L'arte del combattimento con armi bianche affonda le sue radici nella storia dell'umanità, evolvendosi nel tempo con lo sviluppo delle tecnologie, delle tattiche militari e delle diverse culture. Questo articolo si propone di esplorare le tecniche e la storia di quest'arte marziale, offrendo una panoramica completa che spazia dall'epoca romana al tardo Medioevo, con un focus particolare sull'evoluzione delle armi e degli stili di combattimento.
Premessa Necessaria
Prima di addentrarci nell'analisi dettagliata, è doveroso fare alcune precisazioni. In primo luogo, ci concentreremo principalmente sul combattimento a piedi, data la mia limitata esperienza nella scherma a cavallo. In secondo luogo, per ragioni di sintesi, tratteremo le combinazioni di armi più comuni utilizzate sui campi di battaglia, rimandando ad un futuro articolo l'analisi di armi utilizzate in contesti di emergenza o non bellici.
Si può parlare di "scherma romana"?
La risposta è affermativa, se consideriamo la scherma come l'arte di colpire senza essere colpiti, utilizzando armi bianche di vario tipo. Tuttavia, parlare di un "sistema schermistico" romano è più complesso, data l'enorme durata della storia militare romana e i continui cambiamenti nelle armi utilizzate. A differenza di quanto avviene per le epoche successive, non disponiamo di manuali o trattati che ci permettano di ricostruire nel dettaglio la scherma di un determinato periodo storico.
L’Età Arcaica: L’Epoca Del Duellante (VIII-VII Sec. A.C.)
L'epoca più arcaica di Roma, corrispondente ai secoli VIII-VII a.C., è complessa da analizzare dal punto di vista della ricostruzione schermistica. I dettagli tecnici del maneggio delle armi vanno desunti dal dato archeologico e collegati ai pochi elementi utili che si possono trarre dalle fonti scritte. In questo periodo storico, caratterizzato da rapidi scontri contro il nemico, l'armamento dell'élite guerriera comprendeva la lancia, la spada (ad antenne o a lingua da presa) e uno scudo tondo a manopola centrale, spesso interamente metallico.
Vista la leggerezza dell'armatura, uno scontro individuale di questo periodo storico sarà stato agile e dinamico. Lo scudo tondo a manopola centrale permette di estendere efficacemente il braccio in avanti, creando un ampio cono di difesa. Le spade di questo periodo, inoltre, hanno un profilo usualmente dritto, a volte con la lama leggermente foliata, il che le rende versatili nel taglio e nella punta. L'uso della punta è confermato dal pomolo ad antenne, che permette di estrarre l'arma nel caso in cui la lama si sia conficcata troppo in profondità. La lancia era l'arma di offesa principale delle bande guerriere di questo periodo.
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Clipeus E Hasta: L’Età Dell’Oplita (VI-IV Sec. A.C.)
Con il passaggio al periodo orientalizzante, l'élite combattente di Roma divenne composta da opliti, secondo il modello greco. Se l'armamento delle classi inferiori continuò a basarsi sull'uso del thyreos e della lancia, le prime classi si dotarono di un equipaggiamento difensivo più pesante, del grande scudo tondo di tipo greco (clipeus) e della lunga lancia oplitica (hasta).
Lo scudo oplitico, grande e pesante, era imbracciato e non impugnato centralmente, rendendolo adatto a un combattimento individuale più statico. L'uso attivo di questo scudo doveva essere limitato a una rapida bordata nel caso in cui un nemico chiudesse la distanza. Al fianco, i guerrieri romani avevano armi bianche di tipo greco, come lo xiphos (dritto e a lama foliata a doppio taglio) e la kopis (con lama curva a un solo filo tagliente).
Le ipotesi sull'utilizzo dell'armamento oplitico, in particolare per quanto concerne la combinazione lancia e scudo, sono state innumerevoli. In particolare, si discute ancora se gli opliti usassero la loro lunga lancia principalmente sopramano o sottomano. La realtà delle fonti ci dice che ad ogni modo l'arma era utilizzata in entrambe le modalità. Gli elmi del mondo oplitico italico tendevano a essere piuttosto aperti, indicando probabilmente la necessità di avere un raggio visivo e uditivo più largo.
La Lunga Epopea Di Spada E Scutum Quadrangolare Oblungo (IV Sec. A.C.-III Sec. D.C.)
Pur inserito in una formazione di suoi pari, il legionario romano di questo lungo periodo era, alla base, un combattente individuale. Una delle descrizioni più dettagliate è data da Dionigi di Alicarnasso, da cui inizia a emergere la predilezione dei legionari romani per i colpi di punta.
Anche se questo uso precipuo della punta sembra presente sin dal IV sec. A.C., l'evoluzione delle spade romane forse mostra una situazione più sfumata. Le spade dei legionari repubblicani erano estremamente versatili sia per l'uso di punta che di taglio, e quest'ultimo doveva essere una componente non da poco nella scherma romana del periodo.
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Col passare del tempo, si sentì la necessità di esasperare la funzione del gladio meramente come arma da stocco da usare a distanza ravvicinata. La guardia tipica del combattimento con gladio e scutum era probabilmente quella rappresentata in un famoso rilievo da Mainz: la gamba sinistra avanzata, lo scudo appoggiato alla gamba e alla spalla, a parziale protezione del volto, e la spada a contatto del fianco dello scudo, con la punta bene in vista.
Un altro aspetto molto importante della scherma romana di questo lungo periodo è l'uso aggressivo dello scudo. Questo è per esempio ciò che fece Tito Manlio Torquato nei confronti del campione gallico alla battaglia dell'Aniene del 360 a.C.: la bordata di Manlio servì a destabilizzare l'avversario e a creare un bersaglio (petto e volto del Gallo, che vennero colpite con veloci stoccate). Un altro possibile uso aggressivo del grande scutum era quello di estendere il braccio sinistro per colpire con l'umbone, possibilmente al volto. Le spade dei Britanni, prive di punte, non si prestavano al corpo a corpo in uno spazio ristretto. Questo tipo di scherma favorì inoltre anche un eventuale gioco stretto, il corpo a corpo e la lotta.
Spatha E Scudo Ovale/tondo
In linea generale, nella sua forma più "classica", la scherma romana era ora caratterizzata soprattutto da colpi di taglio, potenti fendenti calati usando come nodo principale non il polso, ma il gomito o addirittura la spalla. La similitudine più vicina è con la sciabola da cavalleria ottocentesca. Questo metodo di combattimento basato principalmente sul colpo di taglio è confermato dall'introduzione di altre armi bianche per le fanterie del periodo, insieme alle spade, ovvero le scuri (securis), attestate già nel IV secolo.
Le descrizioni dei combattimenti e delle ferite subite dai combattenti confermano perfettamente i dettagli di cui sopra, oltre a fornire altre preziose informazioni. Per presumibilmente la prima volta nella storia schermistica romana, le spade iniziarono a essere usate "ferro contro ferro", cosa che con il gladio non era mai stata certamente praticata. I bersagli preferiti che emergono sono la testa, il fianco e i garretti.
Inoltre, un'altra informazione fornita da Ammiano Marcellino va a corroborare un dato che emerge dai reperti: l'uso aggressivo degli scudi, e particolarmente dell'umbone. Se certamente lo scudo a manopola centrale, ovale o tondo, permette un utilizzo offensivo del bordo inferiore come per gli scudi repubblicani e del Principato, a livello archeologico si nota lo sviluppo di umboni molto sporgenti, in forma conica, il cui impatto può senz'altro causare seri danni all'avversario.
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Lo Scudo “Triangolare”, Lancia E Spada/ascia/mazza
L'arma principale del fante, così come in realtà del cavaliere, era sempre la lancia. Per la fanteria, i trattati sembrano prescrivere lunghe lance da urto da usarsi a due mani. Quanto alle armi da fianco, queste confermano una scherma principalmente fatta di colpi di taglio. Questo perché non solo le armi restano la spada (spathion) e la scure (tzikourion), ma a queste si aggiunge la mazza (sideroràbdion o bardoukion). Proprio come per i periodi precedenti, il principale scudo della fanteria resta di grandi dimensioni, ben adatto a difendere tutta la figura. Continua anche la coesistenza di più forme: tondo, ovale e, ora, in forma triangolare e a goccia, che nelle fonti sono spesso descritti "alti come un uomo". Gradualmente sembrano inoltre sparire, o almeno farsi più rare, la manopola centrale e l'umbone. Tuttavia, ciò non esclude affatto la presa centrale, poiché nel mondo romano si diffonde soprattutto una presa cosiddetta "a chiasmo", che permette di impugnare lo scudo.
Armi Bianche: Classificazione
In senso stretto, la specificazione "bianche" si applica storicamente solo alla spada e al pugnale con le loro varianti lunghe e corte. In tempi molto recenti l'espressione si è estesa anche ad altre armi offensive che non utilizzano ulteriori ausili meccanici né la polvere da sparo. Sono quindi state incluse tra le armi "bianche" quelle immanicate "da botta" (mazza, scure, martello) e tutte le armi "in asta", vale a dire quelle dove la parte offensiva specializzata si fissa all'estremità di una stanga appropriata.
In pratica oggi si tende a semplificare in quattro grandi gruppi: le armi "difensive" che proteggono il combattente; le armi "bianche" intese nel sopra detto senso allargato; le armi offensive da taglio e punta nelle quali il ferro specializzato è fisso all'estremità di un'asta di varia lunghezza e spessore.
Armi in Asta
Le armi in asta sono armi offensive da taglio e punta nelle quali il ferro specializzato è fisso all'estremità di un'asta di varia lunghezza e spessore. La più antica fra esse fu qualche sorta di ramo o di stanga aguzzata, più tardi indurita al fuoco e infine munita di una cuspide di pietra affilata.
I Romani usarono vari tipi di queste armi ma i principali furono due: la hasta classica impiegata dai legionari e dalla cavalleria, lunga in tutto poco più della persona e che si poteva anche lanciare mediante un correggiolo o applicando lo sforzo a un suo ringrosso; il pilum - vera e propria arma nazionale - lungo in tutto poco più di m. 2, finito da una lunga barretta in ferro con breve cuspide conica, che era un'arma da lanciare propria delle fanterie (la hasta velitaris era invece un vero e proprio dardo lungo solo un paio di cubiti, cm. 90 ca., sottile e con una punta affilata da piegarsi nel bersaglio).
Nel mondo orientale le armi in asta erano più lunghe: il kontós della cavalleria bizantina, già usato da Alani e Sarmati, superava i m. 3,5; quello della gente a piedi era anche maggiore. Nelle grandi migrazioni i "popoli a cavallo" portarono nell'Occidente europeo le loro armi, che però, per quanto riguarda quelle in asta, si ridussero presto alle lunghezze dei vecchi tipi romani o poco più, si trattasse di armi da configgere o da lanciare.
Lo spiedo (termine qui usato per distinguerlo dalla futura lancia) fu molto importante presso tutti i popoli nordgermanici, tanto da essere l'attributo di Odino con il nome di Gungnir. Stando a Tacito (Germania, 6,1), i Germani impiegarono anche spiedi pesanti, ma la loro famosa framea era un'arma con una cuspide sottile e affilata, abbastanza leggera da potersi eventualmente lanciare; inoltre, dal sec. 4° ca., munirono la cuspide anche di alette uscenti dalla gorbia tronco-conica nella quale si incastrava e fissava l'asta (che di norma era in frassino; più di rado in cipresso).
Il rafforzamento dell'asta con l'ingrossamento del diametro aveva reso difficile brandirla o crollarla e si dovette ormai - per caricare - abbassarla sempre, stringendone il calcio sotto l'ascella per sfruttare al meglio tutta l'accelerazione della massa cavaliere-cavalcatura. Tale impiego, generalizzato alla fine del sec. 12°, serviva in combattimento solo per il primo urto, poiché subito dopo si metteva mano alle spade.
Se lo spiedo da guerra da usare a cavallo sortì nella lancia, quello delle genti a piedi modificò solo le forme del ferro, che tesero talora ad allargarsi.
Sinora si sono incontrate armi in asta da guerra o da caccia aventi una specifica e propria storia, ma il Medioevo fu un periodo assai ricco di armi in asta modificatesi e specializzatesi anche da attrezzi di lavoro, specie contadino. Agli inizi erano stati usati proprio questi strumenti così come stavano: una falce raddrizzata sull'incudine con pochi colpi di maglio, un raffio o roncola per potare, un alighiero da barcaioli, un forcone, un mannaione da boscaioli o un marrancio da beccaio incastrati su un manico più lungo per poter raggiungere anche un uomo a cavallo.
Scherma Storica: Un'introduzione
Elaborare una introduzione alla scherma storica davvero esauriente è un compito ingrato. Spesso mi si chiede:”Cosa pratichi di preciso?” dopo aver tentato di spiegare in poche ma semplici parole la disciplina marziale che pratico con grande passione da ormai più di 10 anni. Il titolo da me scelto però parla di “scherma medievale” ed ora sto usando il termine “scherma storica“, c’è allora qualche differenza? Ovviamente no. In realtà questo non è del tutto vero. Quando si cominciarono a gettare le basi di quella che è possibile definire come scherma sportiva, la medesima che oggi vedete in televisione quando ci sono le olimpiadi, agli albori del ‘900 il confine tra “sportivo” e “marziale” non era ancora poi così marcato. Non a caso, infatti, in quella fase embrionale che vide la scherma essere “codificata”, le armi erano in totale 4 e non 3 come si può notare oggigiorno: fioretto e spada da terreno, sciabola e sciabola da terreno. Perdonatemi la digressione, ma spero di avervi spiegato perché ho voluto inizialmente utilizzare il termine scherma medievale e non scherma storica.
Le tradizioni marziali durante il periodo medievale diedero un grande risalto alla lotta a mani nude, come primario sistema formativo per il combattimento con le armi vere e proprie. Il corpo umano è, quindi, il primo strumento da conoscere, molto probabilmente ben più complesso di qualsiasi arma bianca tenuta in mano, in quanto composto da catene muscolari, equilibri, leve, punti di pressione, e così via. Se vi state ponendo però la domanda:”A cosa mi serve praticare nel XXI° secolo l’antica arte della spada?” spero di darvi una risposta esaustiva ad un quesito posto più che legittimamente. Se ciò che essa rappresenta è capace di smuovere qualche corda nella vostra anima è perché la spada va ben oltre al mero oggetto di acciaio affilato.
Personalmente apprezzo quei Maestri d’arme che a distanza di secoli, nonostante tutti i limiti dell’epoca, riescono ancora oggi a parlare con il proprio interlocutore anche se l’unico strumento è un libro di un centinaio di pagine o poco più. Sebbene, eccetto casi sporadici antecedenti, il recupero della marzialità europea ebbe il suo inizio verso la metà degli anni ’90, intraprendere oggi questo percorso non è più cosa ardua rispetto anche a solo un decennio fa. La disciplina è ormai sufficientemente diffusa in tutte le regioni della penisola, i metodi di insegnamento hanno raggiunto oggigiorno un buon livello qualitativo, e il settore è regolamentato dai più importanti Enti di promozione sportiva così come dalla Federazione Italiana Scherma.
Come ogni disciplina marziale, un forte senso del rispetto, l’umiltà nel ricevere critiche, il coraggio di mettersi in gioco, la voglia di imparare da tutti e tutti i giorni, sono dei requisiti fondamentali per vivere questa disciplina nel modo opportuno. E’ un buon inizio per “conoscere sé stessi” e migliorarsi come individui giorno dopo giorno. La scherma storica è una delle attività sportive più complete, poiché richiede grande coordinazione motoria, riflessi fulminei, capacità di pianificare in tempi infinitesimali, profondo senso del giudizio, ed esplosività nei movimenti. A differenza della scherma sportiva, il cui combattimento viene gestito, per convenzione, col profilo del corpo avanzato in accordo al braccio che tiene l’arma, questo vincolo non sussiste invece nella scherma storica. Mediamente il peso dei simulacri storici si aggira intorno al 1.3 kg, ovvero solamente 500 grammi in più rispetto alle armi della scherma sportiva se ci pensate. In realtà il vero fattore della manovrabilità dell’arma non è dettato dal peso ma dalla scientifica e minuziosa costruzione dello strumento.
Nel primo caso, il praticante è per lo più focalizzato alla ricerca di una più profonda comprensione del trattato storico di riferimento. Diversamente, l’agonista non cercherà tanto la comprensione metodica di questo o quel trattato, ma piuttosto l’esito positivo in un torneo. Questa strategia vincente è ancora più necessaria visto che si ha che fare con un avversario per nulla collaborativo, tenendo presente come l’esperienza pratica sul campo vada ben oltre al mero nozionismo da trattato, anche perché i combattimenti sono di per sé alterati dalla presenza dell’equipaggiamento e delle regole di ingaggio. Le protezioni hanno come unico fine quello di abbassare la probabilità di farsi male, ma la possibilità che questo possa accadere continua comunque a sussistere. Usare bene la testa quando si combatte è il modo migliore con cui evitare spiacevoli infortuni, più di quanto lo possa fare qualsiasi protezione.
Nella stesura di questa lista è stata ovviamente mia intenzione evitare alcuna allusione a questo o quel marchio in modo da non concedere alcuna pubblicità occulta, come si suol dire. Prima di procedere all’elenco, avviso sin da subito che protezioni da scherma sportiva, da LARP oppure materiale da rievocazione non sono idonei alla pratica della Scherma storica, per questo vi consiglio di acquistare prodotti specificatamente progettati per l’HEMA e (soprattutto) per il periodo storico/tipologia di armi in uso nel programma didattico della vostra Sala d’arme di appartenenza. Unica importante eccezione rispetto a quanto affermato poco prima: Se siete già in possesso di una maschera 1600 Newton da scherma sportiva allora partite sicuramente avvantaggiati, soprattutto la maschera per spada è perfetta per la pratica della Scherma storica in quanto non presenta (a differenza di quella per fioretto o sciabola) la bavetta elettrificata. La giubba è la protezione che va a coprire il busto, la schiena e le braccia nella loro interezza. Allo stato attuale, i guanti per la pratica della Scherma storica risultano essere una vera e propria chimera, anche se all’orizzonte si sono affacciati prodotti estremamente interessanti. In genere le gambe non vengono considerate una priorità da proteggere, in quanto non sono presenti organi vitali ed allo stesso tempo sono ben protette dai voluminosi quadricipiti femorali. Ho avuto modo di citare più volte la parola Newton nella descrizione delle protezioni anti-taglio per la Scherma storica. Ma di cosa si tratta? Questa dicitura consiste nella capacità di resistenza ad una lacerazione/perforazione del tessuto indossato dinnanzi ad un oggetto tagliente.
Prima di chiudere questa introduzione sulla Scherma storica, visto che ho ben affermato che le riproduzioni da utilizzare devono assolutamente essere prive di filo tagliente e/o punta acuminata, vorrei trattare con voi una ultima questione importantissima per rendervi pienamente consapevoli di questa disciplina, sia se già la praticate, sia se siete intenzionati a praticarla. E’ necessario partire da un presupposto estremamente importante: gli oggetti che noi usiamo non sono armi ma sono strumenti sportivi, quindi armi improprie. Armi bianche (armi proprie):“Spade, pugnali, baionette, tirapugni, bastoni animati, mazze ferrate, manganelli, storditori elettrici, bombolette lacrimogene non conformi al DM 12 maggio 2011 n. 10. La Cassazione ha detto che non è arma propria una sciabola puramente ornamentale o il pugnale da subacqueo e che un coltello a scatto non diventa un pugnale se non ha lama da p…
Combattimento Corpo a Corpo e Armi Bianche
Per un certo numero di secoli prima dell’avvento delle “armi da fuoco”, le forme di combattimento bellico ravvicinato, ovvero “uomo contro uomo”, erano sostanzialmente basate sull’impiego: - del proprio corpo come arma, usando “tecniche percuotenti” e/o “tecniche avvinghianti”; - di “armi bianche”, sfruttando, a seconda del tipo di arma, lo specifico effetto tagliante, perforante, fratturante, strappante …o sfruttandone un “effetto misto” per troncare, recidere, sfondare. La bravura nel combattere “corpo a corpo”, intesa come capacità letale, era quindi determinata dalla sommatoria della destrezza con cui si sapeva combattere disarmati, ovvero “a mani nude”, combinata alla destrezza e capacità di maneggiare le armi bianche, lunghe o corte che fossero.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale un certo numero di eserciti occidentali, ritenendo che la guerra tecnologica a grandi distanze avrebbe completamente cancellato lo scontro fisico, hanno trascurato il metodico e rigoroso addestramento dei propri soldati al combattimento fisico. Negli ultimi anni, tuttavia, con le nuove tipologie di minacce e le nuove tipologie di interventi militari, è riemersa la necessità per alcune Forze Armate e Forze di Polizia di riorganizzarsi, a dovere e rapidamente, per curare nuovamente l’aspetto del “combattimento individuale corpo a corpo”.
Molte Nazioni occidentali sono state in grado negli anni, ovviamente alcune molto più di altre, di coltivare e sviluppare i propri sistemi di combattimento implementandoli, necessariamente, con quelle discipline di combattimento che, da sempre, hanno garantito soluzioni tecniche ad alto livello di letalità, sia per un impiego prettamente bellico che di polizia, e che sono le cosiddette “Arti Marziali” e più specificatamente quelle estremo-orientali. I popoli estremo-orientali, infatti, non hanno mai abbandonato lo sviluppo delle proprie arti di combattimento individuale.
È tuttavia necessario precisare che quando si parla genericamente di Arti Marziali, forse a causa di una eccessiva globalizzazione, vengono inglobate discipline molto diverse tra di loro e che non forniscono un apporto significativo all’arte del combattimento, o comunque non sono idonee ad un impiego specificatamente militare: si trovano infatti delle “arti”, o loro “interpretazioni”, che risultano valide principalmente in una palestra o in una gara sportiva (con regolamentazioni che snaturano un combattimento reale) oppure, viceversa, interpretazioni che spaziano da combattimenti particolarmente spettacolari da funamboli, da saltimbanchi a combattimenti eccessivamente crudeli da “gabbionata clandestina”.
A premessa di qualsiasi ulteriore disquisizione, occorre fare tre precisazioni che andranno a stigmatizzare quello che sarà l’approccio mentale al combattimento: esistono delle droghe sotto l’effetto delle quali chi le ha assunte sviluppa immediatamente un certo livello di ferocia ed è in grado di non avvertire alcun tipo di dolore, il che significa che per fermare un eventuale attacco da parte di questi individui sono richieste tecniche che li possano subito abbattere “biomeccanicamente”, non usando quindi quelle tecniche che producono unicamente dolore; esistono energumeni violenti e senza scrupoli, con il buio ancestrale negli occhi, dotati di una forza rozza e preistorica, dei veri Gargoyle semoventi, in grado di colpire con calci e pugni duri come il cemento… che possono essere contrastati e abbattuti solo possedendo un adeguato condizionamento del fisico e possedendo la piena padronanza di una adeguata tecnica di combattimento portata all’estremo della potenza; la società attuale è molto restìa a riconoscere il livello di violenza e di malvagità che è facilmente riscontrabile nei continui fatti di cronaca quotidiana. Tale atteggiamento promosso naturalmente anche da molti qualificati opinionisti, che parlano ancora con le briciole dei biscotti sulla giacca, porta ad un generale e pericoloso ”abbassamento di percezione della minaccia”.
Nell’ambito della selezione delle tecniche, devono sicuramente trovare collocazione delle “tecniche di attacco all’arma bianca” e “tecniche di difesa e disarmo” che siano tecnicamente efficaci e realmente attuabili in differenti contesti operativi (evitando quelle tecniche difensive particolarmente complesse, azzardate e pericolose che si vedono insegnare in talune palestre). Come per qualsiasi disciplina in cui ci si voglia cimentare, è necessario possedere e coltivare tutte quelle facoltà e qualità individuali che consentono di conseguire risultati significativi, ovvero: disciplina, determinazione, volontà, energia, impegno, dedizione, costanza, perseveranza, spirito di sacrificio e coraggio. Evidenziato così il giusto approccio individuale, il “Sistema di combattimento” deve plasmare il futuro combattente, deve sostanzialmente “forgiare la futura lama”.
Il Duello con la Spada
Il duello con la spada, considerato già nell’antichità il combattimento più nobile e simbolo di potere, si affermò nelle corti del tardo Medioevo e del Rinascimento come raffinata arte bellica nei tornei cavallereschi. Già nel 17° secolo si applicavano bottoni alla punta delle armi per renderle incruente; poi si introdusse l’uso della maschera e del corpetto protettivo, mentre furono modificate le regole d’assalto. La situazione si risolse con l’istituzione, nel 1913, della Federazione internazionale di scherma, che stabilì un regolamento di gara internazionale.
Tutte le azioni della scherma sono velocissime, in particolare nella sciabola, e un duello non è facile da seguire per quanti non hanno dimestichezza con le regole. Forse per questo la scherma è una delle tante discipline sportive che non trovano spazio sui media se non ogni quattro anni, in occasione delle Olimpiadi. Eppure la scherma è la disciplina sportiva che ha dato all’Italia il maggior numero di vittorie: ben 107 medaglie olimpiche - di cui 42 d’oro - e 221 medaglie ai campionati del mondo - di cui 69 d’oro.
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