Francesco "Francis" Turatello: Biografia di un Boss Milanese

Introduzione

Francesco Michele Turatello, noto come "Francis Faccia d'Angelo," è stato una figura emblematica della criminalità organizzata milanese degli anni '70. La sua vita, segnata da ascesa fulminea e caduta violenta, si intreccia con le storie della mafia, della camorra e delle principali bande criminali italiane del dopoguerra.

Origini e Gioventù

Nato ad Asiago, in provincia di Vicenza, il 4 aprile 1944, Francis era figlio di Luigia Turatello, sarta veneta. L'identità del padre è sempre rimasta avvolta nel mistero, alimentando voci che lo volevano figlio naturale del boss mafioso italo-americano Frank "Tre Dita" Coppola, legato alla famiglia Gambino di New York. Dopo la fine della guerra, si trasferì con la madre a Milano, nel quartiere operaio di Lambrate. Cresciuto in condizioni economiche difficili, si distinse fin da giovane per tenacia e spregiudicatezza, diventando pugile dilettante e avvicinandosi agli ambienti della criminalità locale.

Ascesa Criminale

Turatello iniziò la sua "carriera" come piccolo ladro e truffatore, ma tra la fine degli anni '60 e i primi '70 si affermò rapidamente come leader carismatico di una banda che controllava il racket della prostituzione, delle bische clandestine e dei locali notturni di Milano. Al suo fianco si schierarono figure di spicco della malavita nazionale e internazionale: dalla mafia siciliana e calabrese alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, Turatello seppe tessere una fitta rete di alleanze, diventando il vero "re" delle notti milanesi.

Il suo impero prosperava grazie al controllo capillare dei traffici illeciti, ma anche attraverso azioni spettacolari come rapine e sequestri di persona. Emblematico fu il sanguinoso scontro con Renato Vallanzasca, altro protagonista della mala degli anni '70: tra i due si instaurò prima una feroce rivalità, sfociata in una scia di omicidi, e poi, quasi ironicamente, una sincera amicizia che si consolidò in carcere, dove Turatello fu testimone di nozze di Vallanzasca.

La Banda della Comasina e Vallanzasca

La Banda della Comasina, guidata da Vallanzasca, era nota per rapine, sequestri e omicidi. Rossano Cochis, ex braccio destro di Vallanzasca, descriveva quegli anni come un mix esplosivo di bische, night club, cocaina, auto, donne e mitra. Turatello, figura carismatica, controllava il giro intorno a un pugile famoso, assicurandosi che non ricevesse droghe prima degli incontri. Cochis racconta di un periodo tragico nel '76, segnato da evasioni, sparatorie e guerre tra bande, trasformando Vallanzasca e i suoi in un "pericolo pubblico."

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La Guerra con Vallanzasca

La rivalità tra la banda di Vallanzasca e quella di Turatello è stata una delle pagine più cruente della malavita milanese. Le ragioni di questo conflitto non sono mai state del tutto chiare, ma sembra che alla base ci fossero questioni di potere e controllo del territorio. Cochis racconta di una sparatoria in un night club di Turatello, dove un amico di Cochis fu ferito gravemente. In seguito, ci furono agguati e tentativi di omicidio da entrambe le parti, culminati in una sparatoria in via Mac Mahon, dove Turatello stesso scampò miracolosamente alla morte.

La Pace e il Matrimonio in Carcere

Nonostante la violenza e il sangue versato, Turatello e Vallanzasca arrivarono a siglare una tregua. Nel 1979, Vallanzasca sposò in carcere una sua cugina, e Turatello fu testimone del matrimonio. Questo gesto simbolico sancì la fine delle ostilità tra le due bande e segnò l'inizio di una nuova fase nella vita criminale di entrambi i boss.

Arresto e Detenzione

L’arresto avvenne il 2 aprile 1977. Giudicato e condannato a dodici anni di carcere duro per rapina, ricettazione e sequestro di persona, Turatello riuscì inizialmente a mantenere il controllo dei suoi affari anche da dietro le sbarre. Tuttavia, la sua stella iniziò a tramontare quando fu soppiantato da uno dei suoi uomini più fidati, Angelo Epaminonda, pronto a puntare tutto sul traffico di eroina e sulle nuove alleanze mafiose.

L'Omicidio a Badu 'e Carros

Il 17 agosto 1981, Francis Turatello venne brutalmente assassinato a soli 37 anni all’interno del carcere di massima sicurezza di Badu ‘e Carros, a Nuoro. Fu vittima di una vera e propria esecuzione: immobilizzato da due detenuti, fu accoltellato ripetutamente fino a essere sventrato da altri due complici. Il movente di un simile gesto rimase per anni avvolto nel mistero: tra le ipotesi più accreditate, quella di un regolamento di conti ordito dalla nuova Camorra o da alcuni clan mafiosi interessati a eliminare Turatello per acquisire il controllo dei suoi affari milanesi. Altre voci parlarono di vendette interne, rivalità personali e perfino di coinvolgimenti di servizi segreti e organizzazioni terroristiche.

Salvatore Maltese, uno degli esecutori materiali dell'omicidio, confessò che l'ordine di uccidere Turatello era arrivato da Raffaele Cutolo, il capo indiscusso della Nuova Camorra Organizzata. Tuttavia, questa versione non convinceva tutti, e altre ipotesi sono state avanzate nel corso degli anni.

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Il Telegramma Misterioso

Un elemento inquietante emerso durante le indagini fu un telegramma partito dal carcere di Ascoli Piceno per Pasquale Barra, a Badu ‘e carros, che diceva: «Il Sommo ha deciso che lo zio del nord si sposi al più presto con Maranca». Nel linguaggio camorristico, il Sommo era Cutolo, lo “zio del nord” Turatello e Maranca il pregiudicato Antonino Cuomo, assassinato un paio di mesi prima a Poggioreale. Questo telegramma sembrava confermare l'esistenza di un complotto per eliminare Turatello.

Il Ruolo di Luciano Leggio

Don Masino Buscetta, boss di Cosa Nostra, indicò Luciano Leggio, boss di Corleone, come mandante dell'omicidio Turatello. Questa ipotesi si inserisce in un quadro più ampio di lotte di potere tra diverse organizzazioni criminali per il controllo del territorio e dei traffici illeciti.

Le 42 Coltellate

Per uccidere Turatello ci vollero 42 coltellate. Questo dato, di per sé agghiacciante, testimonia la ferocia e la determinazione degli assassini, ma anche la forza fisica e la resistenza del boss milanese, che nonostante le numerose ferite, continuò a lottare fino alla fine.

Vita Privata

Nella vita privata, Francis Turatello fu legato sentimentalmente a Emilia Luciana Zenari, detta Lia, ex fotomodella. Dalla loro unione nacque un figlio, Eros. Lia Zenari fu uccisa a colpi di pistola nel ’78 per le strade di Milano.

Collegamenti con il Caso Moro

Un episodio misterioso lega Turatello a uno dei grandi misteri italiani: il sequestro e l’omicidio del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro. Angelo Incandela, capo delle guardie nel carcere speciale di Cuneo, raccontò di aver ricevuto una telefonata dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa che gli chiedeva di recuperare un plico destinato a Turatello, contenente gli scritti di Moro elaborati nella prigione delle Brigate Rosse. La domanda su chi avesse spedito quei documenti a Turatello rimane ancora oggi senza risposta.

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Eredità Criminale

La sua uccisione scatenò una serie di vendette e ripicche all’interno della malavita e gettò una lunga ombra sulla vera ragione del suo assassinio. Fu sepolto nel cimitero di Monza. Nonostante la sua morte prematura, Francis Turatello ha lasciato un segno indelebile nella storia della criminalità milanese. La sua figura, ambigua e controversa, continua ad affascinare e a suscitare interrogativi.

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