Il pugilato, uno sport antico e nobile, è spesso associato a onore, disciplina e abilità tecnica. Tuttavia, la storia del pugilato è costellata anche di episodi controversi, dove la lealtà sportiva e il rispetto delle regole sono venuti meno. Questo articolo esplora il pugilato con maschera nella storia, le regole che governano questo sport e le implicazioni della loro violazione, esaminando anche l'evoluzione delle protezioni nel pugilato dilettantistico e professionistico.
Un Incontro Controversio: Collins Jr. vs. Resto
Per comprendere appieno l'importanza delle regole nel pugilato, è utile esaminare un caso emblematico di violazione delle stesse: l'incontro tra Billy Collins Jr. e Luis Resto. Questo match, disputato al Madison Square Garden di New York, è un esempio lampante di come la mancanza di rispetto per le regole possa trasformare un incontro sportivo in una tragedia.
All'angolo blu, con pantaloncini verdi smeraldo, c'era il ventunenne Billy Collins Jr., figlio d'arte, assistito dal padre, anch'egli pugile. All'angolo opposto, con pantaloncini rosso fiammanti, il ventottenne Luis Resto, un portoricano con un passato problematico.
Fin dal primo round, l'incontro si è rivelato intenso e aggressivo. Collins, più tecnico e avvantaggiato dalla statura, cercava di mantenere le distanze con il jab, mentre Resto, più aggressivo, tentava di accorciare le distanze per ingaggiare il corpo a corpo. Nei round successivi, Collins ha continuato a boxare tecnicamente, ma il suo volto ha iniziato a mostrare i segni dei colpi di Resto.
Nel corso dell'incontro, Collins ha subito danni sempre maggiori, con un'arcata sopraccigliare sinistra preoccupante e un occhio destro evidentemente gonfio. Nonostante il volto devastato, Collins ha dimostrato un incredibile carattere combattivo. Alla fine dell'incontro, Resto si è avvicinato a Collins per salutarlo, ma il padre di Collins ha notato qualcosa di strano nei guantoni di Resto.
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La Scoperta e le Conseguenze
Il padre di Collins, insospettito, ha trattenuto Resto e ha esaminato i suoi guantoni, scoprendo che l'imbottitura era stata rimossa. Pochi minuti dopo, la commissione ha confermato che dall'interno dei guantoni di Resto era stata rimossa la metà dell'imbottitura. Resto ha ammesso di aver utilizzato questo stratagemma in almeno altri due incontri.
La Commissione Atletica dello Stato di New York ha squalificato a vita sia Resto che il suo allenatore, Carlos Lewis, e il risultato dell'incontro è stato cambiato in no-contest. Tragicamente, a distanza di nove mesi da quell'incontro, Billy Collins è morto in un incidente stradale.
Questo episodio ha evidenziato l'importanza delle regole nel pugilato e le gravi conseguenze che possono derivare dalla loro violazione. Le regole sono progettate per proteggere i pugili e garantire un combattimento equo. La rimozione dell'imbottitura dai guantoni ha trasformato i pugni di Resto in armi letali, causando danni permanenti a Collins e contribuendo alla sua prematura scomparsa.
L'Evoluzione delle Protezioni nel Pugilato
La storia del pugilato è anche una storia di evoluzione delle protezioni. Inizialmente, i pugili combattevano a mani nude, senza alcuna protezione. Con il passare del tempo, sono stati introdotti i guantoni per proteggere le mani dei pugili e ridurre il rischio di tagli e fratture.
Nel pugilato dilettantistico, è stato introdotto il caschetto protettivo per ridurre il rischio di commozioni cerebrali. Tuttavia, studi recenti hanno messo in discussione l'efficacia del caschetto, suggerendo che in alcuni casi possa addirittura aumentare il rischio di traumi.
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Dopo quasi trent’anni di boxe olimpica con il caschetto protettivo, anche sui due ring di Villepinte e Roland Garros gli atleti delle Olimpiadi 2024 a caccia delle medaglie nelle categorie di peso maschili saranno a capo scoperto. Il casco continuerà ad essere usato dalle atlete: una discordanza che conferma l’indirizzo preso nelle ultime due edizioni dei Giochi.
Comparso a Los Angeles nel 1984, otto anni fa tra gli uomini il dispositivo di protezione per il capo è andato in disuso dopo otto Olimpiadi di onorato servizio. Il motivo è semmai legato agli studi fatti circa dieci anni fa, ai tempi della decisione presa per Rio, quando emerse come l’headgear, il copricapo che copriva i dilettanti, sembrava esaurire la propria utilità con l’aumentare della forza dei colpi. Fino a diventare in alcuni casi inutile, anzi a rappresentare un paradosso: procurare più traumi di quanti ne previene.
“Non ci sono prove che l'equipaggiamento protettivo dimostri una riduzione dell'incidenza delle commozioni cerebrali”, sosteneva più di dieci anni fa Charles Butler, presidente della commissione medica dell'AIBA. “Nel 1982, quando l’American Medical Association decise di vietare la boxe, tutti furono presi dal panico e fecero indossare i copricapi ai pugili. Ma nessuno ha mai studiato bene cosa il copricapo facesse”.
La protezione che non protegge (e diventa un problema). Come ci si è accorti che il casco, a fronte dell’energia di determinati colpi assestati, non proteggeva quanto ci si aspettava? La spiegazione è anche legata proprio al tipo di colpo, spesso alla ricerca della torsione del capo dell’avversario, e alla relazione con le commozioni cerebrali. E dato che il cervello è sospeso in fuido, quando la testa si gira lo fa anche il cervello, con allungamento e compressione dei tessuti, che sono all’origine della commozione cerebrale. In questo caso dal casco nessuna possibilità di aiuto: anzi, spiegava lo studio commissionato dall’AIBA, paradossalmente il dispositivo di protezione si rivelava un problema per diversi motivi: per esempio limitando la vista dell’atleta, maggiormente impedito a schivare i colpi in arrivo. O altrettanto banalmente, aumentando di fatto il volume del bersaglio da colpire.
Anche in questo caso l’uso del caschetto di protezione rappresenterebbe al contempo un’insidia, permettendo ragionevolmente al pugile di incassare più colpi, e più a lungo, di quanto sarebbe naturalmente in grado di fare. E con segni nel tempo difficili da prevedere.
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Per la terza Olimpiade di fila a differenza dei colleghi le donne saranno sul ring a testa coperta. In mancanza di dati certi, e con la potenza dei colpi più soggetta a variazioni così come lo sviluppo muscolare, la logica ha consigliato di tenere sui ring femminili il caschetto al suo posto.
Altre Arti Marziali e l'Importanza delle Regole
Oltre al pugilato, esistono numerose altre arti marziali, ognuna con le proprie regole e tradizioni. Ad esempio, la Muay Thai, spesso chiamata "Lo sport dei re", ha una lunga storia in Thailandia ed è nota per la sua efficacia e la sua importanza culturale. Re Sri Saan Petch soprannominato “il re Tigre” amava partecipare e competere nei tornei con una maschera da tigre sul volto in modo da non essere riconoscibile e poter combattere ad armi pari con gli avversari che se avessero scoperto la sua vera identità, si sarebbero rifiutati di combattere visto il grande rispetto che provavano verso il loro amato e grande re.
Altre discipline, come l'aikido, si concentrano sulla difesa personale e sull'armonia con l'universo, evitando tecniche di pugno o di calcio e privilegiando leve e proiezioni. La capoeira, nata in Brasile durante il periodo della schiavitù, è una danza rituale e un'arte marziale che combina movimenti acrobatici con tecniche di combattimento. L'hapkido, un'arte marziale coreana, è caratterizzata da un vasto insieme di tecniche, tra cui leve articolari, tecniche di calcio e percussioni sui punti vitali.
In tutte queste discipline, le regole svolgono un ruolo fondamentale nel garantire la sicurezza dei praticanti e nel preservare l'integrità dello sport.
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