Questo articolo esplora la storia del pugilato, intrecciandola con eventi culturali e sociali significativi, con un'attenzione particolare a San Lazzaro e alla città di Bologna. Dalle antiche origini del pugilato alle vicende di pugili che hanno segnato un'epoca, fino all'importanza della memoria storica e culturale, questo articolo offre una panoramica completa e dettagliata.
Le radici antiche del pugilato
Il pugilato, uno degli sport più antichi e appassionanti, affonda le sue radici nella cultura occidentale fin dal 3000 a.C. Nel corso della sua storia, pittori, poeti, romanzieri, illustratori, fumettisti, scultori, cantautori, fotografi e registi hanno immortalato gli scontri violenti e sanguinari di questo sport, imprimendoli per sempre nella memoria collettiva.
La boxe a Bologna: Un territorio fertile per i campioni
La città di Bologna ha da sempre avuto un legame speciale con il pugilato. Negli anni '20, Bologna era già un punto di riferimento importante per la boxe nazionale e internazionale, ospitando numerosi combattimenti con titoli in palio. Le riunioni pugilistiche venivano organizzate in diversi luoghi della città, tra cui il vecchio teatro dell'Arena del Sole, la palestra della attivissima Sempre Avanti in via San Gervasio, il Teatro Contavalli e il "Littoriale" (l'odierno stadio Comunale). Era consuetudine organizzare riunioni di pugilato in una palestra del Littoriale dopo le partite casalinghe del Bologna, e la boxe trovava ampi spazi anche nei teatri, come il Duse, il Corso e l'Arena del Sole.
Tra i pugili più quotati a livello nazionale e internazionale che si sono esibiti a Bologna, si ricordano Locatelli, Turiello, Bondavalli, Venturi, Deyana, Magnolfi, Cattaneo, Kid Palermo e l'idolo locale Leone Blasi. La boxe era praticata anche al "Baraccano" e al Giardino di Porta Saragozza.
Un momento significativo per la boxe bolognese fu il 28 novembre 1949, quando il pugilato entrò nel tempio dello Sferisterio con una ampia manifestazione dilettantistica denominata "Gran Campione", voluta dalla Federazione Pugilistica Italiana. Tra gli iscritti figurava anche Francesco Cavicchi, il colosso di Pieve di Cento.
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Negli anni successivi, Cavicchi infiammò Bologna e la Sala Borsa, che diventava sempre più piccola per il grande pubblico che accorreva per assistere ai suoi match. Dopo l'evento del giugno 1955, quando Cavicchi portò ben sessantamila spettatori allo stadio Comunale per l'Europeo dei massimi, Bologna comprese la necessità di un vero palazzo dello sport.
Lo Sferisterio continuò ad ospitare incontri di boxe fino agli anni '60, per poi cadere nel silenzio.
La Pugilistica Tranvieri e la tradizione del "Santo Stefano della boxe"
La Pugilistica Tranvieri di Bologna ha avuto il merito di riportare in vita nel 1999 un "evento" molto sentito e seguito negli anni '50, '60 e '70: il "Santo Stefano della boxe". Questa società dilettantistica, con forte passione e ammirevole costanza, ha riproposto il pomeriggio del 26 dicembre dedicato alla "Noble Art", con riunioni pugilistiche che hanno visto protagonisti grandi campioni come Checco Cavicchi, Remo Carati, Franco De Piccoli, Raimondo Nobile, Alfredo Parmeggiani, Sandro Mazzinghi, Nino Benvenuti, Dante Canè, Carlo Duran, Domenico Adinolfi, Bepi Ros, Alfredo Evangelista, Lucio Cusma, Valerio Nati, Loris Stecca, Patrizio Oliva e Sumbu Kalambay.
Negli ultimi anni, Sergio Rosa, l'anima della Tranvieri, è riuscito spesso a organizzare combattimenti fra pugili professionisti come main event, come nel caso di Mario Salis e Elga Comastri. Nel 2015, il protagonista è stato Alex D'Amato, un solido "guerriero" romagnolo, superleggero dalla boxe vibrante e d'assalto.
Nel 2015, la location del "Santo Stefano" della boxe è stata trasferita dalla palestra "Deborah Alutto" allo Sferisterio di Bologna, un antico "tempio" dello sport bolognese, grazie a un progetto voluto da Serafino D'Onofrio, Presidente dell'AICS di Bologna, in collaborazione con il movimento pugilistico bolognese. L'obiettivo è quello di fare dello Sferisterio la "Casa del Pugilato".
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Storie di pugili: Esempi di riscatto sociale e memoria storica
La storia del pugilato è ricca di storie di uomini e donne che, attraverso la disciplina e la determinazione, sono riusciti a superare difficoltà e avversità, diventando esempi di riscatto sociale e simboli di un'epoca.
Un esempio emblematico è la storia di Rubin "Hurricane" Carter, un pugile afroamericano che, dopo un'infanzia difficile e trascorsa tra riformatorio e carcere, trovò nel pugilato la possibilità di una vita diversa. Nonostante le ingiustizie subite e una condanna ingiusta per omicidio, Carter non si arrese mai e, grazie al sostegno di figure importanti come Muhammad Ali e Bob Dylan, riuscì a ottenere la revisione del processo e la sua scarcerazione. Dopo aver lasciato il carcere, Carter si dedicò alla difesa dei condannati per errore, diventando un simbolo della lotta per la giustizia e l'uguaglianza.
Altre storie toccanti sono quelle dei pugili ebrei perseguitati durante il nazifascismo, come Lazzaro Anticoli detto "Bucefalo" e Leone Efrati, deportati e uccisi ad Auschwitz. Le loro vicende, così come quella di Settimio Terracina, sopravvissuto alla Shoah, rappresentano un monito per non dimenticare le atrocità del passato e per promuovere i valori della tolleranza e del rispetto.
San Lazzaro: Un luogo di memoria e cultura
San Lazzaro, oltre ad essere un comune alle porte di Bologna, è anche un luogo ricco di storia e cultura. Il cimitero di San Lazzaro a Viterbo, ad esempio, ospita autentiche opere d'arte realizzate tra Otto e Novecento da artisti e marmorari per lo più viterbesi, e custodisce le spoglie di coloro che hanno sacrificato la vita per la Patria, compresa una lapide che ricorda un manipolo di soldati austro-ungarici periti nella Grande Guerra.
Nel luglio 2016, per iniziativa del Touring Club e dell'Associazione "XXI Secolo", nello spazio antistante la chiesa di San Lazzaro è stato allestito il Requiem di Mozart davanti a 400 spettatori, a testimonianza dell'importanza della cultura e della musica come strumenti di aggregazione e di elevazione spirituale.
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