Il Mondo delle Arti Marziali: Storia, Discipline e Campionati

La denominazione "arti marziali" racchiude un ampio numero di discipline di combattimento e autodifesa, prevalentemente di origine orientale. Si ritiene, infatti, che le arti marziali, intese come sistema di studio delle tecniche belliche e allenamento del corpo, siano nate tra l'India e la Cina e si siano di qui diffuse in altre regioni dell'Asia. Notizie documentate sulle discipline marziali in Cina trapelano dalle descrizioni delle prime guerre tribali, al tempo del leggendario Imperatore Giallo (2697-2597 a.C.). Nel periodo della dinastia Zhou (11° secolo-221 a.C.), le tecniche a mani nude e il tiro con l'arco furono catalogati tra le discipline da guerra, accanto all'utilizzo dei carri trainati da cavalli.

Guardando con attenzione alle testimonianze risalenti ai primi periodi della storia cinese documentata, si nota già un'importante distinzione tra le arti marziali e la lotta comune. Tale distinzione non riguarda il campo di applicazione o le tecniche usate, quanto piuttosto lo scopo a cui esse sono rivolte; le arti marziali, infatti, erano considerate come facenti parte di un sistema globale di educazione non solo militare, avente per scopo finale la trasformazione radicale dell'allievo. Per questa ragione, in tutte le diverse culture in cui si sono poi sviluppate, le arti marziali sono state sempre considerate uno strumento di crescita morale e spirituale, con una concezione non dissimile dall'ideale di atleta nella Grecia antica o dai codici cavallereschi del nostro Medioevo.

Aikido: L'Armonia dell'Energia

Due sono i concetti che regolano l'aikido: l'unione dell'energia individuale con l'energia dell'universo e il senso dell'equilibrio. Per unione delle due energie (ki), individuale e cosmica, si deve intendere uno stile di vita in totale sintonia con sé stessi, con gli uomini e la natura, ovvero secondo i principi supremi del buddhismo e del taoismo. Secondo il suo fondatore Morihei Ueshiba (1883-1969), la vera forza del budo (nella tradizione millenaria delle arti marziali la 'via del combattimento') è l'amore spirituale. Quindi, lo scopo ultimo non è vincere l'avversario, ma arrivare a una completa realizzazione individuale (satori), sentirsi in armonia con l'Universo e promuovere questa consapevolezza negli altri.

Sulla base di questi principi Ueshiba, dopo una lunga formazione in altre arti marziali come il ju jitsu della scuola Kito, il kenjutsu (arte della spada), il daitoryu aikijujutsu e il kendo, e dopo aver cercato conforto e sostegno spirituale nell'Omoto-kyo ‒ una setta religiosa shinto che considera Dio "come lo spirito che pervade tutto l'universo e l'uomo il suo ministro che governa il cielo e la terra" ‒ ha codificato, verosimilmente nel 1925, un'arte marziale basata esclusivamente sulla difesa, dove si controlla la forza dell'avversario attraverso i movimenti e i principi dell'energia individuale e cosmica. Così è nato l'aikido (ai "unione"; ki "energia"; do "via", quindi "la via per conseguire l'unione dell'energia"), oggi guidato a livello mondiale dal figlio di Ueshiba, Moriteru, erede del ruolo per linea dinastica.

Tra i maestri più importanti a livello internazionale sono da ricordare il defunto Morihiro Saito, che apprese l'aikido proprio a Iwama, nel villaggio in cui Ueshiba si era ritirato, e fu caposcuola dello stile dell'Iwama ryu, ovvero la versione più tradizionale e fedele a quella codificata dal fondatore. Gli altri stili più diffusi sono lo yoshinkan aikido del maestro Gozo Shioda, il shinshin toitsu aikido di Koichi Tohei, il tomiki aikido di Kenji Tomiki e lo yoseikan aikido di Minoru Mochizuki. In Italia, il massimo esponente dell'Iwama ryu è Paolo Nicola Corallini, presidente e direttore tecnico dell'Iwama ryu Italy, e dal 1994 consulente tecnico nazionale per l'aikido della FIJLKAM (Federazione italiana judo, lotta, karate, arti marziali), aderente al CONI.

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Contrariamente alle altre arti marziali, nell'aikido non si applicano tecniche di pugno o di calcio, ma solo leve e proiezioni che, sfruttando la forza dell'avversario, mirano a neutralizzarlo. L'annientamento delle intenzioni bellicose dell'aggressore avviene attraverso movimenti circolari, repentini cambi di direzione e dolorosissime pressioni sui punti vitali (atemi) poiché, per eseguire correttamente le tecniche di aikido, a un attacco portato con forza non si deve rispondere con altrettanta potenza fisica, ma occorre applicare il potere dell'energia interna concentrata nel centro vitale: l'hara (che fisicamente coincide con il tanden, punto situato tre dita sotto l'ombelico). La difficoltà maggiore di quest'arte risiede non nell'eseguire le tecniche con la pur necessaria coordinazione tra braccia e gambe, ma nel muovere gli arti sbilanciando l'avversario con la propria energia interna.

Le tecniche sono composte da immobilizzazioni (katame-waza) e proiezioni (nage-waza), da prese ai polsi, alle braccia, alle spalle o in qualsiasi altra parte del corpo e vengono eseguite tramite diverse azioni variamente finalizzate (irimi e tenkan, ossia, genericamente, entrata e uscita), che si avvalgono di tipi di spostamento differenti (per es. tai-no shintai, camminare normalmente, taisabaki, movimento circolare e rotatorio). Gli stessi principi e azioni vengono poi applicati anche ad attacchi portati con armi, come coltelli (tanto), bastoni (jo) e spade (ken). Fra le centinaia di tecniche di proiezione, una particolare è quella che agisce sulle articolazioni (soprattutto spalle, braccia, polsi e mani), sollevando da terra l'avversario e lanciandolo ad alcuni metri di distanza. Queste tecniche seguono soprattutto linee circolari, perché con i movimenti rotatori si riesce meglio ad annullare la forza d'attacco dell'avversario. Sfruttando l'energia interna, i migliori maestri riescono a proiettare l'aggressore con pochissimo sforzo fisico.

Le proiezioni, che fanno parte del bagaglio tecnico anche di altre arti marziali come il judo, il ju jitsu e il kung-fu, sono tecniche particolarmente indicate per la difesa personale, ma l'automatismo del movimento e quindi l'efficacia dell'azione non sono immediati e richiedono diversi anni d'allenamento. Da ricordare anche gli irimi (spostamenti con entrata), che mirano a prendere il controllo del baricentro dell'avversario. Queste tecniche agiscono fisicamente al di là degli arti superiori e lo scambio energetico avviene sull'asse principale. Così, oltre a favorire la presa di coscienza del centro dell'energia vitale, la mobilità interna contribuisce a far diminuire le tensioni di tutta la struttura psicosomatica. Per eseguire correttamente una proiezione occorre poi tenere presente che la situazione è in ogni istante in imprevedibile evoluzione.

Capoeira: Danza, Gioco e Arte Marziale Brasiliana

La capoeira è una disciplina nata e sviluppata durante il periodo della schiavitù in Brasile. È una danza rituale, un gioco e al tempo stesso un'arte marziale caratterizzata dall'uso funambolico dei calci. La nascita non è databile con precisione perché, dopo il 1888, quando nelle colonie portoghesi fu abolita la schiavitù, l'amministrazione coloniale distrusse tutti i documenti relativi al periodo precedente, specialmente quelli che riguardavano le pratiche schiavistiche. Le teorie sul significato del nome sono varie: capoeira in portoghese vuole dire "pollaio", mentre nell'idioma amerindio delle popolazioni Tupi Guarani indica un bosco di basso ramaggio; altri autori sostengono invece che il termine derivi dalla parola kipura, che nel dialetto africano kikongo significa "svolazzare", ma anche "combattere", se riferito ai galli da combattimento.

Incerte sono anche le origini, che una delle teorie più accreditate collega a un rito iniziatico africano per gli adolescenti che si accingevano a entrare nella società degli adulti. Al fine di dare pubblica prova di forza fisica e astuzia che ne attestasse l'entrata nella virilità, i ragazzi si esibivano davanti alla comunità scalciando e compiendo movimenti acrobatici zoomorfi alla maniera di una zebra, da cui il nome di 'danza della zebra' attribuito al rito. In Brasile, dove le navi degli schiavisti, provenienti dall'Angola, approdavano direttamente sulla costa del Nord-Est, nel porto di Salvador de Bahia, le comunità africane crearono questo gioco a due (dove entrambi i contendenti erano chiamati a dimostrare la propria abilità fisica e tattica), fondendo gli antichi riti guerrieri, i canti e le danze tribali con lo spirito di ribellione che nasceva dalla situazione coercitiva.

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Tale forma di autodifesa e di lotta si arricchì di tecniche più elaborate quando, verso la fine del 1600, gruppi di schiavi fuggiti dalle piantagioni si rifugiarono sulle montagne dando vita a villaggi autonomi multietnici, detti quilombos. La capoeira fu associata alla rivolta degli schiavi e dunque valutata pericolosa per l'ordine pubblico; per questo motivo la sua pratica fu vietata fino al 1888. Intorno al 1930 fu legalizzata e si fece conoscere come patrimonio folcloristico brasiliano. A tale riguardo va soprattutto ricordato il notevole apporto di due grandi maestri: Bimba (Manuel dos Reis Machado) e Pastinha (Vicente Joaquim Ferreira Pastinha). La capoeira è un gioco che nasce dalla lotta, mimetizzata sotto forma di danza per ragioni di sopravvivenza che imponevano segretezza, un gioco di astuzia e abilità, dove l'agilità non è tutto. Nata dalla ribellione verso una condizione di sfruttamento e sottomissione, si è sviluppata in una società estremamente violenta. Proprio per questo è intrisa di valori lontanissimi da logiche di intrattenimento. Nella cultura della capoeira è presente una forte spinta alla competizione e al tempo stesso il giusto riconoscimento verso chi si è battuto con coraggio e lealtà.

La capoeira può essere praticata ovunque, su qualsiasi superficie, più o meno liscia o dura, all'interno di una struttura sportiva polivalente oppure in vere e proprie 'accademie'. L'abbigliamento è bianco (il colore tradizionale) ma è possibile incontrare scuole che adottano altri colori. L'attività si svolge al ritmo di musica con un rituale preciso, all'interno di una roda (ruota o cerchio) formata da un insieme di persone sedute in circolo per delimitare lo spazio di azione dei lottatori. Nel perimetro della roda trova posto una batteria musicale composta da tre birimbao centrali (viola, medio, gunga) che determinano il ritmo; all'estrema destra del trio vi sono vari tipi di strumenti a percussione: pandeiro, agogò, reco-reco. All'estrema sinistra altri pandeiro e congas (originariamente atabaque). In questa batteria il birimbao viene considerato uno strumento sacro: solitamente è il suonatore del birimbao centrale a intonare il canto (ladainha) che dà inizio alla lotta. Lo stesso strumento sarà quello che determinerà il ritmo della lotta, il tipo di canzone da cantare (saudação, corrido, chula) e la fine della roda. L'abilità del suonatore di birimbao è quella di dare energia alla batteria musicale e ai due lottatori. I capoeiristi esperti intonano spesso canzoni che hanno a che fare con quanto sta avvenendo fra i lottatori. Tutti comunque sono chiamati a partecipare sia con percussioni, sia con la sola voce, per dare energia (axè) alla roda stessa.

Non esistono regole ma c'è una disciplina che insegna a difendersi e contrattaccare attraverso sequenze, colpi, spostamenti, scherzi, acrobazie. Non sono previsti movimenti obbligati: bisogna creare gioco con il proprio avversario combinando intelligenza e creatività. Tuttavia, a differenza di molte altre arti marziali, non esistono parate ma solo accompagnamenti del movimento che colpisce. Il gioco può essere interrotto da uno dei due giocatori attraverso una chamada de angola: questa permette di prendere fiato, guadagnare tempo, cambiare gioco, riequilibrare l'energia. La strategia per affrontare un avversario viene elaborata considerando le caratteristiche fisiche, le sue presumibili doti di potenza e lo spazio di gioco. Per questo ogni avversario corrisponde a un gioco diverso. Il suo passo base è la ginga da cui partono i colpi di difesa, di attacco e di contrattacco. Si tratta di un movimento continuo che coinvolge tutto il corpo: dallo sguardo, alle mani che difendono, ai piedi che scivolano mantenendo una base sempre solida, ancorata alla terra. Tuttavia l'arte si pratica essenzialmente con calci; gli arti superiori sono usati per eseguire ruote e verticali. Esistono finte, schivate e scherzi per distrarre l'avversario. Ogni lezione è sempre diversa. La roda è il momento in cui si mette in pratica l'apprendimento. Le manifestazioni tipiche di capoeira solitamente vengono organizzate dai maestri in occasione della presentazione dei loro allievi. L'unico paese in cui la capoeira viene praticata a livello agonistico è il Brasile dove dal 1974 è il secondo sport nazionale, dopo il calcio. Le organizzazioni ufficiali di riferimento sono l'ABRAC (Associação brasileira de capoeira) e la FCDRJ (Federação desportiva de capoeira de Rio de Janeiro), mentre non esiste una Federazione internazionale, anche se questa disciplina è praticata in quasi tutto il mondo da decine di milioni di persone.

Hapkido: L'Arte Coreana di Autodifesa

Se si vuole risalire al significato originario delle arti marziali, ossia della pura difesa personale, l'arte marziale coreana hapkido risulta sicuramente una disciplina estremamente completa ed efficace. L'hapkido si è sviluppato verso la metà del 20° secolo dalla combinazione di differenti arti marziali tradizionali, anche se gran parte del bagaglio tecnico deriva dal daito ryu aikijujiutsu, un'arte marziale giapponese reinterpretata e integrata con numerose tecniche di discipline coreane.

Le origini si fanno risalire a 13 secoli fa, quando in Corea durante la dinastia Silla ogni re raccolse intorno a sé un gruppo di giovani nobiluomini coraggiosi duramente addestrati a uccidere a mani nude. Queste guardie reali, conosciute con il nome di Hwarang, diedero vita allo hwa rang do. Il moderno hapkido deriva dall'evoluzione dello yawara, lo stile di arti marziali che il maestro coreano Choi Yong Sul (1904-1986) ‒ rimasto per trent'anni in Giappone dove apprese l'aikijujiutsu dal maestro Takeda ‒ iniziò a insegnare al suo rientro in Corea.

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Verso la fine degli anni Cinquanta, alcuni dei migliori allievi di Choi diedero nuovi contributi alla disciplina. In particolare Jin Han Jae arricchì il bagaglio tecnico con gli insegnamenti del monaco taoista Lee, dal quale imparò le tecniche d'armi e l'utilizzo dei calci in puro stile coreano, fino a creare un proprio stile di arti marziali, il Sin Moo Hapkido. L'hapkido è caratterizzato da un vasto insieme di tecniche: le leve articolari sono influenzate dall'aikijitsu, le tecniche di calcio (ch'a-gi) hanno evidenti similitudini con il taik kyun, mentre le percussioni sui punti vitali sono di chiara matrice cinese. In quanto arte marziale eclettica, si è sviluppata in differenti stili.

Campionato Mondiale di Karate Seattle 1968: Un Evento Storico

Le informazioni fornite non contengono dettagli specifici sul Campionato Mondiale di Karate tenutosi a Seattle nel 1968. Per fornire un quadro completo, sarebbe necessario integrare la ricerca con fonti esterne specializzate in storia del karate e risultati di competizioni sportive. Tuttavia, considerando il contesto generale delle arti marziali, è possibile fare alcune considerazioni:

  • Contesto Storico: Il 1968 fu un anno cruciale per la diffusione del karate a livello internazionale. Dopo la sua nascita e sviluppo in Giappone, il karate iniziò a guadagnare popolarità in tutto il mondo, con la creazione di federazioni e l'organizzazione dei primi tornei internazionali.
  • Seattle come Centro: La scelta di Seattle come sede del campionato suggerisce che la città avesse già una comunità di praticanti di karate ben consolidata e un interesse crescente verso questa disciplina.
  • Risultati e Partecipanti: Senza dati specifici, è impossibile elencare i vincitori e i partecipanti del campionato. Tuttavia, è probabile che l'evento abbia visto la partecipazione di atleti provenienti da diverse nazioni, rappresentanti i principali stili di karate dell'epoca (Shotokan, Goju-ryu, Wado-ryu, Shito-ryu).
  • Impatto: Il Campionato Mondiale di Karate a Seattle nel 1968 ha sicuramente contribuito a promuovere ulteriormente il karate negli Stati Uniti e nel mondo, ispirando nuovi praticanti e consolidando la sua posizione come sport da combattimento di rilievo.

Bruce Lee: Una Leggenda delle Arti Marziali

Bruce Lee, nato Li Xiao Long, è una figura leggendaria nel mondo delle arti marziali e del cinema. Cresciuto a Hong Kong, iniziò a praticare Wing Chun sotto la guida del Maestro Yip Man. La sua filosofia, il Jeet Kune Do, riflette la sua convinzione nell'adattabilità e nell'efficacia del combattimento.

Dopo essersi trasferito negli Stati Uniti, Lee aprì scuole di arti marziali e sviluppò il suo stile unico. La sua velocità e la sua potenza erano notevoli. Ottenne il diploma alla Edison Technical School.

Il suo carisma e le sue abilità lo portarono a Hollywood, dove recitò in film che ebbero un impatto significativo sul genere delle arti marziali. Divenne una celebrità internazionale.

Lee morì prematuramente nel 1973, all'apice della sua carriera. La sua morte fu attribuita a un edema cerebrale. La sua eredità continua a ispirare milioni di persone in tutto il mondo.

Jackie Chan: Acrobazie e Comicità

Jackie Chan, nato Chan Kong-sang, è un attore, regista, coreografo di scene d'azione e artista marziale di fama mondiale. Cresciuto a Hong Kong, studiò alla Peking Opera School, dove imparò acrobazie, arti marziali e recitazione.

Chan è noto per il suo stile di combattimento comico, che combina le arti marziali con l'umorismo slapstick. Ha recitato in numerosi film di successo, sia a Hong Kong che a Hollywood.

Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti per il suo contributo al cinema, tra cui un Honorary Lifetime Achievement Academy Award. Nonostante la sua fama, Chan rimane umile e dedica tempo a cause benefiche. Come molti, ha paura degli aghi e odia fare le punture.

Jet Li: Agilità e Precisione

Jet Li, nato Li Lianjie, è un attore e artista marziale cinese. Iniziò a studiare Kung-fu all'età di otto anni e vinse numerosi campionati nazionali.

La sua agilità e la sua precisione nei movimenti lo portarono al cinema, dove divenne una star del genere delle arti marziali. Ha recitato in film di successo come "Shaolin Temple" e "Once Upon a Time in China".

Successivamente, Li si trasferì a Hollywood, dove continuò a recitare in film d'azione. È noto anche per il suo impegno in cause umanitarie.

Chuck Norris: Forza e Determinazione

Chuck Norris, nato Carlos Ray Norris, è un attore e artista marziale americano. Ha iniziato a praticare arti marziali durante il suo servizio militare in Corea.

Norris è noto per la sua forza e la sua determinazione. Ha vinto numerosi campionati di karate ed è stato cintura nera ottavo dan.

La sua carriera cinematografica iniziò con "Breaker! Breaker!", che lo consacrò come star mondiale nel cinema d'azione. Ha recitato in numerosi film di successo e nella serie televisiva "Walker Texas Ranger". Norris è anche un autore di libri sul Cristianesimo e sulle sue opinioni politiche.

Jean-Claude Van Damme: Flessibilità e Potenza

Jean-Claude Van Damme, nato Jean-Claude Camille François Van Varenberg, è un attore e artista marziale belga. Ha iniziato a praticare karate all'età di undici anni e ha vinto numerosi campionati europei.

Van Damme è noto per la sua flessibilità e la sua potenza. Si è trasferito negli Stati Uniti per intraprendere la carriera di attore.

Il suo primo ruolo importante fu in "Senza esclusione di colpi!", che gli diede fama internazionale. Ha recitato in numerosi film d'azione di successo.

Steven Seagal: Aikido e Spiritualità

Steven Seagal è un attore, produttore, sceneggiatore, regista, artista marziale, musicista e uomo d'affari americano. È noto per le sue abilità nell'aikido e per il suo interesse per la spiritualità.

Seagal ha aperto un dojo di aikido in Giappone e ha lavorato come guardia del corpo per personalità di spicco. La sua carriera cinematografica iniziò con "Trappola in alto mare".

Ha recitato in numerosi film d'azione, spesso interpretando ruoli di personaggi moralmente ambigui. Seagal è anche un musicista e ha pubblicato diversi album.

Donnie Yen: Velocità e Versatilità

Donnie Yen, nato Yen Ji-dan, è un attore, artista marziale, coreografo di scene d'azione e regista cinese. È noto per la sua velocità e la sua versatilità nelle arti marziali.

Yen ha studiato diverse discipline, tra cui il taekwondo, il karate, il Wing Chun e il Tai Chi. Ha recitato in numerosi film di successo, sia a Hong Kong che a Hollywood.

Panom Yeerum (Tony Jaa): Muay Thai e Acrobazie

Tony Jaa, nome d'arte di Panom Yeerum, è un attore, artista marziale, coreografo di scene d'azione e regista thailandese. È noto per le sue abilità nel Muay Thai e per le sue acrobazie spettacolari.

Jaa ha iniziato a praticare Muay Thai all'età di dieci anni e ha studiato anche altre arti marziali. Il suo film di svolta fu "Ong-Bak - Nato per combattere". Ha recitato in numerosi film d'azione di successo.

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