Il pugilato, noto anche come boxe, è uno degli sport da combattimento più antichi e universalmente riconosciuti. La sua storia affonda le radici in un passato lontano, intrecciandosi con miti e tradizioni di diverse civiltà. Questo articolo esplora l'evoluzione del pugilato, dalle sue origini mitologiche e antiche fino alle regole moderne che ne disciplinano la pratica agonistica e non agonistica.
Origini Mitologiche e Antiche
Il pugilato è presente anche nella mitologia greca, con figure come Teseo ed Ercole considerate figure chiave di questa disciplina. I miti greci narrano che Zeus, padre degli dei, ebbe da Alcmena un figlio, Eracle (Ercole), che dimostrò una grande predisposizione al combattimento e una notevole forza fisica fin dalla nascita. Una volta adulto, Ercole, insieme a Teseo, assistette a una lotta in cui Polluce (uno dei Dioscuri) sconfisse Amico, re dei Bebrici.
Le prime testimonianze mitiche sul pugilato risalgono quindi a Teseo ed Ercole, insieme a Polluce e Castore, ai quali si aggiungono successivamente Achille, Diomede e Nestore, istruiti da Chirone, il primo maestro riconosciuto di questa disciplina.
Testimonianze storiche dell’esistenza di sport molto vicini al pugilato risalgono al III millennio a.C., come vasi e affreschi dell'Età del bronzo che ritraggono pugili in combattimento. Anche Omero nell’Iliade e nell’Odissea descrive con vigore la lotta tra Ulisse e Iro e il combattimento tra Epeo ed Eurialo. Sin dall’antichità, il pugilato fu apprezzato per la preparazione che offriva al combattimento, insegnando a evitare i colpi e a darli con precisione, rapidità e decisione.
Gli Etruschi coltivarono molto questo sport, tramandando questa passione ai Romani. Catone stesso fece apprendere al figlio l’arte del pugilato, mentre Caligola e Cesare Augusto ne furono grandi appassionati. La tecnica utilizzata era simile a quella odierna, ma con effetti più gravi, poiché i pugili usavano il cesto (caestus), un antico guanto da combattimento di cuoio indurito guarnito con borchie di piombo, che copriva l’avambraccio e il pugno.
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Le prime testimonianze del pugilato risalgono a un bassorilievo sumero trovato in Iraq, risalente al terzo millennio a.C., oltre a bassorilievi assiro-babilonesi e ittiti del secondo millennio. A Tebe, in Egitto, una scultura del 1350 a.C. raffigura due pugili e spettatori. Queste testimonianze mostrano combattimenti a mani nude o con i polsi fasciati da bende. L’introduzione dei guantoni risale al 1650 a.C.
Nell’antica Grecia, il pugilato era molto sviluppato e popolare, introdotto nella 23esima Olimpiade del 688 a.C. I pugili usavano fasce di cuoio attorno alle nocche. L’incontro durava fino alla resa o all’incapacità di continuare. Durante l’epoca romana, il pugilato era estremamente popolare, con pugili che usavano fasce di cuoio sulle nocche e, successivamente, materiali più duri come il cestus, con pezzi di metallo tra le stringhe di cuoio. I combattimenti avvenivano negli anfiteatri.
L'Evoluzione del Pugilato Moderno
Nella seconda metà del Seicento, il pugilato cominciò ad affermarsi in Inghilterra, subendo modifiche alle regole per adeguarle ai valori e ai costumi del tempo. Jack Broughton fissò nel 1743 il primo regolamento scritto (Broughton’s Rules), basato sulla sua esperienza diretta. Al tempo, la disciplina era molto violenta e le scommesse erano comuni. Nel luglio del 1783 fu introdotto per la prima volta il gong durante un incontro al Jessico, un café-chantant.
All’inizio dell'Ottocento, gli uomini combattevano ancora con i pugni scoperti, a eccezione dei nobili, che usavano i guantoni per evitare ferite. In questo periodo, il pugilato riscosse più successo negli Stati Uniti, grazie a un episodio in Virginia, dove uno schiavo di nome Tom Zachery ottenne la libertà vincendo un incontro di pugilato. In seguito, si trasferì in Inghilterra, diventando un pugile a pagamento.
Nel 1838 e nel 1853, il regolamento di Broughton subì diverse modifiche, prendendo il nome di London Prize ring rules, fino al 1886, quando il pugilato dei professionisti (prize fighters) fu dichiarato illegale in Inghilterra. Il marchese Queensberry, fissò allora nuove regole: ogni ripresa doveva durare tre minuti con un intervallo di un minuto fra l’una e l’altra, si dovevano indossare i guantoni protettivi, i pugili non potevano ingiuriare l’avversario e durante il combattimento i secondi dovevano restare fuori dal quadrato.
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Nel XVI secolo, in Inghilterra si abbandonò l’abitudine di portare con sé una spada e tornò vivo l’interesse per un’arte di combattimento con le sole mani. Risorse un tipo di combattimento a mani nude chiamato prizefighting. Oltre ai pugni, si usavano anche pugnali e bastoni. Il 6 gennaio 1681 si tenne il primo incontro organizzato di pugilato in Gran Bretagna, organizzato dal duca di Albemarle Christopher Monck. Questa forma di pugilato non prevedeva regole né divisione per classi di peso.
Il primo regolamento fu stilato nel 1743 da Jack Broughton. Queste regole introdussero importanti novità, ancora oggi presenti nel regolamento ufficiale. Se un contendente fosse caduto a terra e non fosse riuscito a riprendere il combattimento entro 30 secondi, l’incontro si sarebbe concluso con la vittoria dell’avversario. Inoltre, venne proibito di colpire l’avversario a terra e afferrarlo sotto la vita. Broughton spinse poi i pugili a utilizzare i muffers, una sorta di guanti o di bendaggi a protezione delle mani, utili per attutire i colpi sul corpo dell’avversario durante gli allenamenti e nei combattimenti amichevoli.
Le regole, oltre a introdurre l’uso obbligatorio dei guantoni, stabilivano che i combattimenti dovevano essere dei “regolari incontri di pugilato” in cui i pugili dovevano stare in piedi, realizzati all’interno di un quadrato di 24 piedi quadrati. Il combattimento veniva diviso in round di tre minuti ognuno, inframezzati da un minuto di riposo. Ogni combattente avrebbe avuto a sua disposizione 10 secondi dopo essere stato atterrato per poter riprendere l’incontro, venendo vietato qualsiasi colpo che non fosse un pugno diretto.
Attorno al pugilato iniziavano a girare interessi economici enormi, in particolare attorno alla categoria dei pesi massimi. Ai pugili venivano dati grandi premi in denaro e il pubblico amava scommettere sugli incontri. Sull’onda della crescita economica del paese, il pugilato si diffuse in tutti gli Stati Uniti, divenendo uno degli sport più praticati e rappresentativi delle classi disagiate, che vedevano in questo sport un modo per uscire dalla loro situazione. Nei primi del ‘900, si definirono nuove categorie di peso.
Le Regole del Pugilato
Il pugilato è uno sport che può essere praticato a livello agonistico come dilettanti o come professionisti, ma anche a livello non agonistico, che non prevede quindi un effettivo combattimento. I pugili non agonisti non sono sottoposti agli stessi rigidi e frequenti controlli medici a cui invece sono sottoposti gli agonisti. I pugili dilettanti partecipano a gare pubbliche per puro spirito agonistico e non per lucro e sono divisi per peso, età e punteggio accumulato. Quando due pugili di diversa categoria si affrontano, le regole applicate durante l’incontro sono quelle della categoria inferiore.
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Durante un incontro di pugilato due atleti si affrontano sul ring usando solo i pugni. Il numero di riprese (o round) varia a seconda della categoria a cui appartengono i pugili, ma tra una ripresa e l’altra c’è sempre un intervallo di un minuto, durante il quale i pugili sono assistiti dai secondi nei loro rispettivi angoli. Ci sono colpi regolari e colpi scorretti (o proibiti) che fanno acquisire o perdere punti agli atleti. Sul ring è presente un arbitro che controlla il regolare svolgimento del combattimento e che può interrompere quest’ultimo ogni qual volta sia infranta qualche regola. Ad affiancare l'arbitro ci sono un minimo di uno e un massimo di tre giudici di gara a bordo del ring.
Se entrambi i pugili arrivano alla fine dell’incontro, a decretare la vittoria sono i punti, che vanno in base ai cartellini che i giudici hanno il compito di compilare alla fine di ogni ripresa. Se invece uno dei due pugili va al tappeto, l’arbitro conta fino a 10 secondi; al termine di questo periodo, se l’atleta non si alza, la vittoria viene decretata per knock-out (K.o.). In caso di parità si parla di un pareggio tecnico.
Il ring è una piattaforma di legno di forma quadrata contornata da tre giri di corda tesa tra i quattro pali posti agli angoli del quadrato. Le dimensioni possono variare tra un minimo di 4,35 m × 4,35 m e un massimo di 6 m × 6 m. Il bordo del ring esterno alle corde deve essere almeno di 60 cm e il piano deve essere coperto di materiali morbidi di uno spessore minimo di 2 cm, poi ulteriormente ricoperti di tela o di materiali simili, a patto che rimangano tesi e non si raggrinziscano facilmente.
I colpi regolari (o puliti) devono essere portati al di sopra della cintura e mai al di sotto. Inoltre, devono essere dati con la parte imbottita del guanto e sul davanti e ai lati del corpo e della testa. I due pugili possono liberamente combattere sia a distanza che in un corpo a corpo. I colpi scorretti sono tutti quelli tirati al di sotto della cintura e con qualsiasi parte del corpo che non sia la parte imbottita del guanto, come per esempio quelli tirati con la testa, il gomito, il dorso o il palmo della mano o il ginocchio.
Un pugile può andare fuori combattimento per diverse ragioni, ma l'importante è che si rialzi subito. In particolare, se va "a terra" dopo aver subito un colpo, l'atleta si deve rialzare entro dieci secondi. Infatti quando un pugile è a terra, l'arbitro o il direttore del combattimento conta da uno a dieci seguendo la cadenza che il cronometrista gli dà con la mano, e se al decimo secondo il pugile non si è rialzato la vittoria viene decretata per K.o. In ogni caso però l'arbitro deve contare almeno fino a otto secondi prima di far riprendere l'incontro, anche se il pugile si è già rialzato.
In caso di un fuori combattimento simultaneo da parte di entrambi i pugili (doppio fuori combattimento), l'incontro finisce in parità, a parte nei casi in cui deve essere decretato per forza un vincitore (come nel caso dei campionati). La giuria è quasi sempre composta da tre giudici all'esterno del quadrato che, dopo aver assegnato i punti alla fine di ogni ripresa, decretano il vincitore per maggioranza, alla fine dell'incontro.
Il criterio di giudizio si basa su quattro differenti coefficienti, che attribuiscono un massimo di venti punti a ciascun pugile per ogni ripresa. Vengono assegnati fino a 8 punti per l'efficacia di ogni colpo pulito, 4 punti per l'aggressività (ovvero la costanza nell'attaccare), 4 punti per la difesa, intesa come l'abilità nello schivare e bloccare i colpi, e infine 4 punti per l'abilità combattiva, che tiene conto della tattica generale dell'atleta, considerando quanto sia capace di sfruttare le opportunità di attaccare, prevedere e neutralizzare il gioco dell'avversario.
Equipaggiamento e Protezioni
Le protezioni (a eccezione, solo per alcune categorie di pugili, del caschetto) sono tutte obbligatorie. Se un atleta si priva volontariamente di una protezione, riceve un richiamo ufficiale da parte dell’arbitro, dal quale deriva la perdita di punti. Se invece la perdita non è volontaria, il richiamo viene fatto solo nel caso in cui succeda più volte consecutive o a causa di un colpo pulito tirato dall’avversario.
- Guanti: proteggono le mani e limitano l'impatto dei colpi; vanno indossati prima di salire sul ring e levati solo dopo la fine dell'incontro, poiché farlo prima è considerato un gesto di resa.
- Bendaggio: serve a fasciare le mani prima di mettere i guantoni: più i guantoni indossati sonno leggeri, più il bendaggio dovrà essere lungo. Inoltre è severamente vietato inserire nel bendaggio qualsiasi tipo di oggetto che possa modificarne la consistenza: dunque non si possono nemmeno indossare anelli.
Durante l'incontro i pugili devono dimostrare di avere autocontrollo, disciplina e dignità. All'atleta è infatti severamente vietato parlare durante le riprese o usare parole aggressive nei confronti dell'arbitro, del pubblico, della giuria o dell'avversario.
I pugili dilettanti combattono indossando una canottiera del colore del proprio angolo (quindi rossa o blu), il paradenti (obbligatoriamente non di colore rosso) e guanti approvati dalla Federazione Pugilistica Italiana. Gli uomini devono indossare inoltre la conchiglia (che protegge le parti intime da urti e colpi dell’avversario) e le donne il corsetto toracico protettivo e la cintura di protezione pelvica. Uomini e donne non possono mai gareggiare l’uno contro l’altra e tutte le protezioni sono obbligatorie, tranne per i pugili élite uomini, che non indossano il caschetto.
Categorie di Pugili
I pugili, oltre a essere distinti in dilettati e professionisti, sono ulteriormente divisi in otto categorie di peso fondamentali, per far sì che gli incontri si svolgano in modo equilibrato e gli atleti combattano con avversari alla loro portata.
- Pugili schoolboys: Sono pugili uomini che hanno 13 anni e che verranno trasferiti alla categoria successiva (Juniores) non appena ne avranno compiuti 14. Gli schoolboys gareggiano solo fra di loro e disputano incontri della durata massima di 3 riprese di 1’ 30’’ ciascuna.
- Pugili juniores: Sono pugili uomini e pugili donne che hanno fino a 17 anni; i primi gareggiano con incontri che hanno tre riprese di due minuti l’una, mentre le seconde con incontri che hanno tre riprese di 1’ 30’’.
- Pugili youth: Sono pugili, sia uomini che donne, che hanno dai 17 ai 19 anni e che al compimento del diciannovesimo anno di età passano automaticamente alla categoria élite, in serie diverse a seconda del punteggio.
- Pugili senior: Sono pugili uomini che hanno dai 19 ai 40 anni e gareggiano con tre riprese di tre minuti l'una.
- Pugili neo-pro: Si tratta di una categoria di transizione fra il pugilato dilettantistico e quello professionistico. Possono accedervi i pugili uomini élite, o donne élite di prima serie.
- Pugili pro: Possono diventare pugili Pro, i pugili Neo-Pro che hanno effettuato almeno cinque incontri, oppure che si siano qualificati per la finale del Campionato Italiano di Lega Neo-Pro.
Tecniche di Base
- Gancio: è un colpo rotatorio, che va dall'esterno verso l'interno, usato per cercare di aggirare la guardia dell’avversario e raggiungere zone come il mento o il volto.
- Diretto: Con il termine inglese Jab si intende generalmente il diretto sinistro leggero, volto all’azione di disturbo, mentre il destro è denominato Cross.
- Montante: Colpo circolare eseguito per allontanare un avversario che si avvicina troppo.
Stili di Combattimento
- Stilista/Out-fighter: Il pugile stilista rimane all’esterno della guardia dell’avversario, che cerca di tenere a distanza colpendolo con pugni veloci e che arrivano da lontano, distruggendo gradualmente la sua resistenza.
- Boxer-Puncher: E’ un pugile abile nel boxare a distanza ravvicinata unendo la tecnica alla potenza e alla velocità.
- Picchiatore/Slugger: E’ un pugile solitamente carente nella parte tecnica, che compensa questa carenza con la grande forza delle gambe e dei suoi pugni.
- Aggressore/In-Fighter: E’ un pugile che aggredisce continuamente, che boxa dall’interno della guardia dell’avversario, tentando di rimanergli addosso aggredendolo con continue raffiche e intense combinazioni di ganci e montanti.
- Colpitore d’incontro/Counter puncher: E’ un pugile che usa come difesa i movimenti della testa e i blocchi per contrastare l’avversario.
Federazioni e Organizzazioni
Nel 1916 a San Remo venne creata la Federazione Pugilistica Italiana (FPI) con Goldsmith (Presidente) e Lomazzi (vice Presidente). Nel 1920 ci furono i primi campionati italiani. La sede nazionale diventò Milano per trasferirsi a Roma nel 1929.
L'ente organizzatore americano degli incontri di pugilato la WBC (World Boxing Council) nel 1968 visse una crisi interna dalla quale nacque un'altra federazione internazionale pugilistica: la WBA (World Boxing Association). Tale sovrapposizione di competenze creò confusione nel mondo della boxe, perché ogni associazione organizzava gare per le proprie categorie e di conseguenza nominava i propri campioni. In seguito la situazione venne ulteriormente complicata dalla creazione della IBF (International Boxing Federation) nel 1984, e dalla WBO (World Boxing Organization), nel 1988. Nonostante negli anni passati ciascuna organizzazione adottasse proprie categorie di peso, dal 1987 le categorie professionistiche sono state fissate a 17, dai pesi paglia fino ai pesi massimi. In Europa l'ente organizzatore (EBU) è unico.
Benefici del Pugilato
I benefici portati dalla pratica del pugilato sono molteplici, e toccano molti aspetti della persona. Innanzitutto, il pugilato aiuta ad ottenere un fisco asciutto e tonico, dal momento che l’allenamento fa bruciare molte calorie e rinforza muscoli e cuore. Inoltre, non vengono rinforzati solo gli arti inferiori, ma anche la parte superiore del corpo ha i suoi benefici derivanti dagli allenamenti. Il pugilato tonifica i muscoli addominali e quelli del dorso, oltre all’allenamento cardiovascolare, che aiuta a bruciare grassi e migliorare la circolazione sanguigna.
Oltre a ciò, il pugilato richiede anche sforzi aerobici e anaerobici. Il pugilato richiede inoltre un’alta soglia di sopportazione del dolore e della fatica.
Rischi e Considerazioni sulla Sicurezza
Il pugilato è uno sport di contatto, nel quale si possono riportare traumi, ferite e lesioni. Questi possono derivare dagli allenamenti, ma arrivano soprattutto dagli incontri, che possono portare, nonostante le protezioni, a molti infortuni. Questi possono manifestarsi come una concussione cerebrale, derivata dai colpi alla testa; come una frattura della mandibola; o sotto forma di lesioni oculari, al naso, o alla cuffia dei rotatori.
Pugilato e Cultura Popolare
Il pugilato è stato certamente lo sport più rappresentato al cinema, non soltanto per la qualità delle sue storie, ma anche perché il combattimento nello spazio circoscritto del ring si presta bene alle riprese: sono sicuramente più di 500 le pellicole cinematografiche che gli sono state dedicate. Nel 1956 il regista Robert Wise girò Somebody up there likes me (Lassù qualcuno mi ama), ritenuto forse il film più verosimile sulla boxe e ricordato per la splendida interpretazione di Paul Newman. Si tratta della storia di un vero campione, Rocky Graziano (pugile italo-americano il cui vero nome era Rocco Barbella), nella quale si intrecciano con il pugilato i temi pesanti della mafia e della corruzione. La forza di volontà del campione prevarrà su pregiudizi e ingiustizie. Il film The harder they fall (Il colosso d’argilla), dello stesso anno, ispirato alla carriera del pugile Primo Carnera, ha diverse particolarità: vi recitarono, nelle parti sportive, due ex pugili, Max Baer e J.J. Nel film I mostri di Dino Risi c’è un malinconico episodio nel quale un ex-pugile mal ridotto (Vittorio Gassman) viene convinto dal suo ex-manager (Ugo Tognazzi), anche lui in difficoltà economiche, a tornare sul ring per guadagnare qualche soldo, con esiti disastrosi. Altri celeberrimi film dedicati al pugilato sono basati su personaggi vincenti. È la storia di un figlio di immigrati italiani che si riscatta e diventa vincitore, realmente o moralmente, delle avventure non soltanto pugilistiche in cui viene a trovarsi. Il mito di uno sport interamente maschile è stato infranto nel 2004 da Million dollar baby, di Clint Eastwood.
Campioni Iconici
I pugili da citare per fama e importanza sarebbero decine. La storia di Cassius Clay (Muhammad Ali, dopo la conversione all’Islam) è di grandissimo spessore in ambito non solo pugilistico e non solo sportivo. Protagonista tra gli anni Sessanta e Ottanta nel pugilato e nella lotta al razzismo, personaggio istrionico sul ring e fuori, conquistò per tre volte il titolo mondiale dei massimi, grazie a un carattere estremamente deciso e a una boxe ‘danzata’ davvero insolita nella sua categoria di peso. Infine è opportuno ricordare Primo Carnera, pugile friulano degli anni Trenta, primo italiano a conquistare il titolo di campione del mondo (pesi massimi); l’impresa fu compiuta il 29 marzo 1933 contro Jack Sharkey, mandato k.o. alla sesta ripresa.
Tra i tanti campioni vale la pena citare Cassius Clay, già vincitore della medaglia d'oro all'Olimpiade di Roma del 1960, che nel 1964, a ventidue anni, vinse il titolo mondiale. Va ricordato non solo per le sue versatili doti di pugile (mai nessun peso massimo era stato così rapido), ma anche per il suo impegno politico (militante islamico, fu arrestato per aver rifiutato il servizio militare) e per i modi provocatori con cui si rivolgeva agli avversari. Con Cassius Clay, che cambiò il suo nome in Muhammad Alì, dopo la sua conversione alla religione musulmana, la popolarità del pugilato diventa planetaria.
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