assoluto, per l’Italia in questi giochi. La troupe di RAI NEWS ci ha anche intervistato. Abbiamo, poi, partecipato al Festival Internazionale delle Lotte Tradizionali a Vilnius, vincendo due ori e un bronzo nel Gushtingiri, e un bronzo nell’Ukrainian Belt Wrestling. Lo scorso 27 febbraio a New Delhi, ai campionati mondiali di Qazaq Kuresi, Eleonora Ghetti ha conquistato la medaglia di bronzo. Presidente Giorgi, come valuta il percorso della nostra Nazionale? “Sono molto soddisfatto di com’è andato questo mondiale di Qazaq Kuresi. Siamo tra i paesi più medagliati d’Europa e raggiungere un bronzo mondiale è sempre un bel risultato! In queste trasferte, però, non si dà spazio solamente al risultato sportivo… “I nostri atleti sono sempre molto motivati e puntano a fare un buon risultato ovviamente, ma sono anche attratti dall’aspetto culturale che caratterizza le Lotte Tradizionali. Ogni trasferta è un’occasione per scoprire altre culture e vivere lo spirito di amicizia con gli altri partecipanti. Negli atleti e tecnici non guardo solo le capacità sportive ma, soprattutto, le qualità della persona. Per me non conta solo il risultato sportivo, ma anche il valore umano che c’è dietro”. A proposito di valore umano, qual è la sua riflessione finale su questo mondiale? “I nostri atleti e tecnici hanno vissuto con grande attesa ed impegno questo mondiale. Si sono allenati molto, consapevoli delle difficoltà, perché c’erano atleti di altissimo livello. Hanno combattuto con determinazione ed entusiasmo. Presidente Giorgi, i risultati della FILT sono positivi ma, secondo lei, si potrebbe migliorare ancora? “Certo! Vogliamo migliorare di continuo e un buon risultato ci spinge ad alzare l’asticella. Ha già in mente qualcosa per far sì che questo bacino di utenza si allarghi? “Cerchiamo di far avvicinare altri atleti tramite i nostri seminari. Vorrei, poi, organizzare in Italia un Festival delle Lotte Tradizionali, per contribuire alla loro promozione. Come divulgate in Italia le Lotte Tradizionali? “Negli ultimi due anni abbiamo organizzato seminari di Alysh, Gushtingiri e Lotte Celtiche, in collaborazione con le rispettive federazioni internazionali, tenuti da formatori di altissimo livello. Abbiamo, così, formato atleti, tecnici e arbitri.
Michele Piccirillo: Un Campione Dimenticato
A sedici anni dall’ultimo match di una lunga carriera, che lo ha visto campione del mondo in due sigle diverse, Michele Piccirillo si sente dimenticato dal mondo della boxe, che per trentasei anni è stato il suo. “Mi hanno completamente dimenticato - dice a ilfattoquotidiano.it - non ho mai avuto l’onore di parlare con la Federazione Pugilistica Italiana. Tempo fa uscì questa voce che io non volessi più stare in questo ambiente: è falso. Nessuno mi ha mai fatto una telefonata per chiedermi qualcosa, né i presidenti che nel frattempo si sono succeduti né i vari dirigenti”. Piccirillo ha voglia di sentire nuovamente l’odore delle palestre, dopo essere stato un protagonista del ring per decenni. La sua è stata una buona carriera da dilettante, che lo ha portato a partecipare ai Giochi Olimpici di Barcellona. Straordinaria invece quella da professionista, con un record di 50 vittorie e 5 sconfitte (quasi tutte all’estero). Ha conquistato il titolo italiano, il titolo europeo, il mondiale IBF e WBU (per un totale di dieci match titolati vinti). Il suo soprannome era “The Gentleman”, per come combatteva sul ring e il suo modo di fare fuori dal quadrato. “Forse sono stato troppo ‘gentleman’, ho sempre parlato poco. Ma ora lo dico: ho voglia di ritornare. Mi manca, sono passati tanti anni. Ho iniziato che avevo quattro anni, ero sovrappeso e dovevo dimagrire. Facevo due allenamenti al giorno, per 36 anni, feste comprese. Ora provo nostalgia, ma non è stato facile neanche all’inizio. La prima settimana è bella, ma poi ti manca. Puoi avere un tracollo anche a livello psicologico, è comune a tanti sport. Potrei fare tante cose, ma un rientro come pugile no, è molto pericoloso e non mi interessa. Juan Martin Coggi, Frankie Randall, Cory Spinks: sono tanti i pugili di livello che ha affrontato. “I match più belli non sono stati necessariamente quelli delle sigle più importanti. La sigla non fa il match e neanche il campione. Ho incontrato Vernon Forrest, tra l’altro anche da dilettante, ed era più alto, quasi un peso medio, e in quel momento era più forte. Non ho rimpianti per quella la sconfitta. Ho fatto due match con Alessandro Duran, un pugile esperto: in quel momento abbiamo rivitalizzato la boxe italiana. Due vittorie. Il primo match è stato il migliore: sono arrivato sfavorito e ho vinto per KO. Piccirillo, nato a Bari e residente a Modugno, ha avuto anche un contratto in America con Don King, 94 anni e ancora attivo in attività organizzative e manageriali. “Non è mai stato facile con King. Conta ancora adesso, alla sua età, anche se organizza poco. Avevo un contratto di tre anni, ma dopo un anno e due mesi lo ruppi. Lui ti faceva combattere solo se c’era la televisione, se ci guadagnava. Ha sempre pensato ai suoi interessi. Ho rischiato di finire là la mia carriera. Non è facile niente con lui… Ne ho passate tante negli States. Il 12 o 13 settembre 2001 dovevo combattere con Pineda. Caddero le torri gemelle, e il match fu posticipato. Com’era la boxe nei suoi anni, negli anni Novanta e Duemila? “Le borse non erano come negli anni Ottanta, anche se io ho avuto tante dirette Rai. Una volta non era facile neanche studiare l’avversario. Il manager poteva mandarti qualche video, ma erano davvero pochi. Per alcuni dovevi basarti su un solo filmato. Io me li studiavo, ero bravo a leggere il match anche davanti alla tv. Oggi la boxe italiana non se la passa bene. La ricetta? Si deve ripartire dai bambini. Bisogna invogliare i ragazzi nelle scuole a venire in palestra, sono loro il futuro.
tags: #palestra #pugilato #falcone #chiude #motivazioni
