Il dibattito sulla sicurezza degli sport da combattimento, in particolare pugilato e MMA (Mixed Martial Arts), è un tema ricorrente e acceso. La spettacolarità e l'intensità di queste discipline attirano un vasto pubblico, ma sollevano interrogativi sui potenziali rischi per la salute degli atleti. Questo articolo si propone di analizzare in modo approfondito e semiserio le statistiche relative a infortuni e decessi nel pugilato e nelle MMA, cercando di fare chiarezza su quale sia lo sport più pericoloso e quali misure preventive possano essere adottate per tutelare l'integrità fisica dei combattenti.
L'attrazione per la lotta: tra eroismo e spettacolo
La passione per gli sport da combattimento affonda le radici nella storia dell'umanità. Fin dai tempi degli eroi omerici, la sfida fisica e il confronto diretto hanno esercitato un fascino innegabile. Come scriveva Giambattista Vico, i comportamenti "rozzi, villani, feroci, fieri, mobili, irragionevoli" degli eroi erano considerati "decorosissimi, in rapporto alla natura eroica". Oggi, questo spirito combattivo si manifesta in discipline come il pugilato e le MMA, che offrono uno spettacolo intenso e coinvolgente. Dietro le luci della ribalta, però, si celano veri uomini e donne, con le loro storie, i loro sacrifici e i loro rischi.
Il fascino della lotta risiede anche nella sua dimensione intima e sensuale. Come affermato in un precedente articolo, "La gente ama la violenza", la lotta crea un legame emotivo tra gli atleti e il pubblico, che si identifica con le loro sfide e le loro vittorie. Questo aspetto è ben rappresentato nel match tra Floyd Mayweather Jr. e Conor McGregor, un evento che ha catturato l'attenzione di milioni di spettatori in tutto il mondo.
Il match Mayweather-McGregor: un esempio di spettacolo e strategia
L'incontro tra Floyd Mayweather Jr., soprannominato "The Money", e Conor McGregor, stella delle MMA, è stato un evento mediatico senza precedenti. Al di là dell'aspetto sportivo, il match ha rappresentato un vero e proprio show, con un'attenta regia e una sapiente gestione della tensione. McGregor, con la sua aria poco spavalda, ha cercato di mettere in difficoltà Mayweather, ma quest'ultimo ha fatto valere la sua esperienza, parando, schivando e mantenendo la distanza.
La strategia di Mayweather, apparentemente conservativa, si è rivelata vincente. Come ha dichiarato Sam Girard, ex avversario di Mayweather, lo sport è "colpisci e non farti colpire". Mayweather ha saputo applicare questo principio alla perfezione, sfruttando la sua abilità difensiva e la sua capacità di controllare il ritmo del match.
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Statistiche a confronto: pugilato e MMA
Nonostante il fascino e la popolarità degli sport da combattimento, è fondamentale analizzare i dati relativi a infortuni e decessi per comprendere appieno i rischi che comportano.
Pugilato: un rischio accettato?
Il pugilato è uno sport antico, con una lunga storia di infortuni e decessi sul ring. Negli anni '90, negli Stati Uniti, si è registrata poco più di una morte ogni 10.000 pugili. Secondo la CNN, dal 1890 al 2011 sono morti 1.604 pugili, circa 13 decessi all'anno. Altre statistiche indicano 500 morti in un secolo su 40.000 incontri all'anno; nell'ultimo trentennio le morti sarebbero state 28, una ogni 42.857 match.
Tuttavia, la mortalità è solo la punta dell'iceberg. Molti pugili subiscono danni cerebrali silenti che si manifestano anni dopo aver smesso di combattere. Un pugno sferrato da un pugile equivale all'impatto con una palla da bowling di sei chili che si muove a trenta chilometri orari.
Una ricerca pubblicata a fine 2023 ha osservato che circa il 20% dei pugili professionisti sviluppa una lesione cerebrale traumatica cronica nel corso della propria carriera, e fino al 40% dei pugili professionisti ritirati ha avuto una diagnosi di lesioni cerebrali croniche. In altre indagini, sono state osservate demenza, amnesia, disturbi cognitivi e anomalie nell'elettroencefalogramma in un numero significativo di pugili. Il caso di Muhammad Alì, affetto dal morbo di Parkinson, è un esempio emblematico dei danni che può causare la boxe.
MMA: uno sport in rapida evoluzione
Le MMA sono una disciplina relativamente giovane, ma in rapida crescita. La loro natura ibrida, che combina tecniche di pugilato, lotta e altre arti marziali, le rende particolarmente spettacolari e complesse. Tuttavia, la varietà di colpi e prese aumenta anche il rischio di infortuni.
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Nonostante la crescente popolarità, le statistiche relative a infortuni e decessi nelle MMA sono ancora limitate rispetto al pugilato. Tuttavia, alcuni studi suggeriscono che le MMA potrebbero essere più pericolose del pugilato in termini di infortuni non fatali. Uno studio pubblicato sul Journal of Sports Science & Medicine ha rilevato che il tasso di infortuni nelle MMA è superiore a quello del pugilato, con una maggiore incidenza di commozioni cerebrali, tagli e fratture.
Uno dei motivi per cui le MMA potrebbero essere più pericolose del pugilato è la maggiore varietà di colpi e prese consentite. Nelle MMA, gli atleti possono colpire con pugni, calci, gomitate e ginocchiate, oltre a utilizzare tecniche di lotta per atterrare e sottomettere l'avversario. Questa varietà di attacchi aumenta il rischio di lesioni alla testa, al viso, al corpo e agli arti.
Misure preventive e protocolli di sicurezza
La comunità scientifica è concorde nell'affermare che, con il tempo e con il progresso, l'incidenza di lesioni neurologiche, traumi cerebrali e affini è diminuita grazie a protocolli sanitari aggiornati e a una crescente prevenzione e monitoraggio. Tuttavia, è necessario fare di più per rendere gli sport da combattimento più sicuri.
L'importanza dei controlli medici
I pugili e i lottatori di MMA sono tra gli sportivi più controllati in assoluto. Oltre agli accertamenti necessari al tesseramento, svolgono visite anche prima e, se necessario, dopo i match. Tuttavia, come sottolinea Mario Ireneo Sturla, medico chirurgo specialista in Medicina dello Sport, "quello sui cui la comunità medico-scientifica non può incidere è la gestione del pugile nei periodi al di fuori degli incontri e dei controlli medici". È fondamentale che gli atleti e i loro team comunichino tempestivamente eventuali infortuni o problemi di salute ai medici, per consentire loro di valutare la situazione e prendere le decisioni più appropriate.
La gestione degli allenamenti
Molto dipende da come un pugile o un lottatore di MMA viene gestito in palestra, ovvero da quanto il suo team sia sensibile e consapevole dell’importanza di una corretta programmazione dello sparring, dei tempi di recupero, del mantenere un atleta monitorato e in salute. Troppi pugili si presentano a un match con i sintomi di una commozione cerebrale a causa di sparring troppo intensi.
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Il ruolo degli arbitri e degli allenatori
Gli arbitri e gli allenatori hanno un ruolo fondamentale nella tutela della salute degli atleti. Gli arbitri devono essere pronti a interrompere un match se un combattente è in difficoltà, mentre gli allenatori devono essere consapevoli dei rischi e adottare misure preventive per proteggere i propri atleti. È inaccettabile che gli allenatori abbiano più a cuore il guadagno che la salute dei propri pugili.
La ricerca scientifica
La ricerca scientifica è fondamentale per comprendere meglio i rischi degli sport da combattimento e sviluppare nuove strategie preventive. Sono stati identificati dei marcatori genetici che, se presenti, indicano la predisposizione di certi soggetti a sviluppare più facilmente danni cerebrali, demenza senile, Alzheimer, malattie neurodegenerative. Basta un esame del sangue per capirlo e saper quindi indirizzare le persone a un certo tipo di attività sportiva o meno. Si stanno facendo anche esperimenti sull'utilizzo di alcuni farmaci nel trattamento dei traumi cranici, con risultati incoraggianti.
Il taglio del peso
Il taglio del peso è una pratica pericolosa che può aumentare il rischio di traumi cranici, emorragie cerebrali e altri problemi di salute. Un pugile o un lottatore di MMA che sale sul ring disidratato marcia speditamente verso questi rischi. È fondamentale che gli atleti adottino un approccio responsabile al taglio del peso, seguendo i consigli dei medici e degli esperti di nutrizione.
Il dibattito sull'abolizione degli sport da combattimento
Di fronte ai rischi e ai danni che possono derivare dagli sport da combattimento, alcuni chiedono la loro abolizione. Umberto Veronesi, noto oncologo e politico, ha scritto che "la boxe è l'unico sport che ha come finalità quella di fare male all'avversario". Tuttavia, altri sostengono che abolire gli sport da combattimento sarebbe una decisione eccessiva e che è possibile renderli più sicuri attraverso una serie di misure preventive.
La boxe resta uno degli sport più celebrati in letteratura, cinema, pittura, arte. Antonio Monda ha definito la boxe "violenta, barbara, crudele, persino animalesca, ma profondamente, imprescindibilmente, tragicamente umana". Carla De Chiara, madre del pugile italiano Fabrizio De Chiara, deceduto nel 1996, ha detto: "La boxe non è da abolire. Mio figlio non ha mai avuto questa volontà, e io, di rimando, credo in quello che faceva Fabrizio".
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