Storia del Karate: Origini e Sviluppo

Il karate, un'arte marziale giapponese con radici antiche, possiede una storia affascinante che abbraccia secoli di evoluzione. Questo articolo esplora le origini del karate, il suo percorso nel tempo, le influenze, i praticanti illustri, gli stili e la sua ampia diffusione.

Radici Antiche e Influenze Cinesi

Il karate trae le sue radici da antiche arti marziali cinesi, influenzate dalla filosofia e dalle pratiche Zen. Durante il periodo Ryukyu, nelle isole dell'attuale Okinawa, i nativi svilupparono tecniche uniche chiamate "te", che successivamente si fusero con le arti marziali cinesi, creando il proto-karate.

L'arte cinese del combattimento fu introdotta a Okinawa attraverso tre canali complementari: il contributo di viaggiatori dalla Cina, la trasmissione da parte dei cinesi residenti nell'isola e, in un periodo successivo, da parte degli abitanti di Okinawa che fecero il viaggio in Cina.

Si ritiene che le radici del karate affondino nell'arte da combattimento cinese Chao-lin, originaria del tempio omonimo fondato nel 495 d.C., legata a pratiche religiose buddhiste o taoiste. Da qui, si sviluppò un'elaborazione nel corso della storia, partendo dai vissuti dei vari adepti, nonché dagli scontri e dalle influenze tra differenti scuole.

Sviluppo a Okinawa

Il karate si sviluppò a Okinawa, isola dell'arcipelago giapponese, tra il sedicesimo e il diciottesimo secolo, come evoluzione di tecniche di combattimento cinesi. La pratica della lotta a mani nude continuò anche nel XVII secolo, quando l'isola fu conquistata da un signore feudale giapponese, che mantenne il precedente divieto di uso delle armi.

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Nel XV secolo, il re di Ryu-kyu interdisse il possesso delle armi, un decreto che potrebbe testimoniare il motivo per cui gli abitanti dell'isola iniziarono a coltivare un metodo disarmato di autodifesa. Tale legge venne mantenuta dai signori giapponesi di Satsuma, quando occuparono l'isola intorno al XVII secolo.

Gli abitanti di Okinawa iniziarono a perfezionare antiche tecniche di combattimento a mani nude ("tode", letteralmente "mano cinese"), arricchendole con elementi provenienti da arti marziali cinesi. Tuttavia, il karate non era praticato da tutti, ma era retaggio della nobiltà che si allenava segretamente e che arrivò a fare del karate una manifestazione simbolica del proprio rango.

Nel corso del tempo, l'evoluzione delle arti marziali nella società di Okinawa fu influenzata dalle vicende storiche e culturali dell'isola, situata tra la Cina e il Giappone, nell'Oceano Pacifico. Okinawa subì periodi di annessione integrante del Giappone e di sudditanza ai vicini imperi della Cina e del Sol Levante.

Tra il XVII e il XVIII secolo iniziò una mobilità sociale tra le diverse classi, che probabilmente portò a una penetrazione dell'arte dei nobili in altre fasce sociali e a una sua trasmissione esoterica. Nonostante ciò, fino a prima del XIX secolo, il karate restò ancora sconosciuto alla maggioranza della popolazione e molti segreti furono mantenuti dagli stessi praticanti.

Nascita delle Scuole e Maestri Chiave

Ad Okinawa, intorno al XIX secolo, si trovavano tre principali scuole: Shuri-te, Tomari-te e Naha-te, concentrate nei villaggi da cui derivarono i nomi dei tre stili.

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  • Shuri-te: La scuola di Matsumura, guerriero samurai, discendente da una nobile famiglia locale che aveva prestato servizio alla corte del re di Okinawa. Tra i suoi allievi si ricordano Anko Asato, Anko Itosu, Kentsu Yabu, Chomo Hanashiro e Chotoku Kiyan. Alla sua morte le tecniche presero il nome di Okinawa te. Il Karate Shōtōkan è una derivazione dello Shuri-Te. Viene considerato il caposcuola dello “Shuri-te”.
  • Tomari-te: Un ramo dello Shuri-te.
  • Naha-te: Designa la scuola dei cinesi, data la presenza della comunità cinese, composta da artigiani, artisti, commercianti e professionisti del villaggio di Kume. Il “Naha-te” si sviluppò nell’area circostante il castello di Shuri, integrandosi alla popolazione locale, solo nell’epoca Meiji (1868-1912).

E’ con Sokon Matsumura (1809?-1899), Maestro di spada e guardia del re nella città di Shuri, che il karate passa dall’ambito della leggenda a quello della conoscenza storica.

Allievi di Higaonna furono:

  • Miyagi Choyun (1888-1953), che poi fondò lo stile Goju-ryu, erede fedele dell’arte cinese. Il nome di questa scuola significa “forza-go- e cedevolezza-ju-” e riprende il terzo precetto del Bubishi, il libro tradizionale del Naha-Te.
  • Mabuni Kenwa (1889-1952), allievo anche di A.Itosu, che fondò lo stile Shito-ryu.

Anko Itosu e i suoi allievi Kentsu Yabu (1866-1937), Chomo Hanashiro (1869-1945), Chotoku Kiyan (1870-1945), realizzeranno la grande svolta della storia del karate, che darà forma al karate moderno come lo conosciamo ai nostri giorni. La sua idea è quella di modificare il karate classico per poterlo diffondere e integrare nel sistema educativo.

Nel 1901 Itosu e Yabu riuscirono a far adottare il karate nelle scuole, come insegnamento di educazione fisica. Furono creati i Pinan, kata composti da movimenti semplici, il kata Naifanchi fu scomposto in tre parti, furono fatti cambiamenti nelle tecniche, venne considerevolmente attenuato l’aspetto combattivo per venire incontro alle esigenze della didattica nelle scuole.

Diffusione in Giappone e Modernizzazione

Durante la dinastia Meiji (1868-1912), con l'inaugurazione del sistema d'istruzione ufficiale e della coscrizione militare, i medici addetti alle prove di idoneità fisica notarono e segnalarono la prestanza dei praticanti di karate. Era stato Anko Itosu (1830-1915) a insegnarlo per la prima volta nel 1901 in una scuola elementare e, successivamente, nel 1902 la sua pratica fu introdotta nelle ore scolastiche di educazione fisica. Pensando a una sua divulgazione verso il Giappone, Itosu scrisse I dieci precetti del Tode.

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Nel corso del tempo, il karate si diffuse in Giappone, acquisendo nuovi elementi e adattandosi alle culture locali. L’introduzione ufficiale del termine “karate” (mani vuote) avvenne nel periodo Taisho, sottolineando la pratica senza l’uso di armi.

Nel 1906 Gichin Funakoshi (1868-1957), allievo di Itosu, fece con altri maestri la prima esibizione pubblica a Okinawa, ma solo molto più tardi, nel 1922, anche a Tokyo, anno in cui pubblicò anche il suo primo libro sul karate: Karate-do Kyohan. Dopodiché il Maestro svolse una grande attività divulgativa, soprattutto nelle università.

Nel 1921 il Principe Imperiale venne in visita ad Okinawa e per lui fu organizzata una dimostrazione di karate, che lo colpì molto. L’anno successivo ci fu un invito a tenere una dimostrazione in Giappone. Funakoshi fece una dimostrazione a Kyoto e poi a Tokio, su invito di Jigoro Kano, il creatore del judo. Durante queste prime dimostrazioni fu introdotto il karategi, copiando l’aspetto di quello del judo, poiché ad Okinawa non c’era un abito particolare per praticare il karate.

Anticamente il termine karate era scritto con gli ideogrammi to de «la mano (de oppure te) della Cina (to)». In giapponese il legame tra il carattere scritto e il suono non è così diretto come nelle scritture fonetiche. Spesso esistono diverse pronunce per lo stesso ideogramma e lo stesso suono può corrispondere a più ideogrammi. L’ideogramma to si pronuncia anche kara. L’uso della pronuncia kara permetteva di giocare su un doppio senso, poiché il suono kara in giapponese significa anche «vuoto», ma è scritto con un altro ideogramma.

Verso il 1930 Funakoshi comincerà a trascrivere kara con l’ideogramma che significa «vuoto», richiamando il concetto del “vuoto mentale” della meditazione buddista; ciò gli consente anche di eliminare l’ideogramma «Cina» che non andava molto d’accordo col nazionalismo giapponese di inizio secolo.Dopo aver scelto gli ideogrammi, Funakoshi aggiunge al termine karate il suffisso do (via) e l’arte si chiamerà d’ora in avanti karate-do, la via della mano vuota.

Funakoshi componeva fin da giovane delle poesie con lo pseudonimo di Shoto (fruscio della pineta) in ricordo delle passeggiate tra le pinete di casa sua. Quando nel 1938, all’età di 70 anni, con l’aiuto dei suoi allievi, costruisce il primo dojo di karate, sceglie il nome Shotokan (la casa -kan- nel fruscio della pineta).

Nel 1949 si costituisce la Japan Karate Association (J.K.A.) con alla testa Gichin Funakoshi. la Japan Karate Association che è la scuola più conosciuta al di fuori del Giappone.

Stili Principali del Karate

Il karate si è ramificato in diversi stili, ognuno con le sue caratteristiche distintive. Stili come Shotokan, Shito-ryu, Goju-ryu e Wado-ryu sono solo alcuni esempi di come la pratica si sia adattata e specializzata nel corso degli anni.

  • Shotokan: Il più diffuso, deriva dal maestro Funakoshi. Lo Shotokan è una derivazione dello Shuri-Te. I kata vengono eseguiti con gesti ampi, il corpo in posizione bassa, le gambe ben divaricate.
  • Goju-Ryu: Che nasce dal Naha-te, il cui primo Maestro fu Kanrio Higahonna che visse per moltissimo tempo nel Fukien in Cina. Il nome di questa scuola significa “forza-go- e cedevolezza-ju-”.
  • Shorin-ryu: Scuola che deriva dallo Shuri-te trasmessa per tramite del maestro okinawense Chotoku Kian.
  • Wado-ryu: È uno stile creato per essere adatto ai combattimenti, nonostante sia molto "pacifico". Il nome stesso vuol dire infatti "la via della pace e dell'armonia".
  • Kyokushinkai: Fondato dal maestro Mas Oyama, questo stile è basato sul kumite full contact. Le competizioni si svolgono senza protezioni.
  • Uechi-ryu: Fondato da Kanei Uechi in onore del padre Kanbun Uechi, lo Uechi-ryu è forse lo stile più antico di karate e deriva direttamente da quello che in Cina si chiamava Pangainoon.

Diffusione Globale e Competizioni

Con il passare degli anni, il karate ha conquistato il mondo, attecchendo in vari paesi e adattandosi a differenti contesti culturali. Oggi, è praticato in modo diffuso, con milioni di persone che abbracciano questa disciplina per motivi che vanno oltre la pura autodifesa.

I tornei internazionali sono il palcoscenico dove il karate mostra la sua potenza e bellezza. Eventi come il Campionato Mondiale di Karate e le Olimpiadi offrono agli appassionati l’opportunità di ammirare gli atleti di livello mondiale competere nelle varie categorie.

Il karate è stato incluso nel programma olimpico per la prima volta alle Olimpiadi estive del 2020, che si sono tenute nel 2021 a Tokyo, Giappone. In ambito olimpico, il karate include due categorie principali di competizione: il kata e il kumite. Nel kata, gli atleti eseguono sequenze predeterminate di movimenti, dimostrando la forma tecnica della disciplina.

Negli anni ‘60 approdò anche in Italia grazie al Maestro Hiroshi Shirai che, con la propria Federazione (FIKTA), resta ancora oggi il massimo divulgatore del Karate Tradizionale di stile Shotokan.

Principi e Filosofia del Karate

Ogni scuola di Karate tradizionale sintetizza per i propri allievi i principi morali che devono guidare la pratica e che ne costituiscono i fondamenti.

Il Karate è una disciplina che possono praticare tutti: uomini, donne e bambini adattando l’allenamento alle caratteristiche dei singoli praticanti. Seikichi Toguchi, un famoso Maestro di Karate Dō, scrisse: «L’essenza del Karate è la capacità di sorridere in ogni occasione. Anche nei momenti più difficili.

Il Karate è tra le la piu' efficaci e antiche arti marziali di difesa, originaria dell'isola giapponese di Okinawa e trae origine dall'unione di due scuole-correnti marziali: il Te autoctono e il Kenpo cinese e prevede la difesa a mani nude, senza l'ausilio di armi. Nato come arte marziale che insegna il combattimento e l'autodifesa, con il tempo il Karate si è trasformato in filosofia di vita, in impegno costante di ricerca del proprio equilibrio, in insegnamento a "combattere senza combattere", a diventare forti modellando il carattere, guadagnando consapevolezza e gusto nella vita, imparando la capacità di sorridere nelle avversità e di lavorare con determinazione e nel rispetto degli altri.

Terminologia Chiave

  • Karate-gi: L'uniforme utilizzata nella pratica del karate. Fu il maestro Gichin Funakoshi ad adottare per primo quest'abito, ispirandosi al modello del judo-gi.
  • Kata: Sequenze di movimenti che racchiudono le tecniche diffuse dalle varie scuole. Il numero dei kata, ma anche i loro nomi e i kata stessi, cambiano in base alla scuola ("stile") che si pratica.
  • Kumite: Combattimento. Prima della seconda guerra mondiale, in Okinawa, il kumite non era parte integrante dell'insegnamento.
  • Kihon: Termine che indica le tecniche di allenamento base, di parata o di attacco, su cui si basa il Karate.
  • Bunkai: Letteralmente significa "smontare" ed indica lo studio per l'applicazione pratica delle tecniche contenute nei kata.
  • Dojo Kun: (Do = via, jo = luogo) letteralmente significa "luogo dove si studia e si segue la via". Il Dojo Kun varia in base alla scuola e allo stile.
  • Kara: Significa scavo, spazio prodotto da un certo lavoro, spazio vuoto, immagine del vuoto.
  • Te: È la rappresentazione di una mano vista di mezzo profilo, ma è anche il fonema di attività, mettersi all'opera.

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