Il pugilato, una disciplina da combattimento tra le più amate e praticate, affonda le sue radici in tempi antichissimi, precisamente nell'Antica Grecia. Nel corso dei secoli, questa nobile arte si è evoluta, sviluppando regole sempre più specifiche, volte a garantire incontri più sicuri ed equilibrati per i contendenti.
Le Origini del Pugilato: Dalla Grecia Antica all'Epoca Romana
Le origini del pugilato risalgono all'epoca minoica e micenea, dove era conosciuto con il nome di pýx o pygmé. Diverse leggende narrano la nascita di questa disciplina: una di queste attribuisce a Teseo, mitologico re di Atene, l'invenzione di uno sport cruento in cui due uomini, seduti uno di fronte all'altro, si colpivano con i pugni fino alla morte o all'incapacità di proseguire.
Il pugilato fece la sua comparsa nei giochi di Olimpia nel 688 a.C., diffondendosi successivamente in altri contesti agonistici greci, per poi essere ampiamente praticato anche in ambito etrusco-italico e, infine, a Roma.
Il Pancrazio: Una Disciplina Ancora Più Cruenta
Nell'antica Grecia, oltre al pugilato, era molto apprezzato il pancrazio (παγκράτιον), una parola composta da pan ("tutto") e kratos ("potenza"). In questa disciplina, gli atleti dovevano dimostrare la loro "onnipotenza" lottando senza esclusione di colpi, con sole tre eccezioni: era vietato mordere, cavare gli occhi e colpire i genitali. Secondo la mitologia greca, fu la dea Atena a insegnare la tecnica del pancrazio a Teseo, che la utilizzò contro il Minotauro e la diffuse tra i Greci. In alternativa, si narra che Eracle utilizzò il pancrazio per uccidere il leone di Nemea.
Il pancrazio divenne una specialità olimpica a partire dalla 33ª edizione dei Giochi, nel 648 a.C. Gli incontri non prevedevano interruzioni né limiti di tempo, terminando solo con la resa di uno dei due atleti o, in molti casi, con la morte di chi si rifiutava di cedere. Un arbitro, armato di una robusta canna, controllava la regolarità del combattimento, punendo chi non rispettava le poche norme imposte. A rendere la lotta ancora più pericolosa contribuiva la mancata divisione degli atleti per categorie di peso.
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Calci, pugni, slogature, strangolamento e altre tecniche di lotta rendevano il pancrazio uno sport estremo, un combattimento totale che si svolgeva sulla sabbia, con gli atleti unti di olio d'oliva per proteggere la pelle. La vittoria garantiva grande fama, la prestigiosa corona di ulivo e anche denaro.
L'Equipaggiamento dei Pugili nell'Antichità
Durante le Olimpiadi antiche, fino al VI secolo a.C., gli atleti utilizzavano fascette in cuoio (himántes) lunghe dai tre ai tre metri e mezzo, avvolte attorno a nocche, mani, polsi, avambraccio e base delle dita. A volte, anche il petto veniva fasciato con cuoio, mentre il resto del corpo era nudo, con l'eccezione di sandali in alcuni casi.
Attorno al 400 a.C., furono introdotti gli sphaîrai, simili agli himántes ma con la fascia di cuoio affumicata su un lato e ricoperta da uno strato di imbottitura sull'altro, per proteggere sia il pugile che l'avversario.
L'Abolizione del Pugilato e la Sua Rinascita
La storia del pancrazio, praticato e apprezzato anche dai Romani, si concluse nel 392 d.C., quando fu abolito come rito pagano da un decreto di Teodosio, imperatore che rese il cristianesimo religione ufficiale dell'impero romano.
Nel 1969, l'atleta greco-statunitense Jim Arvantis cercò di far risorgere questo tipo di lotta, rifacendosi alle fonti originali per riportare in vita il pancrazio in una forma moderna.
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L'Evoluzione del Pugilato: Dalle "London Prize Ring Rules" alle Regole del Marchese di Queensberry
Dopo il crollo dell'Impero Romano e la diffusione del cristianesimo in Europa, la pratica del pugilato fu vietata e dimenticata per secoli. Solo nel 1681, a Londra, si assistette alla rinascita di questa tradizione, con la prima competizione di pugilato di cui si ha registro.
Nel XVIII secolo, gli eventi di boxe si tenevano regolarmente al Royal Theatre di Londra, e il Regno Unito divenne il primo centro per i pugili in cerca di fama e fortuna. Inizialmente, i combattimenti si svolgevano a pugno aperto, senza categorie di peso o limiti di tempo, e la vittoria era determinata dalla resa dell'avversario o dalla sua incapacità di continuare a combattere.
Le "London Prize Ring Rules"
Nel 1743, Jack Broughton, nel tentativo di trasformare i tornei di pugni clandestini in una vera competizione atletica legale, scrisse il primo codice di regole per il pugilato, noto come "London Prize Ring Rules". Questo codice stabiliva le prime regole di base della boxe, tra cui:
- Il divieto di colpire sotto la vita
- La fine del combattimento quando un pugile veniva abbattuto e non era in grado di continuare a combattere dopo 30 secondi, o se cadeva dal ring e non riusciva a rientrare e rialzarsi entro un metro dal suo avversario
- Il divieto di colpire un avversario abbattuto
- La dimensione del ring, fissata a 7,3 metri per lato
- Il divieto di calciare, usare dita, unghie o ginocchia per ferire l'avversario
Broughton fu anche l'inventore del ring e dei guantoni da boxe, utilizzati però solo durante le esercitazioni e le dimostrazioni, e non nelle competizioni.
Le Regole del Marchese di Queensberry
Le "London Prize Ring Rules" rimasero in vigore fino al 1867, quando fu istituito un nuovo codice di regole, noto come "Marquis of Queensberry Rules", promosso da John Shoito Douglas, Marchese di Queensberry. Queste regole miravano a rendere la boxe uno sport più sicuro ed efficace per i combattenti, introducendo l'uso obbligatorio dei guanti sia per le competizioni professionistiche che amatoriali, stabilendo una durata specifica per i combattimenti e aggiungendo la figura dell'arbitro.
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Le regole del Marchese di Queensberry stabilivano:
- Un ring di 24 piedi quadrati (7,3 metri)
- Un limite di 3 minuti per ogni round, con 1 minuto di riposo
- La sconfitta per il pugile che teneva il ginocchio a terra o si aggrappava alle corde in stato di difficoltà
- L'uso obbligatorio dei guanti in tutti i combattimenti
- Il divieto di usare qualsiasi parte del corpo diversa dalle mani per arrecare danno
- L'obbligo per il pugile caduto a terra di rialzarsi entro 10 secondi, pena la sconfitta
Queste regole sono sostanzialmente quelle accettate ancora oggi in tutto il mondo e dalle più importanti organizzazioni di boxe, come il World Boxing Council (WBC) e la World Boxing Association (WBA).
Il Pugilato Moderno: Dalla Commercializzazione alle Categorie di Peso
Dopo la creazione del WBC nel 1963, le competizioni di boxe assunsero un carattere più commerciale, e le regole furono modificate per rendere lo sport sempre più sicuro ed equo per i concorrenti. Tra le innovazioni, si introdusse la figura di tre giudici che determinavano il vincitore del combattimento con un sistema a punti, in cui il vincitore otteneva 10 punti e il perdente 9 o meno. In caso di dominio schiacciante, il punteggio per il perdente poteva scendere a 8 o 7, mentre in caso di pareggio entrambi i combattenti mantenevano il punteggio di 10.
Furono inoltre introdotte le categorie di peso, che oggi comprendono 17 divisioni diverse. Inizialmente, i combattimenti duravano 15 round, ma a seguito della morte del pugile Duk Koo Kim nel 14º round di un incontro nel 1983, il World Boxing Council ridusse il limite a 12 round.
Tecnica e Strategia nel Pugilato Moderno
La posizione che il pugile assume quando si prepara a combattere è chiamata "guardia". Esistono due tipi di guardia: la "sinistra", in cui il braccio e il piede sinistro sono più avanti dei destri, e la "destra" (abituale nei mancini), nel caso opposto.
I colpi possono essere classificati in colpi per linee interne e colpi per linee esterne. I primi comprendono i "diretti", che percorrono una traiettoria rettilinea, e i "montanti" (uppercuts), che sono portati dal basso verso l'alto con il braccio piegato ad angolo acuto. I colpi per linee esterne sono le "sventole" (swings), che sono colpi larghi portati con il braccio poco piegato e con una rotazione del corpo, e i "colpi uncinati" (hooks), che si portano dall'esterno verso l'interno con una breve traiettoria e rotazione del corpo.
Ogni colpo può essere considerato "d'arresto", "d'incontro", "d'incrocio", "di risposta", "d'attacco" o "d'assaggio". I colpi portati con rapida successione si dicono "in serie" o "a scariche", e il colpire subito dopo aver operato una schivata si chiama "rientrare".
La difesa consiste nello "spostarsi sulle gambe per tenersi fuori di tiro", nello "schivare" i colpi, nel "parare" i colpi con il braccio o il guanto lontano dal corpo e nel "bloccare" i colpi con il braccio o il guanto vicino al bersaglio, oppure riceverli su parti poco sensibili del corpo.
Il combattimento può essere condotto a distanza, a media distanza, a corta distanza o a corpo a corpo. Si ha il "clinch" quando uno dei due pugili trattiene l'altro, o ambedue si trattengono.
I pugilatori si sogliono classificare per stile e temperamento in "abili" o "schermidori" e in "combattenti" o "picchiatori". I primi basano il loro gioco sull'abilità schermistica, il colpo d'occhio, la freddezza, la rapidità di movimento, la capacità difensiva e l'intelligenza tattica, mentre i secondi fanno affidamento sulla potenza di pugno, la resistenza, l'energia e l'attacco travolgente.
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