Chi Combate contro l'ISIS: Una Panoramica Complessa

Introduzione

La lotta contro l'ISIS (Stato Islamico dell'Iraq e del Levante) è un conflitto complesso e multiforme che coinvolge una vasta gamma di attori con interessi diversi e spesso contrastanti. Dalle forze governative ai gruppi ribelli, dalle potenze regionali alle coalizioni internazionali, la battaglia contro l'ISIS è un intricato intreccio di alleanze, rivalità e obiettivi strategici. Questo articolo mira a fornire una panoramica completa dei principali combattenti contro l'ISIS, analizzando le loro motivazioni, strategie e il loro impatto sulla regione.

L'Esercito Peshmerga del Kurdistan Iracheno

In prima linea nella lotta contro l'ISIS, l'esercito peshmerga, la forza militare del Kurdistan iracheno, si è distinto per la sua determinazione e il suo coraggio. Da sempre impegnato nella lotta contro il terrorismo islamico, il peshmerga ha subito in prima persona la brutalità dell'ISIS, difendendo il proprio territorio e proteggendo le minoranze etniche e religiose. La collaborazione con le forze della coalizione internazionale, in particolare con i soldati italiani della missione Prima Parthica, è stata fondamentale per l'addestramento e la formazione militare del peshmerga, contribuendo al miglioramento delle loro competenze professionali. Il ministro dei peshmerga ha sottolineato l'importanza di questo sostegno, affermando che senza di esso non sarebbero stati in grado di raggiungere determinati standard. Di fronte alle ventilate ipotesi di un ritiro delle forze militari della coalizione, il governo curdo esprime la propria contrarietà, evidenziando il rischio di aprire uno spazio di grande disagio e di favorire il ritorno del terrorismo islamico. A preoccupare maggiormente il governo curdo sono alcune zone al confine con la Siria, particolarmente instabili per l'assenza di truppe militari anti-ISIS, dove l'ISIS si prepara a rialzare la testa.

Il Governo Siriano e le Forze di Bashar al-Assad

L'iniziativa di Bashar al-Assad di offrire il suo sostegno alle operazioni militari contro le milizie dell'ISIS in territorio siriano ha posto Washington di fronte a un dilemma complesso. Nonostante le accuse di violazioni dei diritti umani e l'opposizione internazionale al regime, il governo siriano rappresenta una forza significativa nella lotta contro l'ISIS. La Casa Bianca, pur escludendo un coordinamento diretto con il governo siriano, ha autorizzato voli di sorveglianza nello spazio aereo siriano, riconoscendo implicitamente la convergenza di interessi nel contenimento dell'ISIS. Tuttavia, un'alleanza esplicita con Assad esporrebbe la Casa Bianca a critiche da entrambi i fronti dello schieramento politico, rendendo la situazione ancora più delicata.

Le Forze Democratiche Siriane (SDF)

Le Forze Democratiche Siriane (SDF), una coalizione di milizie guidate dai curdi siriani (YPG) e composte da tribù arabe locali, controllano una vasta area nel nord-est della Siria. Durante la guerra civile siriana, le SDF hanno svolto un ruolo cruciale nella lotta contro l'ISIS, ricevendo il sostegno aereo e l'addestramento delle forze della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti. Tuttavia, la situazione nella regione rimane instabile, con scontri frequenti tra le SDF e il Consiglio Militare a guida araba di Deir-al-Zour, che hanno gravi ripercussioni sui civili.

Il Ruolo degli Stati Uniti e della Coalizione Internazionale

Gli Stati Uniti hanno svolto un ruolo chiave nella lotta contro l'ISIS, guidando una coalizione internazionale di oltre 80 paesi. La strategia americana si è concentrata principalmente sui raid aerei, sull'addestramento e l'equipaggiamento delle forze locali, e sul sostegno umanitario alle popolazioni colpite dal conflitto. L'amministrazione americana ha evitato il dispiegamento di forze di terra su larga scala, preferendo un approccio più cauto e limitato. Tuttavia, questa scelta è stata criticata da alcuni, che sostengono la necessità di un impegno più deciso per sconfiggere definitivamente l'ISIS e stabilizzare la regione. L'iniziativa diplomatica assunta dal segretario di stato, John Kerry, tesa a favorire l'emergere di un'ampia alleanza regionale in funzione anti-ISIS, è indicativa del peso che l'amministrazione attribuisce al problema iracheno.

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Altri Attori Coinvolti

Oltre ai principali combattenti sopra menzionati, numerosi altri attori sono coinvolti nella lotta contro l'ISIS, tra cui:

  • L'Iran: Sostenitore del governo siriano, l'Iran ha fornito assistenza militare e finanziaria alle forze di Assad, contribuendo a rafforzare la sua posizione contro l'ISIS e altri gruppi ribelli.
  • La Turchia: La Turchia ha condotto operazioni militari nel nord della Siria, mirando sia all'ISIS che alle milizie curde (YPG), che considera una minaccia alla sua sicurezza nazionale.
  • La Russia: La Russia è un alleato chiave del governo siriano e ha fornito un sostegno militare significativo alle forze di Assad, inclusi raid aerei e addestramento.
  • Diversi stati arabi del Golfo: Alcuni stati arabi del Golfo, come l'Arabia Saudita e il Qatar, hanno sostenuto gruppi ribelli in Siria, alcuni dei quali hanno combattuto contro l'ISIS.

Le Sfide e le Prospettive Future

La lotta contro l'ISIS ha subito importanti progressi negli ultimi anni, con la perdita di gran parte del territorio che un tempo controllava. Tuttavia, l'ISIS rimane una minaccia significativa, capace di condurre attacchi terroristici in tutto il mondo e di ispirare individui e gruppi estremisti. La crisi internazionale e l'instabilità dei Paesi del Medio Oriente rischiano di risvegliare le cellule dormienti, quei terroristi pronti a colpire in nome dell'autoproclamato Califfato. Per sconfiggere definitivamente l'ISIS, è necessario affrontare le cause profonde del terrorismo, promuovere la stabilità politica ed economica nella regione, e contrastare l'ideologia estremista. La rinnovata e drammaticamente attuale minaccia del terrorismo di matrice islamica nei confronti degli stati occidentali ha già investito la giurisprudenza - anche nel nostro Paese - del delicato compito di definire il perimetro delle condotte di partecipazione ad associazioni terroristiche riconducibili alla figura delittuosa di cui all'art. 270-bis, comma 2, c.p. Abstract La rinnovata e drammaticamente attuale minaccia del terrorismo di matrice islamica nei confronti degli stati occidentali ha già investito la giurisprudenza - anche nel nostro Paese - del delicato compito di definire il perimetro delle condotte di partecipazione ad associazioni terroristiche riconducibili alla figura delittuosa di cui all'art. 270-bis, comma 2, c.p.

La Guerra Civile Siriana: Un Contesto Complicato

Lo scoppio della guerra siriana nel 2011 ha creato un vuoto di potere che ha permesso all'ISIS di prosperare. La rivoluzione contro il regime di Bashar al Assad, che ha coinvolto persone provenienti da diverse classi sociali ed etnie, è stata violentemente repressa dal governo, portando a un conflitto sanguinoso che ha attirato attori regionali e internazionali con interessi contrastanti. Potenze straniere hanno iniziato a prendere posizione, inviando denaro ed armi: la Russia e l'Iran emergono come principali sostenitori del governo, mentre la Turchia, le potenze occidentali e diversi stati arabi del Golfo, hanno sostenuto l'opposizione durante il corso del conflitto. La situazione si è complicata ulteriormente quando organizzazioni estremiste jihadiste, come il gruppo dello Stato Islamico (ISIS) e al-Qaeda, sono intervenute per perseguire i propri obiettivi. Questo ha fortemente allarmato la comunità internazionale che le ha immediatamente considerate la minaccia maggiore. La terza dimensione del conflitto, infine, è rappresentata dai curdi siriani che desiderano il diritto all'autogoverno e all'indipendenza e che, durante la guerra in Siria, hanno assunto un ruolo cruciale nella lotta contro l'ISIS.

Conseguenze Umanitarie e Prospettive di Pace

Tredici anni di guerra hanno devastato l'infrastruttura civile ed i servizi della Siria, con gravi conseguenze sull'accesso all'assistenza sanitaria, elettricità, istruzione, trasporti pubblici, acqua e igiene. Secondo l'Ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, oltre 300.000 civili sono stati uccisi tra marzo 2011 e marzo 2021 a causa del conflitto. Il Syrian Observatory for Human Rights (SOHR), un gruppo di monitoraggio con una vasta rete di fonti sul campo, ha documentato le morti di mezzo milione di persone entro marzo 2023. Inoltre, più di 14 milioni di persone sono dovute fuggire dalle proprie case: circa 7.2 milioni sono sfollati interni, altri 6 milioni sono rifugiati o richiedenti asilo all'estero. I paesi confinanti come Libano, Giordania e Turchia hanno faticato ad affrontare una delle più grandi esodi di rifugiati della storia recente. Nel solo anno 2023, la Turchia ha espulso migliaia di siriani verso il nord della Siria, aggiungendo ulteriore pressione ad una situazione di per sé precaria. All'inizio del 2023, l'ONU ha dichiarato che 15,3 milioni di persone all'interno della Siria avevano bisogno di qualche forma di assistenza umanitaria. Nel febbraio 2023, la già grave situazione umanitaria nel nord-ovest del Paese è stata ulteriormente aggravata dal grande terremoto che ha colpito vicino alla città turca di Gaziantep, a circa 80 km dal confine siriano. Entro la metà del 2023, oltre il 90% dei siriani viveva al di sotto della soglia di povertà, almeno 12 milioni non potevano accedere o permettersi cibo di qualità sufficiente e almeno 15 milioni necessitavano di qualche forma di aiuto umanitario per sopravvivere. Nonostante numerosi programmi volti all'assistenza dei rifugiati e dei civili siriani siano stati implementati, una soluzione politica a lungo termine che possa portare a una pace duratura in Siria sembra ancora essere irraggiungibile. Il processo politico riguardante l'attuazione della risoluzione 2254 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 2015, che richiede un cessate il fuoco e una soluzione politica in Siria, rimane in stallo. Questo documento delineava una tabella di marcia per la transizione politica in Siria, un obiettivo delineato anche nel Geneva Communiquè del 2012, che prevedeva la formazione di un organo di governo transitorio “formato sulla base del consenso reciproco”. Nonostante nove round di colloqui per la pace mediati dall'ONU, non si è registrato alcun progresso, con il presidente Assad riluttante a negoziare con i gruppi di opposizione politica. Parallelamente, nel 2017, Russia, Iran e Turchia hanno avviato negoziati politici noti come processo di Astana, anch'essi senza successo.

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