Elio Cotena: Una Vita sul Ring e Oltre

Introduzione

Elio Cotena è una figura emblematica del pugilato italiano, un uomo che ha saputo trasformare le difficoltà in successi, diventando un modello di passione, sacrificio e determinazione. La sua storia, iniziata tra le strade di Napoli, lo ha portato a conquistare titoli prestigiosi e a lasciare un segno indelebile nel mondo dello sport.

Gli Inizi e la Passione per il Pugilato

Nato a Mergellina, Napoli, negli anni '40, Elio Cotena si avvicina al mondo del pugilato fin da giovane, ispirato dal mito di Muhammad Alì. La sua passione e il suo talento lo portano a distinguersi rapidamente, conquistando due titoli italiani tra i dilettanti e una medaglia d'oro ai Giochi del Mediterraneo.

"Giocavo con Gianni Di Marzio e Peppe Massa, siamo cresciuti insieme. Un'altra specialità era il giro del rione di corsa, quattro chilometri senza fermarsi un attimo, e arrivavo sempre tra i primi. Poi cominciammo a fare le gare di nuoto dagli scogli di Mergellina dove ora c'è il porticciolo per gli aliscafi fino al Molo Luise".

Le mattine d'estate il battello Marechiaro-Mergellina era pieno di turisti che lanciavano monete, e allora partiva un'altra gara: recuperarle sul fondale. "Vincevo sempre: ho un fiato, io…". Da ragazzo faceva due vasche a nuoto senza respirare, fin quando ha gareggiato aveva 38 battiti al minuto, come le leggende del ciclismo e del nuoto. Nato per lo sport, nonostante il fisico minuto.

"A 13 anni andai alla Rari Nantes, ero tra i più bravi e mi spostarono alla piscina della Mostra. Per me era un problema, dovevo pagare 25 lire per il biglietto e così mi attaccavo letteralmente al tram. Un giorno incrociai l'allenatore Cacace, volevo morire dalla vergogna…". Alla Rari diventa subito la "perla nera" per il colorito bruno, per gli altri è Sabù, a causa del naso incassato nel volto. "Ci sono nato così, non è la boxe che mi ha cambiato".

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La Carriera Dilettantistica

Cotena inizia a boxare a 14 anni, alla San Lorenzo. "Il maestro Molinari mi diede l'opportunità di andare a lavorare a un distributore di gas a via Terracina, ne avevo bisogno. Ma non credeva troppo nel Cotena pugile". Una sera, il debutto. "Mancava il titolare, mi promisero 500 lire ma non avevo né guantoni né scarpette per salire sul ring. Risolse tutto il maestro, vinsi facilmente contro Castaldo, un ragazzo con un gran fisico. Non dimenticherò mai quella sera, mi sentivo un fulmine, Castaldo non ci capì nulla. Sceso dal ring, mi venne incontro un uomo che si complimentò, mi diede dei soldi e mi disse che sarei diventato un campione".

È l'incontro col destino, perché lì inizia l'ascesa. "Mi notò Geppino Silvestri, passai alla Fulgor e vinsi il campionato italiano dilettanti". Però la strada è sempre in salita. "Venivo scartato alle selezioni, erano tutti convinti che il pugilato si praticasse con le braccia e non con la testa. Sciocchezze". Per fortuna arrivò Alì, Cassius Clay, l'uomo che ha riscritto la storia. "Vola come una farfalla e pungi come un'ape, era il suo motto. Fu la mia fortuna, improvvisamente iniziarono tutti ad accorgersi della mia rapidità. Incontrai Alì anni dopo a Las Vegas, lo abbracciai perché gli devo tutto".

Tra i suoi successi più importanti nel dilettantismo, spiccano:

  • Due titoli italiani tra i dilettanti
  • Medaglia d'oro ai Giochi del Mediterraneo

L'Esperienza Olimpica a Città del Messico

Nel 1968, Cotena partecipa alle Olimpiadi di Città del Messico, un'esperienza che segna la sua carriera, nonostante l'eliminazione al secondo turno contro il russo Plotnikov. "Tutti avevano visto la mia vittoria, ma i giudici la pensarono diversamente".

Il Passaggio al Professionismo e i Titoli

Nel 1969, Elio Cotena passa al professionismo, iniziando una brillante carriera che lo porterà a conquistare importanti titoli:

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  • Campione italiano Centro Sud nel '69, '70 e '71
  • Campione italiano nel '72 e '73
  • Campione europeo nel 1975 a Napoli, titolo che difende per quattro volte

"Ero stufo del dilettantismo, ma a inizio 1967 mi chiamò Natalino Rea per convincermi a partecipare a uno stage per i Giochi del Mediterraneo. Usai la mia furbizia, gli dissi che stavo lavorando per mille lire al giorno, ma non era vero. Mi richiamarono dopo poche ore, erano pronte 30 mila lire al mese e una casacca della Nazionale". Dopo dieci giorni parte per i Giochi del Mediterraneo di Tunisi, vince tre incontri e la finale contro il turco Tatar. Si riparte con l'obiettivo Messico 1968. "Molti avevano ancora titubanza a mettermi in squadra perché c'erano ragazzi strutturalmente più dotati. Ma in allenamento ci scherzavo con quelli più grossi, ci giravo intorno e non mi vedevano mai. Fu una bella esperienza, nel ritiro di Fiuggi venne la Nazionale di calcio, mi divertii a boxare con Rivera e Mazzola".

Nel 1974, al primo tentativo europeo a Saragozza, in Spagna, perde contro Josè Jimenez, che dopo una lunga sofferenza deve usare qualche colpo al limite del regolamento per batterlo. La rivincita dopo dieci mesi: il 12 febbraio 1975 è l'iberico a finire ko in un Palargento gremito. A Franco Esposito, che ha scritto la sua biografia, ha raccontato: "La gente boxa con me, picchia con me, la sento vicina. Facciamo corpo unico, è impossibile batterci". Il mondiale lo sfiorerà soltanto, arrivando a fare lo sfidante di riserva. Chiude il 21 luglio 1978 a Ischia contro il francese Juretti, in ascesa: alla seconda ripresa si frattura la mascella, potrebbe ritirarsi e invece trionfa. "Questo è Elio Cotena", urla sul ring.

Tra i suoi incontri più memorabili, si ricorda la difesa del titolo europeo contro lo scozzese Vernon Sollas a Londra. "Gli inglesi erano convinti che sarebbe stata una passeggiata, certi che dopo la vittoria avrebbero potuto annunciare la sfida al mondiale. Ma non avevano fatto i conti con me". L'incontro con Sollas è una poesia. "Parto bene, lui recupera, ma lo sfianco alla distanza grazie alle mie doti fisiche sviluppate da ragazzino. Con la borsa messa in palio mi sarei comprato un appartamento. Rocco Agostino, genovese, mi stuzzicava in dialetto napoletano dall'angolo: "Guagliò, te la vuoi accattà 'sta casa?". Era un personaggio senza pari, il mio manager: mi diceva sempre "ho fatto l'università della strada a Napoli, sono stato a Resina per due anni a vendere panni usati". Devo tutto a lui e a chi ha visto in me potenzialità che neanche immaginavo di avere".

Lo Stile di Combattimento

Cotena era noto per la sua rapidità, agilità e intelligenza tattica sul ring. Il suo motto, ispirato a Muhammad Alì, era "Vola come una farfalla e pungi come un'ape". Queste caratteristiche gli permettevano di compensare un fisico non imponente e di mettere in difficoltà avversari più grossi e potenti.

Professionista dal 1969, ha disputato 48 match con 41 vittorie, 6 ko e un pari. È a lungo il numero tre delle classifiche mondiali.

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La Vita Dopo il Pugilato

Dopo il ritiro dal pugilato nel 1978, Elio Cotena intraprende una nuova carriera come imprenditore, vendendo buste di plastica ai negozi di Napoli. "Primi anni difficili, mi vergognavo. Ma poi divenni un imprenditore, c'erano fabbriche che lavoravano solo per me. Con le buste ho comprato una villa…".

Successivamente, diventa organizzatore di eventi pugilistici, curando la carriera di numerosi campioni italiani, tra cui Patrizio Oliva, Sumbu Kalambay, Francesco Rosi e Giovanni Parisi. "Debuttai come organizzatore nel 1979, "facendo" oltre 1.700 incontri e curando la carriera di Oliva, Kalambay, Rosi, Parisi e tanti altri".

L'ultimo sogno realizzato è un ufficio a New York. "E chi se lo sarebbe aspettato".

L'Impegno per il Pugilato Italiano

Nonostante i successi ottenuti, Cotena non dimentica le difficoltà del pugilato italiano, denunciando la mancanza di spazi televisivi, finanziamenti e dirigenti competenti. "Abbiamo dirigenti modesti e nessun politico amico della boxe, mancano spazi televisivi e finanziamenti. Qualcuno mi ha chiesto di candidarmi alla presidenza delle Federboxe."

Vita Personale

"A 17 anni mi sono sposato, a 34 ero già nonno, a 59 bisnonno. Faccio sempre le cose in grande", sorride e ricorda l'infanzia nella casa di viale Gramsci.

A Franco Esposito, che ha scritto la sua biografia, ha raccontato: "La gente boxa con me, picchia con me, la sento vicina. Facciamo corpo unico, è impossibile batterci".

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