Il pugilato, noto anche come boxe, è uno degli sport da combattimento più antichi e seguiti al mondo. La sua storia affonda le radici nell'antichità, evolvendosi nel corso dei secoli fino a diventare lo sport regolamentato e popolare che conosciamo oggi.
Origini Antiche
Le origini del pugilato risalgono all'antichità, con testimonianze di incontri descritti nell'Iliade e nell'Eneide. I combattenti si proteggevano le mani con lacci di cuoio rinforzati con placche di piombo. Il pugilato fece il suo ingresso nel programma olimpico nel 668 a.C., e la letteratura tramanda i nomi dei vincitori delle olimpiadi su un arco di tempo di oltre un millennio. In quel tempo non esistevano categorie di peso, e per questo motivo la disciplina era riservata a soggetti di taglia notevole.
Anche nella Roma antica il pugilato era presente e il combattimento terminava con la resa di uno dei due contendenti; le ferite gravi (e a volte anche la morte) erano accettate, non essendo dovute a malvagità, ma semplicemente alla superiorità tecnica e atletica.
La Nascita del Pugilato Moderno in Inghilterra
Bisogna giungere al 1719 per vedere nascere a Londra una scuola moderna di pugilato. Nello stesso anno un certo James Figg si autodichiarò campione di boxe avendo vinto 15 combattimenti e non trovando nessun avversario che avesse il coraggio di sfidarlo. Figg, alto 1.84 cm e pesante 84 kg, diede il via a quella che al tempo veniva chiamata "nobile arte della difesa".
James Figg: Il Padre della Boxe
Nel XVIII secolo, il pugilato cominciò a sviluppare le prime tecniche di combattimento, trasformandosi da attività cruenta a sport vero e proprio. James Figg (1665-1740) concepì il pugilato come uno sport dove era più importante difendersi che attaccare e fu il primo a definire il pugilato "noble art". Con la sua opera, Figg diffuse le esibizioni di pugilato e la sua iniziativa rese possibile l'apertura di molti altri anfiteatri in Inghilterra. Il pugilato ebbe un grande successo sia per il numero di praticanti che per il numero di sostenitori, tanto che l'Inghilterra fu il primo paese al mondo in cui nacque la figura del pugile professionista. Raggiungere la vittoria nel titolo di campione di Inghilterra significava raccogliere un enorme prestigio e vincere concrete somme di denaro. Il titolo di campione di boxe inglese dal '700 fino alla prima metà del XIX secolo fece la storia della boxe, e praticamente equivaleva al titolo di campione del mondo.
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Jack Broughton e le Prime Regole
Il successore sul trono di Figg, Jack Broughton, propose nel 1743 un codice di regole che includevano: l'identificazione di un ring delimitato da corde, la presenza di due secondi che potessero assistere il pugilatore, l'identificazione di un arbitro per il giudizio e di un altro arbitro che controllasse il tempo. Inoltre venivano indicati i colpi vietati e ciò: colpi portati con la testa, coi piedi e le ginocchia e i colpi sotto la cintura. Era inoltre prevista la sospensione dell'incontro per 30 secondi quando uno o entrambi i pugilatori erano a terra; trascorsi i 30 secondi si contavano 8 secondi: chi non era in grado di riprendere era sconfitto. Non vi era però limite alla durata dei combattimenti. Era inoltre regola che si facessero scommesse e gli stessi pugilatori scommettevano su se stessi. Famoso il caso di Johnson Jackling che, forte della sua superiorità, nella seconda metà del 1700 si arricchì grandemente puntando sempre su se stesso. Morì però in povertà, dopo aver suscitato entusiasmi enormi e sperperato la sua fortuna. Un altro grande campione fu Jack Broughton, rimasto famoso nella storia per aver formulato le prime regole per la boxe nel libro London Prize Ring Rules pubblicato nel 1743 e per aver inventato i guantoni da combattimento. Introdusse la tecnica del colpire e ritirarsi e del fermarsi e bloccare il colpo avversario.
L'Evoluzione delle Tecniche e delle Regole
Un'altra tappa importante alla fine del secolo è rappresentata da Benjamin Brain: da questo momento in avanti i campioni che si faranno strada nel pugilato si affronteranno con metodi completamente differenti dal passato. Si comincia a parlare di combattimento secondo schemi e metodi scientifici. Non si pone più affidamento sulla forza e la violenza dei colpi, ma l'attenzione si focalizza sull'utilizzo di una strategia per sconfiggere l'avversario. Ecco quindi che fanno la loro comparsa nuove tecniche di combattimento. A questo punto attorno alla boxe cominciano a ruotare notevoli interessi economici, fatti di rilevanti scommesse e ingenti premi in denaro. Per questo motivo si sentì l'esigenza di regole più rigorose.
Nel 1825 si svolse il primo incontro tra un campione britannico, Sayer, e un campione americano, Heenan. Finì dopo 42 riprese con un'invasione di campo da parte della folla, la fuga dell'arbitro e un verdetto di parità che calmò parzialmente gli animi degli spettatori. L'ambiente delle scommesse avvelenava progressivamente il pugilato e i verdetti risentivano della mancanza di regole certe cui gli arbitri potessero rifarsi.
Furono quindi scritte regole, per merito soprattutto del marchese di Queensberry, che aprirono la porta al pugilato moderno.
Le Regole del Marchese di Queensberry e la Transizione al Pugilato Moderno
Furono quindi scritte regole, per merito soprattutto del marchese di Queensberry, che aprirono la porta al pugilato moderno. Venivano introdotte tre categorie di pesi (massimi, medi e leggeri); veniva stabilito il conteggio dei 10 secondi per il KO e l'obbligo per l'atro pugile di allontanarsi senza colpire il pugile caduto, anche se questo aveva solo un ginocchio a terra. Erano obbligatori guanti nuovi. La durata delle riprese era fissata in 3 minuti, con un intervallo di 1 minuto; rimaneva fluttuante il numero delle riprese che veniva lasciato alla contrattazione tra i pugili. Tuttavia, era facoltà dell'arbitro prolungare l'incontro sino a che non fosse manifesta l'inferiorità di uno dei due contendenti. Rimaneva quindi il concetto che il perdente era colui che soccombeva, soluzione quindi molto prossima a quella del KO. Bisogna arrivare ai primi del 1900 per la creazione di altre categorie (medio-leggeri, piuma, gallo, mosca e medio-massimi) e per limitare la durata degli incontri: 20 riprese, 15 per gli incontri validi per titoli europei e mondiali, 12 per titoli nazionali.
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Le Regole di Douglas
Nel 1867 il J.S. introdusse nuove regole:
- Guantoni: obbligatorio l'uso dei guantoni.
- Round: l'incontro è diviso in più riprese di tre minuti l'una, non vi era limite di riprese.
- Knock out: il pugile perdeva se non si riprendeva dai colpi ricevuti entro 10 secondi, il pugile avversario doveva aspettare il comando dell'arbitro per riprendere a colpire.
- Categorie di peso: i pugili sono divisi in categorie di peso. Non possono avvenire incontri tra atleti di categorie differenti. Le categorie erano tre: leggeri, medi e massimi.
Le nuove regole rendevano il pugilato molto meno violento e lo trasformavano in uno sport di abilità, destrezza e velocità. Per il momento non era ancora stato fissato un numero massimo di riprese, si procedeva quindi ad oltranza fino al ko di uno dei due pugili. Le regole di Douglas vennero assorbite con molta lentezza. Ancora alla fine del XIX secolo molti incontri i pugili si affrontavano secondo le vecchie regole del London Prize Ring Rules, nonostante numerose nazioni vietassero l'organizzazione di incontri in cui non era previsto l'uso dei guantoni protettivi.
Diffusione negli Stati Uniti e l'Era Moderna
Dal momento in cui venne scritto il codice della boxe scientifica si fa coincidere la storia della boxe con la categoria dei pesi massimi. La boxe trovò rapida diffusione negli Stati Uniti d'America a tal punto che nel 7 febbraio 1882 l'americano John Lawrence Sullivan vinse il campionato del mondo categoria pesi massimi. Con questa vittoria il centro d'interesse della boxe mondiale si spostò definitivamente dall'Inghilterra all'America. Sull'onda della forte crescita economica statunitense il pugilato si diffuse in tutti gli stati dell'Unione, divenne uno dei principali sport praticati e rappresentava, per le classi più disagiate, un modo per uscire dalla difficile situazione socio-economica.
L'Ultimo Incontro a Mani Nude
8 luglio…Ebbene sì data storica per la boxe ben 135 anni fa l’8 luglio 1889 si svolgeva l’ultimo incontro di campionato di pugilato a mani nude o per gli storici della Noble Art l’ultimo incontro con le London Prize Ring Rules e. Un incontro che fu organizzato in una località tenuta segreta fino all’ultimo, per evitare l’intervento della polizia. Inizialmente la città scelta per disputarlo fu New Orleans, poi i pugili si trasferirono a Richburg in treno seguiti da 3000 persone desiderose di seguire la sfida. L’incontro iniziò alle ore 10.30 e durò 2 ore e 10 minuti, e Sullivan - senza i suoi classici baffoni- rischiò la sconfitta: infatti al 44º round fu preso da un attacco di vomito causato da whisky ghiacciato. Al 75º round Kilrian si arrese: Sullivan, sebbene giunto stremato alla fine dell’incontro, mantenne il titolo di campione. Al di là del risultato va ricordato il fatto che questa fu la prima sfida di pugilato che riscosse vasto interesse da parte della stampa. Poi l’irlandese J. L Sullivan dopo esibizioni e match senza titolo perse il mondiale- il primo combattuto con i guantoni le regole del marchese del Queensbury - con Jim Corbett Il 7 settembre 1892 a New Orleans, per ko alla 21 ripresa.
L'Affermazione delle Categorie di Peso e dei Giudici di Gara
Nei primi anni del '900 si fissarono altre categorie di peso e per limitare la durata degli incontri si stabilì che il numero massimo di riprese doveva essere 15 per gli incontri validi per titoli europei e mondiali, 12 per titoli nazionali. Limitando la durata dell'incontro, si imponeva la necessità di individuare criteri per la vittoria ai punti. Il problema fu risolto con l'istituzione dei giudici di gara.
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Il Pugilato in Italia
Il pugilato diffuso in Italia nei primi anni nel secolo creò la sua federazione organizzatrice la FPI (Federazione Pugilistica Italiana) nel 1916 a San Remo. I padri fondatori furono Goldsmith (Presidente) e Lomazzi (vice Presidente). Nel 1920 ci furono i primi campionati italiani. La sede nazionale diventò Milano per trasferirsi a Roma nel 1929. Nel 1933 comparve alla ribalta mondiale l'Italiano Primo Carnera che rimase campione del mondo solo per un anno, ma raccolse la simpatia di molti. Carnera era un pugile imponente con i suo 115 kg di peso e 2,05 m di altezza, allo stesso tempo velocissimo e con un'ottima tecnica.
L'Era di Muhammad Ali e le Federazioni Mondiali
Tra i tanti campioni vale la pena citare Cassius Clay, già vincitore della medaglia d'oro all'Olimpiade di Roma del 1960, che nel 1964, a ventidue anni, vinse il titolo mondiale. Va ricordato non solo per le sue versatili doti di pugile (mai nessun peso massimo era stato così rapido), ma anche per il suo impegno politico (militante islamico, fu arrestato per aver rifiutato il servizio militare) e per i modi provocatori con cui si rivolgeva agli avversari. Con Cassius Clay, che cambiò il suo nome in Muhammad Alì, dopo la sua conversione alla religione musulmana, la popolarità del pugilato diventa planetaria. L'ente organizzatore americano degli incontri di pugilato la WBC (World Boxing Council) nel 1968 visse una crisi interna dalla quale nacque un'altra federazione internazionale pugilistica: la WBA (World Boxing Association). Tale sovrapposizione di competenze creò confusione nel mondo della boxe, perché ogni associazione organizzava gare per le proprie categorie e di conseguenza nominava i propri campioni. In seguito la situazione venne ulteriormente complicata dalla creazione della IBF (International Boxing Federation) nel 1984, e dalla WBO (World Boxing Organization), nel 1988. Nonostante negli anni passati ciascuna organizzazione adottasse proprie categorie di peso, dal 1987 le categorie professionistiche sono state fissate a 17, dai pesi paglia fino ai pesi massimi. In Europa l'ente organizzatore (EBU) è unico.
Regole e Caratteristiche del Pugilato Moderno
Negli incontri 2 atleti si affrontano sul ring in un combattimento in cui si usano solo i pugni. Il match, a livello professionistico, si disputa su una distanza massima di 12 riprese della durata di 3 min ciascuna. Tra una ripresa e l'altra c'è un intervallo di i min, durante il quale i pugili sono assistiti, nei rispettivi angoli, dai loro secondi. I colpi devono essere sempre portati al di sopra della cintura dell'avversario, mai al di sotto. Sono tassativamente vietati i pugni alla nuca, alle spalle e ai reni; non è consentito colpire con il palmo, il polso, il taglio o ildorso della mano, o con la testa, la spalla, l'avambraccio e il gomito. I pugni non possono essere portati ruotando prima completamente il corpo. L'avversario non può essere spinto, stretto o trattenuto; è vietato abbassare la testa al di sotto della sua cintura e, nel corpo a corpo, portarla sotto il suo mento. Ouando un pugile va al tappeto, l'avversario non può più colpirlo. L'arbitro è sul ring, a controllare lo svolgimento corretto del combattimento, coadiuvato da massimo 3 giudici di gara a bordo ring. Il pugile a terra viene contato dall'arbitro: il conteggio dura da un minimo di 8 sec a un massimo di io, scaduti i quali, se l'atleta non si rialza, l'arbitro decreta la vittoria per KO. Il conteggio non può essere interrotto dal suono del gong che indica la fine della ripresa, a meno che non si tratti dell'ultimo round. Se i pugili arrivano entrambi alla fine dell'incontro, la vittoria e assegnata ai punti, in base ai cartellini compilati dai giudici al termine di ogni ripresa. Un match può concludersi per vittoria tecnica ai punti: quando, dopo l'inizio della 5a ripresa, l'aggravarsi di una ferita procurata da una testata non intenzionale non consente a uno dei pugili di continuare l'incontro, la vittoria viene assegnata al pugile ritenuto in quel momento» in vantaggio. In caso di parità, si parla di pareggio tecnico, che viene assegnata anche se la sospensione per ferita è avvenuta prima della 53 ripresa. Si vince anche per fuori combattimento tecnico, quando l'arbitro ritiene che uno dei pugili non sia in grado di continuare l'incontro; per ferita, nei casi in cui la ferita sia stata procurata da colpi regolari; per squalifica o per abbandono dell'avversario, o per getto della spugna da parte dei secondi dello stesso. La testata intenzionale può comportare la squalifica - se chi l'ha subita non è in grado di continuare - oppure 2 punti di penalità. Un match può concludersi anche senza vincitore, quando i giudici assegnano un verdetto di parità.
Il Pugilato Olimpico
Alle Olimpiadi il pugilato è riservato ai dilettanti, che disputano incontri di 4 riprese della durata di 2 min ciascuna, indossando casco protettivo e maglietta.
L'Attrezzatura
- Pedana di gara: Il ring è una pedana quadrata recintata da 4 corde tese tra pali metallici. La pedana è di legno ed è coperta da un feltro sul quale poggia, a sua volta, un tappeto di tela forte. I lati del quadrato, all'interno delle corde, hanno un misura compresa 5,5- ,1 m tra i 5,5o e i 6,10 m. All'esterno delle corde deve rimanere un bordo di almeno 6o cm.
- Abbigliamento: I guantoni sono di pelle morbida e liscia e hanno un'imbottitura sul dorso. Il peso varia a seconda delle categorie: fino ai welters pesano 227 g (8 once); dai superwelters ai massimi il peso è di 284 g (io once). Sotto i guantoni è consentito un bendaggio sulle mani, che deve lasciare scoperte le nocche. I pugili indossano calzoncini con sotto una cintura protettiva, calzini e scarpe leggere senza punta rinforzata.
Termini Tecnici
- Diretto: Con il termine inglese Jab si intende generalmente il diretto sinistro leggero, volto all’azione di disturbo, mentre il destro è denominato Cross.
- Gancio: Colpo potente che trae la sua forza dalla potenza sulla leva fornita dalla spalla, dalla rotazione dell’anca e dalla posizione ad angolo retto del braccio.
- Montante: Colpo circolare eseguito per allontanare un avversario che si avvicina troppo.
- Assorbimento, Abbassamento, Copertura, Deviazione, Bloccaggio, Parata, Piegamento, Sway Back, Slipping, Bob and Weave: Tecniche difensive.
- Guardia: Normale, con sinistro in basso, alta, seduta.
Stili di Combattimento
- Stilista/Out-fighter: Il pugile stilista rimane all’esterno della guardia dell’avversario, che cerca di tenere a distanza colpendolo con pugni veloci e che arrivano da lontano, distruggendo gradualmente la sua resistenza.
- Boxer-Puncher: E’ un pugile abile nel boxare a distanza ravvicinata unendo la tecnica alla potenza e alla velocità.
- Picchiatore/Slugger: E’ un pugile solitamente carente nella parte tecnica, che compensa questa carenza con la grande forza delle gambe e dei suoi pugni.
- Aggressore/In-Fighter: E’ un pugile che aggredisce continuamente, che boxa dall’interno della guardia dell’avversario, tentando di rimanergli addosso aggredendolo con continue raffiche e intense combinazioni di ganci e montanti.
- Colpitore d’incontro/Counter puncher: E’ un pugile che usa come difesa i movimenti della testa e i blocchi per contrastare l’avversario.
Benefici del Pugilato
I benefici portati dalla pratica del pugilato sono molteplici, e toccano molti aspetti della persona. Innanzitutto, il pugilato aiuta ad ottenere un fisco asciutto e tonico, dal momento che l’allenamento fa bruciare molte calorie e rinforza muscoli e cuore. Inoltre, non vengono rinforzati solo gli arti inferiori, ma anche la parte superiore del corpo ha i suoi benefici derivanti dagli allenamenti. Il pugilato tonifica i muscoli addominali e quelli del dorso, oltre all’allenamento cardiovascolare, che aiuta a bruciare grassi e migliorare la circolazione sanguigna.
Il Pugilato come Sport di Riscatto
Come dimostrato dalla sua storia e dalla sua diffusione, la boxe si è affermata come uno sport di riscatto, soprattutto per coloro che vogliono conquistarsi una vita migliore. Infatti, molti campioni hanno alle spalle una passato difficile, e con la pratica di questo sport hanno cercato il riscatto e imparato molti valori. Il rispetto verso il maestro, l’avversario, l’arbitro e il regolamento, sono valori base per un pugile. Dedizione e puntualità sono aspetti anch’essi importanti per la crescita dell’atleta, che poi può spenderli nella vita quotidiana. Il pugile sottomette l’avversario nel rispetto delle regole.
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