Categorie di peso nella boxe amatoriale: una guida completa

La boxe dilettantistica, regolamentata dalla Federazione Pugilistica Italiana (FPI), è una disciplina sportiva che si fonda sullo spirito agonistico e non sul guadagno economico. I pugili dilettanti sono inquadrati in diverse categorie in base a età e sesso, con regolamenti specifici per garantire competizioni eque e sicure.

Categorie di pugili dilettanti

Le categorie principali in cui sono suddivisi i pugili dilettanti sono le seguenti:

  • Aspiranti: Categoria per pugili, sia maschi che femmine, con età compresa tra i 13 e i 32 anni.

  • Schoolboys: Categoria di transizione riservata ai soli maschi, con età compresa tra i 14 e i 15 anni non compiuti. Possono disputare incontri della durata massima di tre riprese di 1 minuto e 30 secondi cadauna, contro altri Schoolboys o contro Juniores di 16 anni non compiuti.

  • Juniores: Categoria per pugili maschi di età superiore ai 15 anni e inferiore ai 17 anni, e per pugili femmine di età superiore ai 14 anni e inferiore ai 17 anni. Gli Juniores maschi possono gareggiare sulla distanza delle tre riprese di 2 minuti l'una, contro altri Juniores o contro Youth.

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  • Youth: Categoria per pugili di età superiore ai 17 anni e inferiore ai 19 anni.

  • Élite: Categoria per pugili che provengono dalla qualifica Youth o che si tesserano a partire dal diciannovesimo anno di età, purché non abbiano superato i 32 anni.

Quando si ammettono incontri fra pugili dilettanti di diverse categorie, si applicano i regolamenti della categoria inferiore. I dilettanti percepiscono comunque un fondo spese minimo.

Regolamenti e protezioni

I pugili dilettanti combattono indossando una canottiera del colore del proprio angolo (rosso o blu), il paradenti (obbligatoriamente non di colore rosso) e guanti approvati dalla Federazione Pugilistica Italiana. Gli uomini devono indossare inoltre la conchiglia (che protegge le parti intime da urti e colpi dell’avversario) e le donne il corsetto toracico protettivo e la cintura di protezione pelvica. Uomini e donne non possono mai gareggiare l’uno contro l’altra e tutte le protezioni sono obbligatorie, tranne per i pugili élite uomini, che non indossano il caschetto.

Durata degli incontri

La durata degli incontri varia a seconda della categoria di appartenenza dei pugili:

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  • Schoolboys: 3 riprese da 1 minuto e 30 secondi ciascuna.

  • Juniores maschi: 3 riprese da 2 minuti ciascuna.

  • Juniores femmine: 3 riprese da 1 minuto e 30 secondi ciascuna.

  • Youth: Durata variabile a seconda delle normative specifiche.

  • Senior: 3 riprese da 3 minuti ciascuna.

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Tra una ripresa e l’altra c’è sempre un intervallo di un minuto, durante il quale i pugili sono assistiti dai secondi nei loro rispettivi angoli.

Categorie di peso

I pugili, oltre a essere distinti in dilettati e professionisti, sono ulteriormente divisi in categorie di peso, per far sì che gli incontri si svolgano in modo equilibrato e gli atleti combattano con avversari alla loro portata. Questa suddivisione è fondamentale per garantire la sicurezza e l'equità degli incontri, permettendo a pugili di stazza simile di competere tra loro.

Evoluzione delle categorie di peso

Inizialmente, nel pugilato esistevano soltanto tre categorie di peso: leggeri, medi e massimi. La categoria dei pesi leggeri fu creata nel 1855 e fu una delle categorie codificate nelle regole del marchese di Queensberry. Insieme alla categoria dei pesi leggeri e massimi, quella dei pesi medi è una delle prime tre categorie pugilistiche della boxe moderna.

Recentemente, la boxe ha subito un’importante riforma con l’introduzione di nuove categorie di peso, voluta dalla World Boxing per migliorare l’equità e la sicurezza nelle competizioni. Con l’aggiornamento delle divisioni, le categorie per i pugili sono state ridefinite sia per il settore maschile che femminile nelle classi Youth (Under 19) ed Elite. La revisione delle categorie di peso è stata dettata da una serie di esigenze pratiche e scientifiche.

Regole del combattimento

Durante un incontro di pugilato due atleti si affrontano sul ring usando solo i pugni. Ci sono colpi regolari e colpi scorretti (o proibiti) che fanno acquisire o perdere punti agli atleti. Sul ring è presente un arbitro che controlla il regolare svolgimento del combattimento e che può interrompere quest’ultimo ogni qual volta sia infranta qualche regola. Ad affiancare l'arbitro ci sono un minimo di uno e un massimo di tre giudici di gara a bordo del ring.

Se entrambi i pugili arrivano alla fine dell’incontro, a decretare la vittoria sono i punti, che vanno in base ai cartellini che i giudici hanno il compito di compilare alla fine di ogni ripresa. Se invece uno dei due pugili va al tappeto, l’arbitro conta fino a 10 secondi; al termine di questo periodo, se l’atleta non si alza, la vittoria viene decretata per knock-out (K.o.). In caso di parità si parla di un pareggio tecnico.

Colpi regolari e scorretti

I colpi regolari (o puliti) devono essere portati al di sopra della cintura e mai al di sotto. Inoltre, devono essere dati con la parte imbottita del guanto e sul davanti e ai lati del corpo e della testa. Un esempio di colpo regolare è il gancio, un colpo rotatorio che va dall'esterno verso l'interno, usato per cercare di aggirare la guardia dell’avversario e raggiungere zone come il mento o il volto. I due pugili possono liberamente combattere sia a distanza che in un corpo a corpo.

I colpi scorretti sono tutti quelli tirati al di sotto della cintura e con qualsiasi parte del corpo che non sia la parte imbottita del guanto, come per esempio quelli tirati con la testa, il gomito, il dorso o il palmo della mano o il ginocchio.

Fuori combattimento

Un pugile può andare fuori combattimento per diverse ragioni, ma l'importante è che si rialzi subito. In particolare, se va "a terra" dopo aver subito un colpo, l'atleta si deve rialzare entro dieci secondi. Infatti quando un pugile è a terra, l'arbitro o il direttore del combattimento conta da uno a dieci seguendo la cadenza che il cronometrista gli dà con la mano, e se al decimo secondo il pugile non si è rialzato la vittoria viene decretata per K.o. In ogni caso però l'arbitro deve contare almeno fino a otto secondi prima di far riprendere l'incontro, anche se il pugile si è già rialzato. In caso di un fuori combattimento simultaneo da parte di entrambi i pugili (doppio fuori combattimento), l'incontro finisce in parità, a parte nei casi in cui deve essere decretato per forza un vincitore (come nel caso dei campionati).

Giudizio e punteggio

La giuria è quasi sempre composta da tre giudici all'esterno del quadrato che, dopo aver assegnato i punti alla fine di ogni ripresa, decretano il vincitore per maggioranza, alla fine dell'incontro. Il criterio di giudizio si basa su quattro differenti coefficienti, che attribuiscono un massimo di venti punti a ciascun pugile per ogni ripresa. Vengono assegnati fino a 8 punti per l'efficacia di ogni colpo pulito, 4 punti per l'aggressività (ovvero la costanza nell'attaccare), 4 punti per la difesa, intesa come l'abilità nello schivare e bloccare i colpi, e infine 4 punti per l'abilità combattiva, che tiene conto della tattica generale dell'atleta, considerando quanto sia capace di sfruttare le opportunità di attaccare, prevedere e neutralizzare il gioco dell'avversario.

Equipaggiamento

Le protezioni (a eccezione, solo per alcune categorie di pugili, del caschetto) sono tutte obbligatorie. Se un atleta si priva volontariamente di una protezione, riceve un richiamo ufficiale da parte dell’arbitro, dal quale deriva la perdita di punti. Se invece la perdita non è volontaria, il richiamo viene fatto solo nel caso in cui succeda più volte consecutive o a causa di un colpo pulito tirato dall’avversario.

  • Guanti: Proteggono le mani e limitano l'impatto dei colpi; vanno indossati prima di salire sul ring e levati solo dopo la fine dell'incontro, poiché farlo prima è considerato un gesto di resa.

  • Bendaggio: Serve a fasciare le mani prima di mettere i guantoni: più i guantoni indossati sonno leggeri, più il bendaggio dovrà essere lungo. Inoltre è severamente vietato inserire nel bendaggio qualsiasi tipo di oggetto che possa modificarne la consistenza: dunque non si possono nemmeno indossare anelli.

Etica del pugilato

Durante l'incontro i pugili devono dimostrare di avere autocontrollo, disciplina e dignità. All'atleta è infatti severamente vietato parlare durante le riprese o usare parole aggressive nei confronti dell'arbitro, del pubblico, della giuria o dell'avversario.

Transizione al professionismo

Esistono categorie di transizione tra il pugilato dilettantistico e quello professionistico:

  • Pugili Neo-Pro: Si tratta di una categoria di transizione fra il pugilato dilettantistico e quello professionistico. Possono accedervi i pugili uomini élite, o donne élite di prima serie.

  • Pugili Pro: Possono diventare pugili Pro, i pugili Neo-Pro che hanno effettuato almeno cinque incontri, oppure che si siano qualificati per la finale del Campionato Italiano di Lega Neo-Pro.

Storia del pugilato

Il pugilato è presente anche nella mitologia greca, secondo la quale furono Teseo e Ercole le due figure portanti di questa disciplina. I miti greci infatti raccontano che Zeus, padre degli dei, ebbe da Alcmena un figlio, chiamato Eracle, ma conosciuto da tutti come Ercole, il quale dimostrava una particolare predisposizione al combattimento e una grande forza fisica. Il fanciullo infatti fin da neonato diede prova della sua potenza, uccidendo due serpenti che avrebbero dovuto soffocarlo su commissione di Era. Una volta maggiorenne Ercole partì insieme a Teseo, un altro grande combattente, e i due assistettero ad una lotta, in cui Polluce (uno dei Dioscuri, di cui l'altro era Castore) sconfisse Amico, re dei Bebrici e figlio di Poseidone. Questo match venne riportato fase per fase da Teocrito, poeta presente sulla nave. Le prime testimonianze mitiche sul pugliato risalgono quindi a Teseo ed Ercole, insieme a Polluce e Castore, ai quali si aggiungono successivamente Achille, Diomede e Nestore, istruiti da Chirone, il primo maestro riconosciuto di questa disciplina.

Fin dal III millennio a.C. si hanno comunque testimonianze storiche dell’esistenza di sport molto vicini al pugilato, come vasi e affreschi risalenti all'Età del bronzo, in cui vengono ritratti pugili che combattono. Anche Omero nell’Iliade e nell’Odissea descrive con vigore la lotta tra Ulisse e Iro, spinti a battersi per il possesso di un po' di pane, e il combattimento tra Epeo ed Eurialo. Sin dall’antichità il pugilato fu stimato anche per la preparazione che offriva al combattimento, insegnando a evitare colpi e a darli con più precisione, rapidità e decisione. Gli etruschi in particolare coltivarono molto questo sport, tramandando questa passione ai romani. Catone stesso fece apprendere al figlio l’arte del pugilato, mentre Caligola e Cesare Augusto ne furono grandi appassionati. La tecnica utilizzata era la stessa che si adotta ancora oggi, ma con effetti più gravi, poiché i pugili erano soliti usare il cesto (caestus), un antico guanto da combattimento di cuoio indurito guarnito con borchie di piombo, che copriva l’avambraccio e il pugno.

Nella seconda metà del Seicento il pugilato comincia a affermarsi in Inghilterra, dove qvive un periodo di forte sviluppo, subendo anche molte modifiche alle regole, con l’intento di mantenerle in sintonia con valori e costumi del tempo. Nonostante questo però è considerato come vero campione e capostipite del pugilato moderno l’inglese Jack Broughton, il quale nel 1743 fissò il primo regolamento scritto (Broughton’s Rules), attraverso l’esperienza e la pratica diretta. Al tempo però questa disciplina era molto violenta e chi disponeva di denaro era solito fare scommesse durante i combattimenti o pianificare e allestire gli incontri. Quest’ultima col tempo si è poi trasformata in un’attività manageriale, secondo la quale ogni campione aveva un proprio protettore che gli organizzava i match.

Nel luglio del 1783 fu poi introdotto per la prima volta il gong, durante un incontro al Jessico, un café-chantant, dove spesso venivano allestiti combattimenti. Samuel Farr, un ex marinaio che faceva da manager a uno dei due pugili coinvolti nell’incontro, si era portato un pentolone come arma di difesa nel caso in cui il pubblico fosse diventato troppo violento. Il pentolone però oltre a svolgere quest’ultimo compito, fu utilizzato anche come sgabello per il pugile e come tamburo, su cui si batteva per incoraggiare i due sfidanti, e così col passare dei minuti divenne utile anche per segnare il tempo. All’inizio dell'Ottocento gli uomini combattevano ancora con i pugni scoperti, a eccezione dei nobili, che per evitare ferite si colpivano con i guantoni. In questo periodo il pugilato cominciò a riscuotere più successo negli Stati Uniti grazie a un episodio in Virginia, nell’aia del signor Molineaux, il quale aveva molti schiavi di colore, tra cui Thomas Zachery, che nutriva una forte passione per il pugilato che aveva tramandato al figlio Tom. Quest’ultimo riuscì a guadagnarsi la libertà proprio grazie a questa, poiché un giorno il suo padrone indisse un incontro di pugilato con un altro schiavo, promettendogli la libertà in caso di vittoria. Tom Zachery vinse l'incontro e fu effettivamente liberato. In seguito si trasferì in Inghilterra dove divenne un pugile a pagamento.

Nel 1838 e successivamente nel 1853, il regolamento di Broughton subì diverse modifiche, prendendo il nome di London Prize ring rules, fino al 1886 quando il pugilato dei professionisti (prize fighters) fu dichiarato illegale in Inghilterra. Il marchese Queensberry, grande appassionato, fissò allora nuove regole: ogni ripresa doveva durare tre minuti con un intervallo di un minuto fra l’una e l’altra, si dovevano indossare i guantoni protettivi, i pugili non potevano ingiuriare l’avversario e durante il combattimento i secondi dovevano restare fuori dal quadrato.

Il ring

Il ring è una piattaforma di legno di forma quadrata contornata da tre giri di corda tesa tra i quattro pali posti agli angoli del quadrato. Le dimensioni possono variare tra un minimo di 4,35 m × 4,35 m e un massimo di 6 m × 6 m. Il bordo del ring esterno alle corde deve essere almeno di 60 cm e il piano deve essere coperto di materiali morbidi di uno spessore minimo di 2 cm, poi ulteriormente ricoperti di tela o di materiali simili, a patto che rimangano tesi e non si raggrinziscano facilmente.

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