Lottatori Angelo Bianco: Una Storia di Successi e Passione nello Sport Italiano

L'articolo esplora la storia di diversi lottatori italiani, soprannominati "Angelo Bianco", che hanno lasciato un segno indelebile nel mondo della lotta e del sollevamento pesi, sia a livello nazionale che internazionale. Questi atleti, attraverso le loro vittorie olimpiche, mondiali ed europee, hanno contribuito a scrivere pagine importanti nella storia dello sport italiano.

I Pionieri della Lotta Greco-Romana e del Catch

Tra i primi lottatori a distinguersi troviamo un campione italiano professionisti di lotta greco-romana, vincitore ad Alessandria nel gennaio 1902, sia nei pesi medi che nell'"assoluto". Questo atleta poliedrico nel 1905 vinse il campionato europeo di Liegi, e nel 1907 e 1909 i campionati mondiali di Parigi e di Milano. Dimostrando la sua forza eccezionale, nel 1912 e 1913 stabilì diversi primati mondiali di sollevamento pesi "in ponte" e nel 1921 il record mondiale di spostamento da terra con un braccio in "crochetage". Dopo una parentesi nel cinema, tornò sul tappeto nel 1924 e quattro anni più tardi ottenne l’ultimo grande successo sconfiggendo a Roma il boemo Hans Kavan. Conclusa la carriera agonistica, fu prima allenatore, poi (fino al 1943) commissario tecnico dei lottatori italiani. A testimonianza del suo valore, fu insignito della Medaglia d’oro CONI al Valore Atletico.

Un altro protagonista di questo periodo fu un campione mondiale professionisti di catch, che nel 1920 a Boston conquistò il titolo nei medio-massimi e nel 1924 a Filadelfia nell'assoluto. Nel 1929 si aggiudicò a Boston una cintura d’oro e brillanti. Nel 1934 fu assunto dal Comune di Milano per insegnare la lotta libera ai vigili urbani. Nel 1936 vinse il torneo di Bologna, battendo in finale il forte ungherese Bela Nagy.

L'Era Olimpica: Trionfi e Medaglie

Il periodo olimpico vide emergere numerosi talenti che portarono in alto i colori italiani. Un atleta vinse la medaglia d’oro all’Olimpiade di Londra 1908 (leggeri), scrivendo la prima luminosa pagina nella storia della allora Federazione Atletica Italiana. Partecipò anche alle Olimpiadi del 1920 e 1924.Nel 1919 si classificò 2° ai “Giochi Interalleati” di Joinville-le Pont. “Il ragazzo che atterrava gli uomini” (così lo definì La Gazzetta dello Sport) era tanto piccolo da far sentire a proprio agio anche il minuscolo Re d’Italia, quando volle conoscerlo.

Un altro lottatore conquistò la medaglia d’oro all’Olimpiade di Anversa 1920 (pesi massimi). Nel maggio 1922 a Genova stabilì il primato mondiale di distensione a due braccia con 116 kg. Partecipò anche all’Olimpiade del 1924, classificandosi 6° nei massimi.

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Non mancarono le figure plurimedagliate, come l'atleta che vinse l'oro all'Olimpiade di Parigi 1924 e l'argento ad Amsterdam 1928 (pesi piuma), e colui che conquistò l'oro a Parigi 1924 e due argenti ad Amsterdam 1928 e Los Angeles 1932 (pesi medi), partecipando a ben 4 Olimpiadi.Vinse anche 2 medaglie d’argento ai campionati europei (1930 e 1931).

Un sollevatore di pesi si distinse vincendo l'oro all'Olimpiade di Parigi 1924 (pesi massimi), dove stabilì il primato mondiale nelle 5 alzate con 517,5 kg. Partecipò anche all’Olimpiade del 1928 nei massimi. Fu 8 volte campione italiano di categoria.Nel 1924 stabilì il record mondiale nei 5 esercizi dell’epoca (517,5 kg): 2 con un braccio, 3 con due braccia.

Dagli Anni '30 ai '70: Una Lunga Tradizione di Successi

Anche negli anni successivi, i lottatori italiani continuarono a ottenere importanti risultati. Un atleta, soprannominato "l'Ercole proletario" per la sua appartenenza all'APEF, vinse l'oro all'Olimpiade di Los Angeles 1932 (pesi piuma) e il bronzo ad Amsterdam 1928 (pesi gallo). Partecipò anche all’Olimpiade del 1924. 14 presenze in Nazionale. Ai campionati europei conquistò una medaglia d’oro nel 1927 (gallo), una d’argento nel 1925 (gallo), una di bronzo nel 1934 (piuma).

Un altro lottatore vinse il bronzo all'Olimpiade di Amsterdam 1928 (pesi piuma).

Un altro ancora vinse il bronzo alle Olimpiadi di Los Angeles 1932 (pesi medio-leggeri) e di Londra 1948 (pesi medi). Partecipò a 4 Olimpiadi nella lotta greco-romana (nel 1936 anche nello stile libero). 41 presenze in Nazionale nella greco-romana, 2 nello stile libero. Ottenne 29 vittorie su 35 incontri internazionali disputati. Medaglia di bronzo al campionato europeo 1934. Fu 32 volte campione italiano assoluto, tra greco-romana e stile libero.

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Un altro atleta conquistò l'argento all'Olimpiade di Los Angeles 1932 (pesi gallo). Medaglia d’oro nel 1935 e di bronzo nel 1931 ai campionati europei (gallo). 19 presenze in Nazionale (15 in GR e 4 in SL). Vinse 16 titoli italiani: 6 in GR e 10 in SL.

Un lottatore vinse il bronzo all'Olimpiade di Los Angeles 1932 (pesi leggeri).

Un altro atleta vinse l'oro all'Olimpiade di Londra 1948 (pesi mosca). Vinse 2 medaglie di bronzo ai campionati mondiali 1950 e 1955 (gallo). 18 presenze in nazionale (15 in GR, 3 in SL). Fu 7 volte campione italiano assoluto (6 in greco-romana, una in stile libero).

Un altro lottatore vinse l'argento alle Olimpiadi di Helsinki 1952 e di Melbourne 1956, 5° nel 1960, 4° nel 1964 (sempre nei pesi mosca). Una medaglia d’oro a Karlsruhe (1955) e 2 d’argento (1962 e 1963) ai campionati mondiali; una medaglia d’oro (1951) e una d’argento (1963) ai Giochi del Mediterraneo. Nel 1969 si aggiudicò a Belgrado l’Olimpiade “dei silenziosi”. 24 presenze in Nazionale (di cui una nello SL). Fu 10 volte campione italiano assoluto (7 in GR, 3 in SL).

Un altro vinse il bronzo all'Olimpiade di Melbourne 1956 (pesi massimi). Una medaglia d’oro (1963) e una d’argento (1955) ai Giochi del Mediterraneo. 17 presenze in Nazionale (di cui una nello SL). Fu 12 volte campione italiano assoluto.

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Un altro lottatore vinse il bronzo all'Olimpiade di Melbourne 1956 (pesi massimi). Una medaglia di bronzo al campionato mondiale 1957; 2 medaglie d’argento (1956 e 1958) e una di bronzo (1960) ai campionati europei; una medaglia d’oro (1955) ai Giochi del Mediterraneo. 18 presenze in Nazionale. Fu 11 volte campione italiano assoluto.

Un altro vinse il bronzo all'Olimpiade di Roma 1960 (pesi piuma). 2 medaglie d’argento (1957 e 1961) e 2 di bronzo (1958 e 1959) ai campionati mondiali; una medaglia d’oro (1961), 5 d’argento e 4 di bronzo ai campionati europei; 2 medaglie d’oro (1955 e 1967) ai Giochi del Mediterraneo.

Un altro lottatore vinse il bronzo all'Olimpiade di Monaco 1972 (pesi mosca). Una medaglia di bronzo al campionato europeo 1969. 16 presenze in Nazionale (12 in GR e 4 in SL). Fu 13 volte campione italiano assoluto: 3 in GR e 10 in SL. Medaglia d’argento CONI al Valore Atletico, Medaglia d’Onore al Merito Sportivo.

Un altro vinse il bronzo all'Olimpiade di Monaco 1972 (pesi leggeri). Una medaglia d’oro in GR (1975) e una d’argento in SL (1971) ai Giochi del Mediterraneo. 11 presenze in Nazionale (10 in GR e 1 in SL). Fu14 volte campione italiano assoluto: 11 in GR e 3 in SL. Medaglia d’argento CONI al Valore Atletico, Medaglia d’Onore al Merito Sportivo.

Carlo Bianco di Saint-Jorioz: Un Intellettuale Rivoluzionario nello Sport

Oltre ai successi puramente sportivi, è importante ricordare figure come Carlo Bianco di Saint-Jorioz, nato a Barge (Cuneo) il 10 aprile 1795. La sua storia, intrecciata con la lotta per l'indipendenza italiana, offre un esempio di come lo sport possa essere legato a ideali di libertà e impegno civile. Iniziati gli studi di giurisprudenza all'università di Torino, con la Restaurazione intraprese la carriera militare venendo nominato sottotenente, e poi tenente, del reggimento dei dragoni del re. In questi anni il B. si andò decisamente orientando verso posizioni liberali avanzate e - entrato in rapporti con nuclei di federati - svolse una efficace attività cospirativa all'interno del suo reggimento, tanto che figurò tra i principali promotori del movimento insurrezionale di Alessandria nella notte dal 9 al 10 marzo 1821. Il 10 marzo fu incluso nella giunta provvisoria di governo presieduta da G. Ansaldi, e ne firmò il manifesto che proclamava la costituzione spagnola del 1812. Dopo il fallimento del movimento rivoluzionario, il B. riuscì a lasciare il paese imbarcandosi a Genova alla volta della Spagna, mentre il procedimento aperto contro di lui per alto tradimento si chiudeva con la condanna a morte e la confisca di tutti i suoi beni (19 luglio 1821). In Spagna combatté per la causa costituzionale in Catalogna, prima al comando di un corpo di lancieri formato da esuli italiani, e poi nello Stato Maggiore di R. de Riego, distinguendosi tra l'altro nella battaglia di Mataró (23 maggio 1823). Arrestato subito dopo a Malaga in conseguenza del crollo delle forze rivoluzionarie, rimase in carcere per alcuni mesi finché, fuggito, poté riparare a Gibilterra, da dove s'imbarcò per la Grecia, e di lì per Malta. Nell'esilio maltese il B. meditò a lungo sulla questione della rivoluzione nazionale italiana, consegnando il frutto delle sue riflessioni in un "trattato" stampato a Malta con il titolo Della guerra nazionale d'insurrezione per bande,applicata all'Italia. Il B. assumeva come punto di partenza l'asserzione che l'Italia non avrebbe potuto iniziare la sua lotta di liberazione con un esercito regolare, perché non era possibile sperare che le truppe dei vari stati italiani si concentrassero con un movimento simultaneo in un punto determinato per intraprendere in comune la guerra contro le milizie austriache; e non era neppure da attendersi una esplosione popolare generale che sterminasse, come in un nuovo Vespro, gli stranieri. Ne scaturiva la conseguenza che l'unico sistema da adottare nella lotta di liberazione (che era vista come lotta "nazionale", cui avrebbe dovuto prendere parte tutto il popolo, e in primo luogo i contadini) era perciò la guerra "di parte", la guerriglia partigiana condotta da piccole bande, la cui essenza doveva consistere nel logoramento assiduo del nemico, evitando l'urto frontale, fino a rendergli impossibile la permanenza nella penisola. La caratterizzazione che della guerra per bande si dava nel "trattato" era esplicitamente derivata dallo studio delle lotte popolari antifrancesi svoltesi durante il periodo napoleonico in Calabria, in Russia e, soprattutto, in Spagna. Lo scritto del B. è interessante, oltre che per la teorizzazione della guerra per bande (che Mazzini farà propria fin dall'atto della fondazione della Giovine Italia e che sarà uno dei filoni essenziali del pensiero democratico risorgimentale), per le sue posizioni più propriamente politiche. Il B. non solo è infatti decisamente unitario e repubblicano, ma nel suo "trattato" sono anche presenti motivi ed elementi ideologici che fanno pensare ad una possibile influenza buonarrotiana. Certamente tra il piemontese e Filippo Buonarroti non ci furono - come si vedrà - contatti né personali né epistolari prima della fine del 1830, ma motivi tipici del mondo ideale buonarrotiano (o almeno neogiacobino) sono comunque chiaramente percepibili nella Guerra nazionale d'insurrezione: anzitutto la contrapposizione tra ricchi e poveri e la condanna moralistica delle ricchezze (I, pp. 32 ss.); il giudizio negativo sulle capitali e sulle grandi città, agglomerati di vizi e fomiti di corruzione (I, pp. 18 s.); la necessità della creazione di una dittatura rivoluzionaria e del ricorso al terrore contro i nemici della rivoluzione (I, pp. La rivoluzione francese del luglio 1830 e le speranze che le "tre gloriose" avevano acceso tra gli emigrati italiani circa la possibilità di tentare un movimento insurrezionale in Italia spinsero il B. a lasciare Malta: alla fine di quell'anno egli era infatti a Parigi dove, presentato da Prospero Pirondi, entrò in relazione personale con F. Buonarroti. Insieme con il vecchio rivoluzionario il B. entrò a far parte nel gennaio 1831 di quella Giunta liberatrice italiana che si proponeva di dirigere l'azione delle varie società e gruppi patriottici formatisi tra gli emigrati italiani all'indomani della caduta di Carlo X. In questi stessi mesi il B. si mise alla testa della società segreta di ispirazione buonarrotiana degli "Apofasimeni", che allungò le sue propaggini in Toscana, a Bologna e a Napoli. Nel febbraio 1831 egli si portò a Lione, per prendere parte ai preparativi della prima spedizione sulla Savoia, organizzata dagli esuli italiani e impedita dall'intervento delle autorità francesi; e subito dopo si recò in Corsica, per tentare di organizzare da quell'isola una spedizione per aiutare gli insorti dell'Italia centrale. Venuta meno anche questa possibilità, il B. La ricostruzione delle relazioni tra i due esuli non è però facile, perché la documentazione al riguardo è scarsa. È certo comunque che il B. subì l'ascendente intellettuale di Mazzini, che lo convinse ad aderire alla Giovine Italia, alla cui organizzazione il piemontese (che vi prese il nome di guerra di Ghino di Tacco) lavorò assiduamente nel corso del 1832e 1833, pur senza abbandonare definitivamente le sue idee giacobino-buonarrotiane (di qui i giudizi cautelosi e limitativi sul B. che ricorrono nell'epistolario mazziniano, di cui il più significativo è quello contenuto in una lettera a Luigi Amedeo Melegari del 28sett. 1833: "Infatto di principii lo credo dotato di alcuni principii, profondamente sentiti: non intelletto agile: non vedute estese: cervello ristretto, come in generale son tutti i Buonarrotisti,montagnards del 1833. In particolare il B. fece parte della Congrega centrale della Giovine Italia, e cooperò attivamente alla preparazione della seconda spedizione sulla Savoia, nel corso della quale ebbe il comando di una delle colonne d'invasione. E probabilmente in connessione con questo tentativo pubblicò nel 1833 un Manuale pratico del rivoluzionario italiano desunto dal trattato sulla guerra d'insurrezione per bande, destinato a divulgare in forma più piana ed accessibile i principi della guerra partigiana teorizzati nell'opera maggiore del 1830. Fallita la spedizione in Savoia, il B. fu tra i firmatari dell'atto costitutivo della Giovine Europa (15 apr. 1834), ma costretto poco dopo a lasciare la Svizzera - anche per le pressioni del governo francese -, esulò a Bruxelles, donde continuò a mantenersi in contatto epistolare con Mazzini allontanandosi però gradatamente da una partecipazione attiva alla lotta politica. Nella città belga visse con la moglie, Adele Bonsignore (cui si era unito in Piemonte nel 1818 e che sposò legalmente a Marsiglia il 2 ag. 1832) e con il figlio Alessandro, premuto dal bisogno e logorato dallo sconforto. Ad accrescere il suo sconforto contribuì forse il comportamento del figlio Alessandro che, mandato dal padre in Piemonte per cercare di ottenere la revoca della confisca dei beni, fece atto di omaggio a Carlo Alberto e si arruolò nell'esercito piemontese (3 genn. 1840), pur mantenendo affettuosi rapporti epistolari col padre. In questo quadro maturò nel B. Tra gli scritti del B., oltre a quelli citati, sono da ricordare una lettera, in difesa della Giovine Italia, stampata nella Tribune di Parigi del 21 marzo 1832(datata Marsiglia, 6 marzo 1832); la replica all'opuscolo di G. Ramorino,Précis sur les derniers événements de Savoie, stampata nell'Europe centrale dell'8 maggio 1834 (datata 15apr. 1834; è riprodotta in Ediz. naz. degli scritti… di G. Mazzini, IX, pp. 248-253); ed una relazione sulla spedizione di Savoia stampata in Risorgimento italiano, novembre-dicembre 1914, pp. Lettere inedite del B. si trovano nella raccolta di autografi del fondo Piancastelli della Biblioteca Comunale di Forlì, nel Museo centrale del Risorgimento di Roma (b. 512, n. Bibl.: Per notizie generali sulla biografia del B.: G. Mazzini, C. B. [necrologio], in Apostolato popolare, Londra, 30 sett. 1843 (ora in Ediz. naz. degli scritti, XXV, pp. 241-244); A. Vannucci, I martiri della libertà ital. dal 1749 al 1848, Milano 1887, I, pp. 323-327; L. Carpi, Il Risorg. ital., Milano s.d., III, pp. 175-184 (pubblica alcune lettere del B. all'ab. Pietro Mucci ed al figlio Alessandro). Per i rapporti con Mazzini, oltre all'Epistolario mazziniano, vedi: Protocollo della Giovine Italia, ad Indicem. La lettera di Buonarroti a Pirondi è in R. Marmiroli,Un mazzetto d'autografi, in Gazz. di Reggio, Reggio Emilia, 3 giugno 1951. Per la partecipazione del B. alla rivol. piemontese del 1821, cfr. C. Torta,La rivoluzione Piemontese nel 1821, Roma-Milano 1908, pp. 89, 98. Per il suo esilio in Spagna è da vedere C. Beolchi,Reminiscenze dall'esilio, Torino 1852, pp. 116 s. e 215-217 (il Beolchi dedicò al B. la prima edizione del suo scritto). Per gli "Apofasimeni" cfr. A. M. Ghisalberti, Cospirazioni del Risorg., Palermo 1938, pp. 31 ss.; dei rapporti del B. con Mazzini e con Buonarroti si occupano anche A. Saitta, Filippo Buonarroti, Roma 1950-1951,ad Indicem, e A. Galante Garrone,F. Buonarroti e i rivoluzionari dell'Ottocento, Torino 1950,ad Indicem. Un accurato e penetrante esame del pensiero militare del B. è quello di P. Pieri, C. B. e il suo trattato sulla guerra partigiana, in Boll. stor. bibl. subalpino, LV (1957), n. 2, pp. 373-424; LVI (1958), n. I, pp. 77-104. Per questo aspetto cfr. anche V. Parmentola, C. B., G. Mazzini e la teoria dell'insurrezione, in Boll. d. Domus mazziniana, V(1959), n. 2, pp. 5-40. Per altri elementi biografici si vedano infine: Rossini,Frammenti della vita del conte C. A. B. di S. J., Torino 1853; G. Roberti,Un volumetto di lettere d'un condannato del 1821, in Boll. uff. del primo Congresso storico del Risorgimento italiano, Milano, maggio 1906, pp. 151-160; L. Ferraris, Il C.L.N. nel 1830, in Agorà, II(1946), p. 38; L. Ferraris,Carlo Bianco conte di Saint-Jorioz (1795-1843) e Documenti inediti, in Boll. stor. bibl. subalpino, LX (1962), pp. 83-146 (115-146: documenti). Vedi ancora Diz. del Risorg. naz., II, pp. 289 s.; Encicl. Ital., VI, p.

Andora: Una Comunità Legata allo Sport e alla Storia

La storia dei "lottatori angelo bianco" si intreccia anche con la storia di comunità locali come Andora, in Liguria. Questa cittadina, attraverso iniziative come la rassegna "Storie Andoresi", ha celebrato il proprio passato e le figure che hanno contribuito a plasmarla.

Migrazione e Passione per la Scrittura

Un esempio è la storia di Salvatore La Franca, un prolifico scrittore andorese che ha dedicato odi ad Andora, testimoniando il legame tra i migranti del Sud Italia e la loro terra d'adozione. Nato nel 1926 a Realmonte, ha scritto 54 libri, 26 sono in Sicilia, è stato 12 volte Accademico. Viveva in una piana contadina, la sua famiglia aveva terre e proprietà, ma la guerra ha reso fragile l’economia meridionale e della sua Sicilia. Nel 1952 arriva ad Andora, lavora dalle 13 alle 16 ore al giorno. Lavora e basta per i primi sei mesi, non esce neanche fuori di casa dopo il lavoro, ma quando lo fa si innamora della bellezza di Andora che allora era molto diversa da oggi e di cui coglie il fascino in alcune odi, anche molto note come quella intitolata "La Porta". Va anche in Africa dove dirige il lavoro di squadre di operai. E’ in Iran, Arabia Saudita. Poi la guerra arriva anche lì e torna a casa. Nell’80 torna ad Andora. Guardiano di notte. La sua prima poesia l’aveva scritta a 7 anni: "Carabinieri". Avrebbe voluto continuare a studiare, ma le ristrettezze economiche lo hanno costretto a lavorare per aiutare la sua famiglia. A 60 anni va in pensione. Di famiglia contadina, ha sempre amato la lettura e dopo tante ore di lavoro al giorno, l’amore per la cultura lo portava a leggere e poi a scrivere. Ha grande facilità a apprendere le lingue e si cimenta in opere in versi e persino con opere di matematica e scienza.

Trasformazione Urbana e Ricordo del Sindaco Momigliano

Un altro capitolo importante nella storia di Andora è legato al sindaco Walter Momigliano, che negli anni '60 avviò la trasformazione del comune da località agricola a centro balneare. Fondamentale per lo sviluppo della cittadina alcune opere: il Piano Regolatore, la predisposizione della rete fognaria e dell’acquedotto, con l’allaccio al fiume Roja. A lui si deve il progetto di Pinamare e l’avvio della costruzione del Porto. Durante la serata è intervenuto l’avvocato Francesco Bruno, sindaco dal 1975 al 1995, il quale ha ricordato che la costruzione del porto è stata determinante per definire il litorale come lo vediamo oggi: "Un'opera importantissima per Andora, voluta a levante dal sindaco Walter Momigliano; se oggi abbiamo delle splendide spiagge in sabbia è proprio grazie al gioco di correnti che si è venuto a creare per la presenza del porto. Negli anni '60, infatti, le spiagge erano prevalentemente di sassi."

Storie di Bagnini e l'Arrivo del Turismo

La rassegna "Storie Andoresi" ha anche celebrato i bagnini che hanno contribuito allo sviluppo turistico della cittadina, aprendo la strada a un'epoca di vacanze e trasformando il litorale. Era un’epoca di vacanze, immortalate in foto in bianco e nero, fatta di soggiorni lunghi anche un mese, con gli stabilimenti balneari che lottavano ogni giorno con le mareggiate, in un litorale che ancora non era di sabbia finissima. Sarà, infatti, la costruzione del porto a deviare le correnti e a donare ad Andora le spiagge profonde e dorate che abbiamo oggi. Allora il ripascimento lo si faceva, ogni giorno, con pala e carriola e la sabbia era presa dal mare, con l’ausilio di pompe rudimentali, guidate a mano.

Memorie della Resistenza e Valori di Libertà

La Resistenza andorese, raccontata dalle voci dei partigiani e dei loro familiari, rappresenta un altro momento significativo nella storia della comunità, un esempio di lotta per la libertà e di impegno civile. Durante l’incontro sono stati ricordati tutti i protagonisti della Resistenza di Andora e si è dato storia e volto a quei partigiani come Giovanni Molineri, Alberto Divizia, Luigi Vaghi, Giovanni Rattalino e Alessandro Carminati a cui sono state intitolate vie importanti del Comune. L’incontro ha raccolto le testimonianze dirette del partigiano Leopoldo Fassio, che ha portato la valigetta da medico di Felice Cascione e del partigiano Noris Faustelli, che a sedici anni entrò nei partigiani, di cui è stata proiettata una video intervista. L’inquadramento storico delle vicende è stato realizzato dagli studenti della scuola Secondaria di Primo Grado “Benedetto Croce” che hanno dato il loro contributo anche con interventi canori.

Evoluzione del Commercio e del Turismo

La trasformazione delle attività commerciali e turistiche di Andora, dagli anni '60 ad oggi, è un altro aspetto importante della sua storia, testimoniato dalle voci dei negozianti e degli albergatori che hanno vissuto in prima persona questi cambiamenti. Infatti la località della MARINA era una piana agricola intensamente coltivata, con poche abitazioni. Nella zona a mare di Andora il centro commerciale era la PIGNA (Via Carminati) dove vi erano tutti negozi di vario genere: alimentari, macellerie, pescivendolo, ferramenta, edicola e tabacchino, farmacia, fotografo, parrucchiere, ufficio postale, stazione ferroviaria, scuola, studi medici, caserma dei carabinieri e della finanza.

Il Dialetto Andorese: Un Patrimonio Culturale da Preservare

La parlata di Andora, con le sue varianti tra Rollo e la Marina, rappresenta un patrimonio culturale da preservare, come testimonia il lavoro di ricerca sul dialetto effettuato da Adriano Ghiglione. Ha spiegato Ghiglione: “La mia parlata è quella di Rollo che ho confrontato con quella della Marina. Ho ricostruito la grammatica, la fonetica, la coniugazione dei verbi; il lavoro più lungo è stato quello per la realizzazione del dizionario. Ora siamo in pochi a parlare l’andorese di un tempo, perché il dialetto originale si è mischiato con le parlate di chi, emigrato da altre zone della Liguria e d’Italia, è arrivato ad Andora a coltivare i campi”.

Cambiamenti Socio-Culturali dagli Anni '60 al 2000

Lo scrittore locale Nello Giusto, attraverso il suo libro "Anni '60 - 2000 - I grandi cambiamenti ad Andora e in Italia", ha analizzato le trasformazioni socio-culturali che hanno interessato Andora e l'Italia nel corso di questi decenni. È stato un viaggio che ha ricostruito l’evoluzione culturale, economica e sociale sia di Andora che di una nazione passata attraverso il boom economico e approdata alla modernità. Nessuna nostalgia, ma un’analisi di ciò che è cambiato insieme a qualche riflessione personale. Il libro ha proposto al pubblico il viaggio nella realtà di un tempo: la piana agricola, la vita nelle borgate, i luoghi di aggregazione, la nuova economia legata al turismo che cambiò, insieme all’edilizia, il volto e le abitudini del nostro paese.

Pallapugno: Una Tradizione Sportiva Lunga 55 Anni

Infine, la rassegna "Storie Andoresi" ha reso omaggio alla squadra di Pallapugno "Don Dagnino", la più antica associazione sportiva di Andora, che da oltre 55 anni porta avanti una tradizione di successi e passione per questo sport. Dagli anni ’60 ai giorni nostri ha conquistato numerosi titoli e campionati. I ricordi dei campioni di ieri e di oggi hanno fatto vivere ai più giovani i momenti della fondazione: dalla costruzione dello sferisterio a cui misero mano tanti volontari che trasformarono in un impianto attrezzato quel terreno grezzo che tutti chiamavano 'la fascia della Madonna'" alle tante vittorie.

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