Il pugilato, noto anche come boxe, è uno sport da combattimento che ha radici antiche e una storia ricca di evoluzioni. In Inghilterra, in particolare, il pugilato ha una tradizione secolare, con campioni che hanno segnato la storia di questo sport.
Le Origini Mitiche e l'Introduzione del Pugilato
Nell'antichità, al pugilato veniva attribuita un'origine mitica, considerata un'invenzione di figure leggendarie come Teseo o Eracle. Questo sport fu introdotto nelle gare di Olimpia nel 688 a.C., segnando il suo ingresso nel mondo dello sport agonistico.
La Nascita del Pugilato Moderno in Inghilterra
Le prime notizie sulla pratica del pugilato in età moderna risalgono alla seconda metà del XVII secolo. Agli inizi del Settecento, l'inglese James Figg, maestro di scherma, affiancò alla sua scuola l'insegnamento del pugilato, inteso come tecnica della "noble art of self-defence", da cui la definizione di "nobile arte" riservata da allora al pugilato.
Figg diede al pugilato le sue prime norme, sulla cui base si disputò nel 1719 il primo titolo inglese, che divenne poi anche mondiale, data l'assoluta supremazia britannica in questo sport. Nel XVIII secolo nel pugilato cominciarono a svilupparsi le prime tecniche di combattimento che fecero diventare questa attività sportiva uno sport vero e proprio e non solo un combattimento cruento. Nei primi anni del '700 il pugile inglese James Figg (1665-1740) concepì il pugilato come uno sport dove era più importante difendersi che attaccare. Lo stesso Figg fu il primo a definire il pugilato noble art. James Figg può essere ricordato come il padre della boxe, che con la propria opera diffuse le esibizioni di pugilato e la sua iniziativa rese possibile l'apertura di molti altri anfiteatri in Inghilterra. Il pugilato ebbe un grande successo sia per il numero di praticanti che per il numero di sostenitori, tanto che l'Inghilterra fu il primo paese al mondo in cui nacque la figura del pugile professionista. Raggiungere la vittoria nel titolo di campione di Inghilterra significava raccogliere un enorme prestigio e vincere concrete somme di denaro. Il titolo di campione di boxe inglese dal '700 fino alla prima metà del XIX secolo fece la storia della boxe, e praticamente equivaleva al titolo di campione del mondo.
L'Evoluzione delle Regole
Modifiche e perfezionamenti rispetto alle regole di Figg avvennero nel 1743, nel 1838 e 1853. Un altro grande campione fu Jack Broughton, rimasto famoso nella storia per aver formulato le prime regole per la boxe nel libro London Prize Ring Rules pubblicato nel 1743 e per aver inventato i guantoni da combattimento. Introdusse la tecnica del colpire e ritirarsi e del fermarsi e bloccare il colpo avversario. Un'altra tappa importante alla fine del secolo è rappresentata da Benjamin Brain: da questo momento in avanti i campioni che si faranno strada nel pugilato si affronteranno con metodi completamente differenti dal passato. Si comincia a parlare di combattimento secondo schemi e metodi scientifici. Non si pone più affidamento sulla forza e la violenza dei colpi, ma l'attenzione si focalizza sull'utilizzo di una strategia per sconfiggere l'avversario. Ecco quindi che fanno la loro comparsa nuove tecniche di combattimento. A questo punto attorno alla boxe cominciano a ruotare notevoli interessi economici, fatti di rilevanti scommesse e ingenti premi in denaro. Per questo motivo si sentì l'esigenza di regole più rigorose. Nel 1867 il J.S.
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L'ultimo campione mondiale di pugilato a pugni nudi fu lo statunitense John L. Sullivan, che fu anche il primo campione mondiale di pugilato con i guantoni (1889). Questi ultimi furono introdotti dal marchese di Queensberry, che, dopo la proibizione dei combattimenti pugilistici decretata dal governo inglese nel 1886, studiò il modo di salvare uno sport per il quale nutriva enorme passione.
Le Regole del Marchese di Queensberry
Il marchese di Queensberry suggerì di rivestire il pugno con un'apposita imbottitura, divise i combattimenti in assalti (riprese) di tre minuti ciascuno, con intervalli di un minuto, e stabilì che se il pugile caduto non si fosse rialzato entro 10 secondi sarebbe stato dichiarato perdente per knock out. Sostanzialmente, queste sono le regole tuttora vigenti, salvo talune successive modifiche, soprattutto sul numero di riprese prestabilito. Guantoni: obbligatorio l'uso dei guantoni. Round: l'incontro è diviso in più riprese di tre minuti l'una, non vi era limite di riprese. Knock out: il pugile perdeva se non si riprendeva dai colpi ricevuti entro 10 secondi, il pugile avversario doveva aspettare il comando dell'arbitro per riprendere a colpire. Categorie di peso: i pugili sono divisi in categorie di peso. Non possono avvenire incontri tra atleti di categorie differenti. Le categorie erano tre: leggeri, medi e massimi. Le nuove regole rendevano il pugilato molto meno violento e lo trasformavano in uno sport di abilità, destrezza e velocità. Per il momento non era ancora stato fissato un numero massimo di riprese, si procedeva quindi ad oltranza fino al ko di uno dei due pugili. Le regole di Douglas vennero assorbite con molta lentezza. Ancora alla fine del XIX secolo molti incontri i pugili si affrontavano secondo le vecchie regole del London Prize Ring Rules, nonostante numerose nazioni vietassero l'organizzazione di incontri in cui non era previsto l'uso dei guantoni protettivi.
I colpi classici del knock out, al mento, al fegato ecc., erano pressoché sconosciuti e prima di tali variazioni l'intento dei contendenti era quello di indebolire gradatamente l'avversario e costringerlo alla resa. I primi combattimenti con guantoni si disputavano a oltranza, proibiti solo nel 1900, quando venne stabilito un limite massimo di 20 riprese.
L'Economia del Pugilato
Fino alla prima metà del 19° secolo i combattenti non percepivano, di norma, alcun compenso. Lo spettacolo si svolgeva, anzi, di nascosto, alla presenza di un numero limitato di appassionati. Il pugile scommetteva sulla sua stessa vittoria o, più spesso, aveva una specie di finanziatore che accettava scommesse e che lo ricompensava, in caso di vittoria, con una percentuale più o meno adeguata.
I Campioni del XX Secolo
Nei primi decenni del Novecento le pagine più significative della storia del pugilato furono legate alla conquista del titolo dei pesi massimi, il più prestigioso. Nel 1908 lo statunitense Jack Johnson fu il primo pugile di colore campione del mondo.
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Il primo, vero protagonista della storia del pugilato fu comunque lo statunitense Jack Dempsey, detentore del titolo dal 1919 al 1926. Qualche anno più tardi, il 29 giugno 1933, l'italiano Primo Carnera affrontò il campione in carica, lo statunitense Jack Sharkey, sconfiggendolo per k.o. alla sesta ripresa. Conservò il titolo fino all'anno successivo quando fu sconfitto dal tedesco Max Baer. Nel 1937 il titolo fu vinto dall'afroamericano Joe Louis, che lo conservò per 12 anni, difendendolo vittoriosamente per 25 volte; si ritirò imbattuto nel 1949. Tra i suoi successori si mise particolarmente in luce l'italo-americano Rocky Marciano, che nella sua carriera non conobbe sconfitte (49 incontri, 43 vittorie per k.o. e 6 ai punti). Anche Marciano abbandonò volontariamente, nel 1956, il titolo vinto nel 1952.
Nel 1960 l'afroamericano Floyd Patterson riconquistò il titolo, diventando il primo pugile a riappropriarsi del titolo dei pesi massimi.
Gli anni 1960 e 1970 furono dominati dalla carismatica figura di Cassius Clay, che, tra il 1964 e il 1978, conquistò il titolo per 3 volte, incontrando tutti i migliori pugili della sua epoca: da Sonny Liston a Joe Frazier, da George Foreman a Leon Spinks. Con Cassius Clay, già vincitore della medaglia d'oro all'Olimpiade di Roma del 1960, che nel 1964, a ventidue anni, vinse il titolo mondiale. Va ricordato non solo per le sue versatili doti di pugile (mai nessun peso massimo era stato così rapido), ma anche per il suo impegno politico (militante islamico, fu arrestato per aver rifiutato il servizio militare) e per i modi provocatori con cui si rivolgeva agli avversari. Con Cassius Clay, che cambiò il suo nome in Muhammad Alì, dopo la sua conversione alla religione musulmana, la popolarità del pugilato diventa planetaria.
Con l'avvento di Clay, atleta dalla fortissima personalità e dall'innato senso dello spettacolo, e con la crescente diffusione del mezzo televisivo, capace di portare nelle case le immagini dei grandi incontri, il pugilato si avviò a divenire un fenomeno televisivo di grande richiamo, in grado di attirare l'attenzione di numerosi sponsor e di movimentare ingenti quantità di denaro. Tale tendenza proseguì nel corso degli anni 1980, che videro, dopo il definitivo abbandono di Clay (1979), dapprima l'ascesa di Larry Holmes e, poi, la prepotente affermazione di Mike Tyson.
Nel corso degli anni 1990 le figure dei grandi campioni sono progressivamente scomparse, tanto in Europa quanto in America. A livello professionistico nella categoria dei pesi massimi si è messo in evidenza lo statunitense Evander Holyfield, che ha via via battuto avversari come James Douglas, George Foreman, Larry Holmes e Tyson (per due volte); ha però perso il titolo di campione mondiale contro il britannico Lennox Lewis.
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