Judo nelle Pitture Giapponesi: Un'Analisi Interdisciplinare

L'intersezione tra arte e arti marziali, in particolare tra il judo e la pittura giapponese, offre una prospettiva affascinante sulla cultura, la filosofia e l'espressione artistica giapponese. Questo articolo esplora come i principi del judo si riflettono nell'arte pittorica giapponese, analizzando le opere di artisti che hanno praticato o sono stati influenzati dalle arti marziali.

L'Armonia tra Arte e Arti Marziali

Molti maestri di arti marziali si sono distinti in varie forme d’arte, e per loro, integrare l’arte con le arti marziali, e viceversa, è stata un’esigenza per arricchirsi e completarsi. Esiste un profondo legame tra le arti marziali e l'arte, poiché entrambe condividono un impegno verso una ricerca quotidiana volta a migliorare la propria vita. Entrambe segnano l'inizio di un percorso interiore che, scrutando il fondo dell’animo umano, tende all’arricchimento e al benessere individuale e spirituale. Qualsiasi forma d’arte, incluse le arti marziali, richiede applicazione nello studio e una disciplina ferrea.

Shuhei Matsuyama: Un Maestro tra Due Mondi

Shuhei Matsuyama, pittore di fama internazionale, Maestro di Karatedo 5° Dan, Kyoshi di Goshindo e docente del Corso istruttori e maestri FIKTA, incarna perfettamente questa fusione. Nato a Tokyo nel 1955, Matsuyama si trasferisce in Italia nel 1976 per approfondire i suoi studi di arte pittorica presso l’Accademia di Belle Arti di Perugia, dove conosce Mari, sua futura moglie e madre dei loro tre figli. A Perugia inizia anche la pratica del karate. Nel 1979 a Palazzo dei Priori il Maestro allestirà la sua prima mostra e da allora presenterà le proprie opere in oltre cento mostre personali in Europa, Giappone e Stati Uniti d’America. Dopo essersi trasferito a Rieti per sette anni, all’inizio degli anni ‘90 si sposta con la famiglia a Milano, dove attualmente vive e lavora. Pratica e insegna Karatedo in Italia da oltre 36 anni.

Matsuyama descrive come la pratica del Karatedo abbia rivoluzionato il suo modo di pensare, insegnandogli l’importanza dell’armonia, del movimento e dell’energia. Questa valorizzazione dello spirito, del “Ki”, è ciò che cerca di restituire sulla tela attraverso le sue opere. Per Matsuyama, l'arte e il Karatedo sono due elementi complementari nella sua vita. L’amore per l’arte mi accompagna dalle scuole superiori, mentre il Karatedo l’ho conosciuto in Italia a vent’anni. L'artista sottolinea l'importanza dello Shin Gi Tai (cuore, tecnica e corpo) applicato all'atto creativo, un concetto che si riflette anche nello Shodo, l'arte calligrafica giapponese, che pratica da diversi anni. Idealmente il foglio bianco è come un tatami. È un vuoto da riempire con energia, movimenti armonici e ritmo. Si può tracciare un parallelo tra il karateka che esegue un kata in uno spazio definito e il pittore o il maestro di Shodo. È il concetto dello Shin Gi Tai applicato all’atto creativo. Per produrre l’arte servono infatti cuore, tecnica e corpo.

La Condivisione e l'Evoluzione

Come l’arte anche il Karatedo si evolve e si rinnova nel tempo. Nel Karatedo l’elemento della condivisione è fondamentale sia nel rapporto con il Maestro che con gli altri allievi. Il confronto e la costanza sono la base da cui partire per migliorarsi. D’altro canto l’arte è una forma di comunicazione che presuppone un pubblico, non ci può essere distanza tra chi dipinge e chi guarda l’opera. Per questo porto le mie esposizioni in tutto il mondo da Tokyo a San Francisco. Mi piace l’idea di condividere un linguaggio universale che poi è quello dell’energia.

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Matsuyama utilizza il termine Shu Ha Ri per indicare la capacità di innovare senza dimenticare la tradizione, un approccio fondamentale sia nell'arte che nelle arti marziali. Tra i suoi progetti più recenti ci sono i quadri Shin-on, dove si vede tra dieci anni? Shin-on significa ‘grido del cuore’, un’espressione del sé. Si tratta delle vibrazioni, o dell’energia interna dell’autore, che vengono condivise con chi sceglie di posare lo sguardo sull’opera.

L'Influenza del Judo nell'Arte di Yves Klein

Yves Klein, noto per le sue opere monocrome e per l'utilizzo di un blu molto particolare (blu Klein), ha rivestito ruoli molto importanti nello judo in Spagna e in Francia. Le sue opere monocrome, usando un blu molto particolare (blu Klein), sembravano immettere nell’eterno, unendo cielo e terra in cui scompariva la linea dell’orizzonte. Klein amava viaggiare più come «nomade esistenziale» che come un artista in cerca di nuovi orizzonti; e, al tempo stesso, non amava i confini, né quelli geografici, tanto meno - come avrà modo di scrivere nel testo preliminare all'esposizione di Le Vide (tradotto in questa pagina per la prima volta) - quelli che circoscrivono il campo della visione.

Klein si era dedicato allo studio della «via della lentezza», in compagnia di Armand Fernandez (Arman) e del poeta Claude Pascal. Tra loro si era stabilito una sorta di patto implicito sull'intenzione di «imparare il judo non come sport o tecnica di combattimento, ma per penetrare nello spirito bushido e quindi nello zen».

Il Gesto e l'Immateriale

Klein maturò la convinzione, che si sarebbe rivelata determinante nella serie delle Antropometrie, che «il corpo umano è uno spazio», pervaso da una sorta di «energia poetica» fuori-quadro. Il quadro - scrisse nel testo che accompagnava l'esposizione Le Vide, presso lo spazio di Iris Clert il 28 aprile del 1958 - è «energia poetica concentrata», laddove occorre ormai scioglierla in una «materia immateriale, impalpabile, non concentrata», libera nella sua forma «energetica». Klein, «è arte, arte con lo stesso valore della grande musica», ponendo in tal modo una distinzione che sarebbe stata fondamentale per tutto il seguito della sua attività: la ripetizione non è la riproduzione. Come la musica possiede una sorta di proprietà allografica, «deve essere ricreata ogni volta», e ogni volta l'estrema libertà del gesto si deve coniugare col suo automatismo, così l'apprendimento mnemonico dei kata, le forme, studiate e ripetute fino allo sfinimento devono infine sciogliersi nella naturalezza e nella dimenticanza, come il corpo e il colore devono liberarsi nell'immateriale.

La Filosofia dello Zen e l'Espressione Artistica

L'influenza della filosofia Zen è palpabile sia nel judo che nella pittura giapponese. La ricerca del vuoto, l'importanza del momento presente e la fluidità del movimento sono elementi chiave che si ritrovano in entrambe le discipline.

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Sumi-e: L'Arte dell'Inchiostro

Il Sumi-e, la pittura a inchiostro giapponese, è un esempio perfetto di come la filosofia Zen si manifesta nell'arte. Il Sumi-e ha alcuni temi tipici quali il Bamboo, che rappresenta l'inverno, o le Orchidee che rappresentano la primavera. Ogni tratto deve essere definitivo, perfetto, altrimenti il disegno va gettato. Il foglio bianco è uno spazio da riempire con energia, movimenti armonici e ritmo, un concetto simile al tatami nel judo.

Il Percorso Personale

La pratica del Sumi-e, come quella del judo, richiede dedizione, pazienza e comprensione del "sistema". La mente non ha più il controllo della mano, posso dipingere pensando ad altro… "dipingere per divertimento".. alla fine diventa "dipingere per dipingere"…..

Miyamoto Musashi: La Via della Spada e del Pennello

Miyamoto Musashi, grande maestro nell’arte della spada, vissuto fra il XVI e XVII secolo in Giappone, lascia un testamento spirituale in cui si dice che il guerriero dovrebbe seguire 2 vie: quella della spada e quella del pennello. Oltre che poeta, fu anche un pittore raffinato.

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