Nel mondo del Judo, le cinture non sono semplici accessori, ma simboli tangibili della progressione, dell'impegno e del livello di abilità tecnica raggiunto da un praticante. Rappresentano il percorso personale intrapreso, dalla fase iniziale di apprendimento fino alla maestria e alla trasmissione dei valori di questa antica arte marziale.
Origini e Storia del Sistema delle Cinture
La storia del Judo coincide con la vita del suo fondatore, Jigoro Kano (1860-1938). Kano, partendo da uno studio approfondito del Ju-jitsu e apportando numerosi perfezionamenti, selezionò le tecniche migliori, eliminò quelle dannose per il fisico e le sostituì con altre di sua creazione, coordinando così il "Judo" per distinguerlo dalle altre discipline esistenti all'epoca. Il fondamento di questa nuova Arte Marziale risiede nella considerazione che, di fronte a un avversario più forte, si soccomberebbe facilmente opponendo resistenza alla sua superiore energia. Invece di resistere, è preferibile assecondare la sua stessa forza fino ad assorbirne lo slancio e a fargli perdere l’equilibrio una volta esaurita la sua spinta.
Il 1882 segna la nascita dello stile Kodokan. La formula completa del Judo-Kodokan viene dichiarata da Kano nel 1922, quando presenta in pubblico il nuovo Go-kyo, i 6 Kata fondamentali e dichiara che il fine del Judo è Amicizia e Mutua Prosperità (Ji-ta-kyo-ei) ottenuta attraverso il Miglior Impiego dell’Energia (Sei-ryo-ku Zen’yo).
Le cinture furono introdotte per riflettere il grado di abilità e competenza dei praticanti, essenzialmente dagli occidentali. Inizialmente, esistevano solo due colori: bianco e nero. Successivamente, vennero aggiunti altri colori per rappresentare le diverse fasi di apprendimento, creando un sistema di progressione poi adottato da altre arti marziali.
La Scala delle Cinture Kyu: Dal Bianco al Marrone
Le cinture di colore dal bianco al marrone corrispondono alle classi chiamate kyu. Nell’ordine, si trovano le cinture bianca, gialla, arancione, verde, blu e marrone. Ogni colore rappresenta una fase specifica del percorso di apprendimento:
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- Cintura Bianca (6° Kyu): Simboleggia l'inizio del percorso, la purezza e l'umiltà del principiante. È il punto di partenza, dove si apprendono le basi del judo, come le tecniche di caduta (ukemi) e i primi lanci.
- Cintura Gialla (5° Kyu): Rappresenta i primi progressi e la scoperta delle tecniche fondamentali. Il praticante inizia a sviluppare una comprensione più profonda dei principi del judo.
- Cintura Arancione (4° Kyu): Simboleggia la vitalità e la forza, indicando un livello di competenza più avanzato. Si consolida la conoscenza delle tecniche di base e si iniziano ad apprendere tecniche più complesse.
- Cintura Verde (3° Kyu): Indica una maggiore padronanza delle tecniche e una crescente consapevolezza tattica. Il praticante è in grado di applicare le tecniche in modo più efficace e inizia a sviluppare il proprio stile.
- Cintura Blu (2° Kyu): Richiede una padronanza significativa delle tecniche di lancio e di immobilizzazione. Il praticante dimostra una buona comprensione dei principi del judo e una capacità di applicarli in situazioni di combattimento.
- Cintura Marrone (1° Kyu): È l'ultimo passo prima della cintura nera, simbolo di grande esperienza e preparazione. Il praticante possiede una vasta conoscenza delle tecniche e una profonda comprensione dei principi del judo.
La Scala dei Dan: La Cintura Nera e i Gradi Superiori
Una volta raggiunta la cintura nera, il percorso nel judo non si conclude, ma entra in una nuova fase di approfondimento e perfezionamento. I gradi successivi alla cintura nera sono chiamati dan e rappresentano un ulteriore livello di maestria e responsabilità.
- Dal I Dan al V Dan: La cintura è nera. Questi gradi corrispondono al nome giapponese di Deshi (discepolo) per il II e III dan, e Renshi (padronanza esterna) per il IV e V dan.
- Dal VI Dan al VIII Dan: La cintura è a bande rosse e bianche alternate. Questi gradi rappresentano Kyoshi (padronanza interiore).
- IX, X e XI Dan: La cintura è rossa. Questi gradi rappresentano Hanshi (padronanza interiore ed esterna unificata) per l'VIII e IX dan, e Keijin (tesoro vivente) per il X dan.
- XII Dan: La cintura è bianca più fine e larga, simbolo di congiunzione tra il massimo e il minimo livello. Il maestro Jigoro Kano stabilì la possibilità di progredire oltre il X dan, istituendo l’XI e il XII dan per coloro che trascendessero anche questo obiettivo, ma nessuno riuscì mai a raggiungerlo. Alla morte di Jigoro Kano gli venne attribuito il 12° dan, saltando volontariamente l’11° per tracciare un piccolo solco con gli altri praticanti.
Il Significato delle Cinture: Oltre il Colore
Le cinture nel judo non sono solo indicatori di livello tecnico, ma anche simboli di valori fondamentali come il rispetto, la perseveranza, la disciplina e la continua ricerca del miglioramento personale. L'ottenimento di una nuova cintura è un riconoscimento del duro lavoro e della dedizione del praticante, ma anche un incentivo a continuare a crescere e a perfezionarsi.
L'inseguimento alla cintura nera a tutti i costi può assumere sfaccettature frustranti, poiché il passaggio alla cintura nera non è semplice. Del resto, non si fa certo judo per diventare cintura nera!
Esami e Progressione: Un Percorso Meritocratico
In Italia, i gradi inferiori alla cintura nera sono rilasciati in seguito a passaggi di cintura organizzati dal club. Per ottenere i differenti gradi dan di cintura nera si sostengono degli esami di tecnica, teoria e kata davanti ad una giuria regionale, fino al 3° dan, e nazionale per conseguire il 4°, 5° e recentemente, anche il 6° dan, oppure guadagnando dei punti durante combattimenti ufficiali in campionati e trofei, fino al 2° dan.
Ogni livello (o kyu) ha un insieme specifico di tecniche, che comprende prese, lanci e immobilizzazioni, da eseguire con precisione. Inoltre, il praticante deve dimostrare disciplina, rispetto e comprensione della filosofia del judo.
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Il tempo necessario per progredire da una cintura all’altra varia in base alla dedizione e al tempo che il praticante dedica all’allenamento. In media, per ottenere la cintura nera (1° Dan), ci vogliono tra i 5 e i 10 anni di pratica costante e regolare.
L'Importanza della Sicurezza e del Comfort nell'Allenamento
Nel judo, la sicurezza e il comfort durante l’allenamento sono fondamentali, soprattutto quando si pratica un’arte marziale che prevede numerose cadute e lanci. Un buon tatami per il judo è essenziale per proteggere gli atleti dagli impatti e prevenire infortuni. I tatami devono garantire un’adeguata ammortizzazione senza compromettere la stabilità dei movimenti. I tatami per il judo di alta qualità, come quelli offerti da Itatami, sono progettati per assorbire l’impatto delle cadute in modo efficace e offrire una superficie antiscivolo che garantisca stabilità durante l’esecuzione delle tecniche.
Il Judo in Italia e in Europa
Gli italiani sono i primi a conoscere il Judo: presentato nel 1905 ai Reali, nel 1921 grazie a Carlo Oletti viene strutturato il Gruppo Autonomo Lotta Giapponese, che organizzerà i Campionati Italiani dal 1923 al 1925 con quattro categorie di peso. L’ingresso del Judo nella Federazione Atletica Pesante del CONI decreta la fine della prima organizzazione e le gare riprendono nel 1948 per richiesta della Polizia.
In Europa, nel 1935 giungono Mikonosuke Kawaishi (in Francia) e Gunji Koizumi (in Inghilterra).
L'Arbitraggio nel Judo
Durante un incontro di judo, i due contendenti, indipendentemente dal loro grado effettivo di cintura, indosseranno: il primo chiamato, la cintura rossa e il secondo chiamato, la cintura bianca. Questo permetterà all’arbitro e ai due giudici d’angolo di identificare i combattenti e poter assegnare così i punti (positivi o negativi) al “rosso“ o al “bianco“, punti che verranno segnati sull’apposito tabellone. L’arbitro darà inizio al combattimento con il comando Hajime (iniziate), comanderà poi brevi interruzioni con Matte (interrompete) e porrà fine al combattimento con Sore Matte (alt).
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Lo scopo estremo del judo è sempre stato la ricerca dell’ippon, la vittoria diretta per una tecnica efficace. Nel judo questo avviene quando l’avversario viene atterrato in modo efficace tenendo conto di tre parametri di valutazione che sono forza-velocità-nettamente sul dorso. Nel combattimento si può arrivare all’ippon anche dopo 25 secondi di immobilizzazione nel combattimento a terra, oppure se l’avversario abbandona per motivi medici o più spesso per uno strangolamento o una leva. I vantaggi in ordine crescente sono chiamati yuko, waza-ari e ippon. Una valutazione più alta supera sempre la valutazione più bassa. Così un waza-ari supera sempre un numero qualsiasi di yuko. Solo il waza-ari si somma e porta a waza-ari awasete ippon (due waza ari valgono ippon). Sul tavolo di giuria è collegato un tabellone orizzontale (a fondo rosso e bianco per identificare i combattenti) sul quale un ufficiale di gara addetto commuta immediatamente i numeri (secondo una scala valori prefissata) i punteggi a favore o le sanzioni decisi dalla terna arbitrale sul tatami. Lo spettatore può così facilmente individuare l’atleta in vantaggio identificandolo tramite la cifra più alta che appare sul tabellone. Se allo scadere del tempo regolamentare, il risultato è di assoluta parità, si procederà con un “tempo supplementare” chiamato GOLDEN SCORE. Il primo atleta che riuscirà ad avere un vantaggio, vincerà il combattimento. Qualora dovesse persistere ancora una situazione di equilibrio si procede con la decisione della terna arbitrale.
Altre Arti Marziali: Aikido e Karate
Anche in altre arti marziali, come l'Aikido e il Karate, esiste un sistema di cinture per indicare il livello di esperienza e competenza del praticante.
Aikido: L’aikido è un’arte marziale atipica, che dichiara come scopo l’unità umana. Il maestro Ueshiba era anche un iniziato e praticante di varie pratiche spirituali ed occulte relative alla setta shintoista Omoto-kyo, tramite le quali ebbe varie esperienze spirituali che lo condussero alla fondazione dell’aikido, ovvero del cammino dell’essere uno con l’energia della vita. L’eccellenza secondo l’aikido non si raggiunge semplicemente sconfiggendo l’avversario o controllandolo, ma controllando se stessi ed impedendo all’avversario di recare danno sia a se stesso che agli altri.
All’inizio, per il maestro Ueishiba esistevano solo due colori, il bianco (mudansha) e il nero (yudansha). La cosa cambiò col tempo, specie quando l’aikido raggiunse l’Occidente, era infatti non semplice distinguere una cintura bianca di sesto kyu, un vero e proprio principiante, da una di secondo kyu, una quasi cintura nera, visto che entrambi vestono una cintura bianca. E’ allora che si e’ pensato di dare un colore ai vari kyu: bianco per il sesto kyu, giallo per il quinto, arancione per il quarto, blu per il terzo, marrone per il secondo, e nero per il primo kyu che corrisponde al primo dan. Tutto ciò differisce nei dettagli a seconda della federazione, della scuola e della famiglia d’origne, infatti col passare del tempo le scuole si sono differenziate anche nell’aspetto gerarchico ed è impossibile capire chi abbia o meno ragione. Rimane il fatto che l’introduzione dei colori oltre il bianco e il nero è piuttosto recente, e riflette l’influenza di arti marziali simili come il judo e il jiu jitsu, dove troviamo numerosi colori a seconda delle scuole, tra i quali anche il verde, il rosso, il celeste, il viola, il bianco e rosso, il bianco e giallo, il bianco e viola, il giallo e arancione, l’arancione e verde, il verde e blu. Osensei Ueishiba non voleva che si collegasse il colore delle cinture al grado di esperienza dello studente, che, al di là appunto del colore della cintura, era dato da una speciale pergamena consegnata dal maestro stesso. Questa tradizione è rimasta in auge in molte scuole giapponesi, mentre in Occidente la quasi totalità delle scuole utilizza cinture colorate.
Karate: Nel Karate il sistema di cinture ha una gerarchia ben definita. La cintura bianca è quella che viene assegnata ai principianti. Dopo aver acquisito una conoscenza tecnica basilare, si passa alla cintura gialla. La cintura arancione e la cintura verde corrispondono a un livello di competenza della disciplina più avanzato. Ad ogni modo, per passare da una cintura all’altra è necessario svolgere un vero e proprio esame davanti ad una commissione di esperti, le cui richieste possono variare a seconda della scuola di riferimento.
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