Leggende e Miti del Karate: Una Guida Completa

La parola "mito" deriva dal greco e significa "racconto". Il mito narra gesta di dei, semidei, eroi e mostri, diffondendosi oralmente prima di essere scritto e perpetuandosi nella tradizione. Miti e stereotipi, storie più o meno vere, pervadono la storia umana, e anche il karate si è diffuso globalmente grazie a racconti, stereotipi e miti. Questa diffusione è forse legata alle origini del karate in paesi lontani e sconosciuti fino all'era moderna?

Origini del Karate: Tra Storia e Leggenda

L'origine del Karate è un argomento di accesi dibattiti, mescolando realtà storiche e leggende tramandate. Tuttavia, si concorda che si radicò nell'Asia orientale, dove l'uso del combattimento corpo a corpo era diffuso. Si narra di un piccolo regno in estremo oriente, in cui il popolo non possedeva armi, probabilmente le isole di Ryuoky, ora prefettura di Okinawa tra Giappone e Cina.

Studi di arti marziali indicano che questa disciplina ha origine nel Vàjramushiti, un metodo di lotta sviluppato nella casta militare degli Kshatrya dell'antica India. Testi descrivono confronti di danza guerriera a mano disarmata, paragonabile al Karate. La leggenda attribuisce lo sviluppo dell'antico Karate a Bodhidharma "Tamo in cinese", fondatore del Buddismo Zen, noto ai giapponesi come Da Ruma Tashisi, vissuto tra il V e il XVI secolo d.C. Bodhidharma inventò movimenti basati su quelli degli animali.

Allo scopo di insegnare il buddismo, Bodhidharma intraprese un lungo viaggio dall'India alla Cina, incontrando l'Imperatore. Nello stesso periodo, l'Imperatore cercò i primi monaci (Tao Zen) per tradurre i testi buddisti dal Sanscrito al Cinese, affinché la popolazione potesse praticare questa religione. Quando il Bodhidharma arrivò in prossimità di uno dei templi buddisti, i monaci vedendo arrivare un membro ufficiale di un monastero straniero, gli impedirono di entrare e lo confinarono in una caverna: qui meditò fino a quando i monaci, rendendosi conto della validità della sua religione, cominciarono ad ammirarlo.

L'iter formativo prevedeva durissimi esercizi fisici, poiché Bodhidharma riteneva essenziale il legame tra spirito e corpo. Notò che i monaci, impegnati nella trascrizione di manoscritti, mancavano della preparazione fisica e mentale necessaria alla meditazione buddista, e insegnò loro movimenti per sviluppare la forza fisica. Questi esercizi di “Yoga indiano” erano basati sui movimenti dei diciotto animali dell'iconografia indo-cinese ed erano le prime fondamenta del Kung-Fu Shaolin, sviluppati poi in un sistema reale d'arti marziali, il Shorinji Kempo. Da allora, i monaci divennero famosi come formidabili lottatori senza armi.

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Nel XIV secolo, capi politici di Okinawa entrarono in contatto con la Cina, stabilendo rapporti con la dinastia Ming. Il re Satto instaurò una relazione di vassallaggio con la Cina, momento in cui iniziarono a trasmettersi i primi elementi delle arti marziali cinesi. Successivamente, l'imperatore cinese conferiva il titolo ai re di Okinawa inviando un'ambasceria composta da militari e civili, che risiedeva sull'isola per un massimo di 10 mesi. Dal 1372 al 1866, questo rituale venne ripetuto 23 volte, giocando un ruolo cruciale nella trasmissione delle arti marziali: sia le ambascerie cinesi che gli stessi cinesi trasferiti praticavano un'arte da combattimento “To-de” ovvero “mano-cinese”, inizialmente insegnata esclusivamente alla cerchia privilegiata della nobiltà, poi, segretamente, ad una piccola parte della popolazione locale visto che per tradizione ogni maestro dedicava il suo tempo e trasmetteva il proprio sapere solo ad un allievo.

A seguito degli stretti accordi commerciali e di vassallaggio tra Okinawa e la Cina, il Giappone invase l'isola nel 1609, ponendo fine alla sua indipendenza e annettendola al Giappone. I nuovi conquistatori vietarono l'uso delle armi agli isolani, punendo severamente chiunque ne fosse trovato in possesso. Gli abitanti si dedicarono segretamente allo studio di una forma di autodifesa contro gli invasori, dando origine alla scuola Okinawa-te («mano di Okinawa»), detta anche to-de («mano cinese»), che si differenziava in tre stili: Naha-te, sul modello del kung-fu / gongfu della Cina meridionale (shorei-ryu), Shuri-te e Tomari-te, sul modello del kung-fu / gongfu della Cina settentrionale (shorin-ryu). Il primo maestro delle Ryu-kyu fu Sakugawa di Shuri (1733-1815), soprannominato “Tode” perché combinò il kempo, da lui studiato in Cina, con le arti marziali di Okinawa. Fu suo allievo Sokon Matsumura di Shuri (1809-1901), maestro di Anko Azato (1827-1906), a sua volta maestro di Funakoshi.

Figure Chiave nella Storia del Karate

Sokon Matsumura (1809?-1899): Maestro di spada e guardia del re a Shuri, imparò il karate durante i suoi viaggi in Cina. La sua scuola, situata a Shuri, fu chiamata Shuri-te.

Higahonna (1852-1915): Fondò una scuola a Naha. Tra i suoi allievi figurano Miyagi (1888-1953), fondatore dello stile Goju, e Mabuni (1889-1952), fondatore dello Shito.

Itosu Anko (1831-1915): Fu un maestro elementare ed ebbe parte nella prima organizzazione del karate ad Okinawa.

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Gichin Funakoshi (1868-1957): Considerato il "creatore del karate moderno", imparò il karate da Asato ed Itosu. Nel 1922, si esibì a Tokyo, esportando l'arte marziale al di fuori di Okinawa.

Miti Comuni sul Karate

Racconti, stereotipi e credenze popolari sono un modo per tramandare miti e leggende, alcuni dei quali possono essere divertenti.

  • Il karate è solo uno sport: Sebbene possa essere praticato come sport, il karate è un'arte marziale con una profonda filosofia e valori.
  • Il karate è solo per i giovani: Adatto a persone di tutte le età, anche se può essere iniziato in giovane età.
  • Il karate è violento, pericoloso e le lesioni sono frequenti: Il karate enfatizza il rispetto, l'autodisciplina e la padronanza di sé più che l'aggressività.
  • Il karate rende una persona invincibile: Può migliorare le capacità di autodifesa, ma non rende invincibili.
  • I karateka hanno un totale autocontrollo: L'autocontrollo è un obiettivo, ma non sempre una realtà.
  • Quando ottieni la cintura nera, devi registrarti come arma letale presso la stazione di polizia: Questo è un mito infondato.
  • Il karate è solo colpi e calci: Include anche tecniche di blocco, proiezioni, atterramenti, leve articolari e sottomissioni.
  • I karateka spaccano mattoni in palestra per indurire varie parti del corpo: Questo è un mito alimentato dal cinema.

L'Importanza dei Kata nell'Analisi dei Miti

L'analisi dei kata è cruciale per smentire i miti sul karate. Ad esempio, il mito che il karate sia stato creato da nobili o guerrieri ad Okinawa è smentito dal fatto che fu sviluppato principalmente da contadini per difendersi senza armi.

Il Karate Kyokushinkai: Una Realtà Specifica

Il Karate Kyokushinkai, fondato da Mas Oyama, rappresenta un esempio specifico all'interno del mondo del karate. Mas Oyama, nato in Corea del Sud, si dedicò al karate dopo aver fallito l'ammissione all'armata imperiale come pilota di aviazione. Il suo stile enfatizza la forza, la potenza e il combattimento a contatto pieno. Oyama si ritirò sulle montagne per temprarsi fisicamente e spiritualmente, combattendo anche contro un toro a mani nude nel 1947. Nel 1954, iniziò a dimostrare la sua abilità sconfiggendo avversari con un solo colpo.

Oyama fondò il suo dojo, l'Oyama-dojo, che in seguito divenne il Kyokushinkai, con l'obiettivo di riscattare l'onore del karate giapponese. Il Kyokushinkai si diffuse in tutto il mondo, diventando noto per i suoi tornei a contatto pieno e per l'allenamento rigoroso. I praticanti del Kyokushinkai sono spesso considerati tra i combattenti più determinati nel panorama marziale.

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Il Codice Morale del Karate

Il karate non è solo un'arte marziale, ma anche un modo di vita. I valori morali promossi dagli insegnanti (Sensei) includono il rispetto per gli avversari, l'importanza della gerarchia e dei progressi, e l'applicazione dei principi del karate nella vita quotidiana. Il karate è un patrimonio culturale che si trasmette di generazione in generazione, basato sul concetto di "via della mano vuota".

Il codice morale del karate include:

  • Onore: La virtù essenziale, che implica una condotta esemplare.
  • Lealtà e Fedeltà: Nei confronti degli ideali e di coloro che li condividono.
  • Sincerità: Nelle parole e nelle azioni, espressa nel saluto.
  • Coraggio: La forza d'animo per affrontare il pericolo e la sofferenza.
  • Bontà e Benevolenza: Aiuto reciproco e attenzione al prossimo.
  • Umiltà: Priva di protagonismo e vanità, per un equilibrio interiore.
  • Rettitudine: Lealtà, onestà e sincerità per prendere decisioni ragionevoli.
  • Rispetto: Buona educazione verso gli altri, indipendentemente dalle loro qualità.
  • Autocontrollo: La capacità di controllare sentimenti, pulsioni e istinti.

I Diversi Stili di Karate

Nel corso del tempo, il karate si è evoluto in diversi stili, ognuno con le proprie caratteristiche e peculiarità. Alcuni dei principali stili includono:

  • Shotokan: Fondato da Gichin Funakoshi, considerato una disciplina interiore. Si caratterizza per posizioni basse, stabili e forti.
  • Shitō-ryū: Fondato da Kenwa Mabuni, combina elementi di diversi stili.
  • Goju-Ryu: Lo stile più antico, originario di Okinawa. Alterna tecniche dure a quelle più morbide.
  • Wado-ryu: Uno stile moderno che fonde il karate di Okinawa con il Kumite. Le posizioni sono alte e morbide, con enfasi sulla fluidità dei movimenti.
  • Shotokai-ryu: stile di Shigeru Egami (1912-1981). Shotokai significa “Associazione (kai) di Shoto” e in origine le due denominazioni Shotokan e Shotokai identificavano lo stesso gruppo di persone.

L'Allenamento nel Karate

L'allenamento nel karate comprende diverse componenti, tra cui:

  • Kihon: L'apprendimento delle tecniche basilari e degli schemi motori.
  • Kata: Sequenze di tecniche eseguite contro un avversario immaginario.
  • Kumite: La forma di combattimento più usata nel karate, basata su tecniche piedi-pugni.

L'Abbigliamento e l'Etichetta nel Karate

Per praticare il karate, è necessario indossare il karate-gi, composto da una giacca (uwagi), pantaloni di cotone bianco (zubon) e una cintura colorata (obi) che indica il livello di conoscenza acquisita. L'abbigliamento deve essere sempre ordinato e il nodo della cintura deve essere fatto correttamente.

Sul tatami (la superficie di allenamento), è proibito camminare con le scarpe. Gli zoori (tipiche ciabatte giapponesi) devono essere ordinate fuori dal tatami.

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