L'inchiesta de Le Iene ha portato alla luce una serie di sconvolgenti accuse di molestie e abusi sessuali all'interno di diverse palestre di karate, con vittime minorenni e carnefici figure di riferimento come maestri e allenatori. Il programma televisivo ha dato voce a ragazze e donne che hanno avuto il coraggio di denunciare le violenze subite, scoperchiando un sistema di omertà e complicità che ha permesso a questi abusi di perpetrarsi per anni.
La Testimonianza di Greta: L'Innocenza Violata
Una delle storie più toccanti è quella di Greta, una bambina che ha iniziato a subire molestie all'età di sei anni da parte del suo maestro di karate, Alberto Evangelista. La piccola racconta con innocenza e dolore gli abusi subiti: "Il maestro mi chiamava e io andavo da lui e poi lui mi metteva la mano nei pantaloni. Mi accarezzava nelle parti basse". La bambina, terrorizzata, confida alla madre di aver subito anche un bacio sulle labbra. La madre, sconvolta, registra la testimonianza della figlia, dando il via a un'indagine che rivelerà un quadro ben più ampio di abusi.
Federica e le Altre: Un Coro di Denunce
La storia di Greta non è un caso isolato. Le Iene hanno raccolto le testimonianze di altre ragazze che hanno subito molestie da parte di Evangelista. Federica racconta: "Ha cominciato a toccarmi il sedere. Con una mano mi toccava e con l’altra mi teneva ferma". Un'altra ragazza, durante una lezione in cui si era fatta male alla caviglia, racconta di aver subito abusi durante un massaggio: "Poi saliva e mi andava dentro i pantaloni. Credevo che lui voleva farmi male".
Queste testimonianze, unite a quelle di altre vittime, delineano un modus operandi inquietante da parte del maestro Evangelista, che approfittava della sua posizione di autorità e della fiducia delle allieve per compiere gli abusi.
L'Omertà e la Complicità: Un Sistema da Abbattere
Ciò che emerge con forza dalle inchieste de Le Iene è la diffusa omertà all'interno delle palestre. Un'altra ragazza, che aveva subito molestie anni prima, racconta di aver denunciato l'accaduto all'allenatore, ricevendo come risposta un'alzata di spalle e un laconico "lo so, che ci posso fare".
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Un collaboratore del maestro Evangelista ammette in un audio: "Dentro la palestra mia lo sapevamo quasi tutti questa cosa del maestro, ma da anni! Una cosa che magari nessuno andava a indagare più di tanto". Questa consapevolezza diffusa, unita alla mancanza di interventi concreti, ha permesso agli abusi di continuare per anni, protetti da un muro di silenzio e complicità.
Il Caso di Carmelo Cipriano: Abusi e Violenza su Minorenni
Un altro caso portato alla luce da Le Iene è quello di Carmelo Cipriano, un istruttore di karate arrestato per aver abusato di almeno sei minorenni. La testimonianza di Giada, una delle vittime, è particolarmente sconvolgente. Gli abusi sono iniziati quando Giada aveva solo 12 anni, durante un pigiama party organizzato in palestra: "Lui si è messo vicino a me e mi ha messo la mano nei pantaloni, ha cercato di masturbarmi. Poi mi disse che non era il caso di dirlo a nessuno".
Con il passare del tempo, gli abusi si sono intensificati, diventando sempre più violenti e degradanti. Cipriano esercitava un controllo totale su Giada, isolandola dagli amici, controllandole il telefono e minacciandola di suicidio se avesse rivelato gli abusi.
La Spirale di Violenza: Un Inferno Inimmaginabile
Giada racconta di aver subito non solo masturbazione e sesso orale, ma anche rapporti sessuali completi, spesso contro la sua volontà. "Era sempre orribile, era sempre un pianto". A 17 anni, Giada era arrivata al limite: "Mi facevo del male, mi picchiavo da sola, e poi i tagli sulle braccia".
La ragazza riesce a interrompere la relazione con Cipriano, ma il trauma subito è profondo e duraturo. Solo dopo aver visto l'ex maestro uscire da una stanzina con una ragazzina, Giada trova la forza di denunciare gli abusi subiti.
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La Giustizia e la Lenta Reazione
L'arresto di Cipriano e il suo rinvio a giudizio rappresentano un importante passo avanti nella lotta contro gli abusi nel mondo del karate. Il pm Ambrogio Cassiani ha sottolineato la "totale assenza di freni inibitori" e il "totale sprezzo delle regole di civile convivenza" da parte di Cipriano, evidenziando la sua pericolosità sociale.
Tuttavia, la strada verso la giustizia è ancora lunga e difficile. Le vittime devono affrontare il trauma degli abusi, il coraggio di denunciare e le difficoltà del processo penale. È fondamentale che la società civile, le istituzioni e il mondo dello sport si impegnino a fondo per prevenire e contrastare gli abusi, proteggendo i minori e garantendo loro un ambiente sicuro e protetto.
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