Ombra disegnata: storia, tecniche e arte dei combattenti di boxe

Il pugilato, uno degli sport da combattimento più antichi e noti, affascina da secoli non solo per la sua intensità fisica e strategica, ma anche per la sua rappresentazione artistica. Questo articolo esplora la storia del pugilato, le sue tecniche fondamentali e il suo impatto sull'arte, con un focus particolare sull'intersezione tra il disegno e il combattimento.

Origini antiche del pugilato

Le radici del pugilato affondano in tempi antichissimi. Scene di attività sportive legate ai giochi di combattimento risalgono a circa 2500 anni a.C. In Egitto, per esempio, un dipinto su calcare ritrovato in una tomba sconosciuta nella necropoli di Saqqara raffigura una scena di combattimento sportivo a bordo di barche, con lottatori che usano aste lunghe per far cadere l'avversario. L'Iliade di Omero, datata all'VIII secolo a.C., descrive un combattimento tra Epeo ed Eurialo, suggerendo che una forma di pugilato esisteva già in tempi ancora più remoti.

Il pugilato si sviluppò in Grecia a partire dalle civiltà minoica e micenea, sotto il nome di pýx o pygmḗ - pugme. Un affresco nel palazzo di Cnosso, a Creta, mostra due giovani pugili che indossano guantoni, testimoniando la pratica di questo sport già nell'antica Grecia. La boxe era uno sport molto praticato in ambito etrusco-italico e successivamente anche a Roma. Questo sport fu introdotto nelle gare di Olimpia nel 688 a.C.

Il Medioevo e la rinascita della "noble art"

Nel Medioevo, l'interesse per il pugilato diminuì drasticamente, con i principali spettacoli rappresentati da giochi di combattimento a cavallo riservati ai cavalieri e ai nobili. Tuttavia, con la fine dei tempi dei cavalieri, lo sport di combattimento doveva in qualche modo sopravvivere. Nell'età moderna, all'inizio del '700, nacquero le basi della "noble art" in Inghilterra.

James Figg è riconosciuto come il primo ad aver gettato i rudimenti di questa disciplina. Apre, nello stesso anno, la sua scuola dedicata unicamente al pugilato. Nel 1733 parte in Francia dove insegnerà questo sport e a partire dal 1767 cominciano a disputarsi anche lì i primi combattimenti di boxe moderna. Jack Broughton, uno dei migliori allievi di Figg e campione d'Inghilterra dal 1730 al 1750, pubblicò nel 1743 le prime regole della boxe moderna, le London Prize Ring Rules, utilizzate per più di cento anni.

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La boxe moderna e le sue regole

Nel 1886 il governo inglese proibì gli incontri pugilistici, ma nel 1889 il marchese di Queensberry trovò un modo per salvare questa disciplina cambiando alcune regole: rivestire il pugno con un’imbottitura, dividere le riprese in tre minuti ciascuna con un riposo di un minuto e stabilisce che se il pugile non si fosse rialzato dopo dieci secondi sarebbe stato dichiarato sconfitto per knock out. J.L. Sullivan viene riconosciuto unanimemente primo campione del mondo dell’era moderna battendo Dominick McCaffrey nel 1885.

Il pugilato nell'arte

Il pugilato non ha attratto solo il pubblico e gli scommettitori, ma anche gli artisti che si sono appassionati e hanno dipinto scene di boxe. George Bellows, per esempio, ha creato opere in cui l'atmosfera è oscura e i volti dei pugili non sono definiti, ma trasmettono la sofferenza di un combattimento senza fine. I volti degli spettatori sono spesso senza espressione o pieni di malvagità. Nelle opere di Bellows dedicate alla boxe, l’atmosfera è molto oscura. I volti dei pugili non sono definiti però si capisce la loro espressione: quella di una sofferenza di un combattimento che sembra non finire più. La luce è centrata sui fighters lasciando il pubblico nel buio, nell’oscurità con facce piuttosto preoccupanti, come se G.

Con l'instaurazione delle nuove regole del pugilato, il primo campione del mondo con i guantoni fu James Corbett, che sconfisse J. Sullivan. Da allora, la boxe si è perfezionata sempre di più, con allenamenti particolari, tecnica, resistenza e campioni sempre più forti. Nel 1908, Jack Johnson divenne il primo campione del mondo di pugilato afroamericano, aprendo la strada a future generazioni di atleti.

George Bellows dipinse "Dempsey vs Firpo", in cui lo stile cambia e le pennellate sono più curate, il pubblico ha più vita, la scena è più luminosa. Ma il volto sei personaggi hanno occhi scuri come se fossero vuoti, alcuni sembrano non avere la pupilla e ciò rende ai personaggi un aspetto inquietante, quasi extraterrestre. La boxe nell’arte non ha limiti.

La boxe come metafora della vita

La boxe è spesso vista come una metafora della vita, con i suoi alti e bassi, le sfide e le opportunità di riscatto. Le storie dei pugili, spesso segnate da sacrifici e difficoltà, risuonano con il pubblico che cerca ispirazione e modelli di resilienza. Come afferma l'intervistato all'inizio di questo articolo, "La vita, in fondo, non è che un succedersi di round: alcuni li perdiamo, altri li vinciamo. Altre volte finiamo al tappeto. È per questo che i pugili più amati non sono soltanto i campioni invincibili, i trionfatori, ma coloro che alternano momenti di gloria e di sconfitta, che lungo la strada lastricata di sacrifici cercano un riscatto da una vita di ingiustizie."

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"Drawing as Fighting": L'intersezione tra disegno e pugilato

L'intervista con l'artista Marco Bazzini rivela un'interessante connessione tra il pugilato e il disegno. Bazzini, appassionato di boxe, ha sviluppato un progetto chiamato "Drawing as Fighting" che esplora le analogie tra l'attitudine del disegnatore e quella del pugile. Secondo Bazzini, il ring e il foglio sono entrambi spazi chiusi e delimitati, ma liberi di essere indagati. I movimenti del disegnatore durante la creazione di un'opera possono essere paragonati alla shadow boxe, in cui il pugile porta colpi e sequenze senza un avversario di fronte. Il ritmo, la coordinazione visivo-motoria e la "distanza giusta" con il soggetto sono elementi fondamentali sia nel disegno che nel pugilato.

"Drawing as Fighting" è un workshop di disegno sperimentale che propone esercizi e pratiche ispirate al mondo del pugilato. Nel 2016, Bazzini e Gabriele Sassone hanno portato due pugili professionisti al Palais de Tokyo di Parigi, creando un laboratorio aperto al pubblico in cui il disegno e la boxe condividevano lo stesso ring.

Autoritratti come allenamento e rito

Bazzini pratica l'autoritratto quasi quotidianamente, considerandolo un rito e un allenamento. Disegna il proprio volto ovunque e con qualsiasi materiale, trasformandolo in un soggetto obbligato. Ogni autoritratto diventa una lotta tra ciò che vede e ciò che pensa di vedere, un tentativo di forzare il blocco del pensiero e di rivelare le molteplici identità che si celano dietro un volto.

La percezione visiva e l'instabilità

Bazzini esplora anche la natura della percezione visiva, ispirandosi alle ricerche di Alfred Yarbus sui movimenti oculari saccadici. Durante l'atto di guardare, i nostri occhi compiono micro movimenti rapidi che indagano il campo visivo, ma durante questi movimenti non c'è visione. I lavori di Bazzini vivono in un costante bilico tra ciò che è visto e ciò che è dimenticato, cercando l'instabilità e smarcandosi dalla staticità.

SLPFL (Still Life / President for Life): Natura morta e dittatura

La serie "SLPFL" di Bazzini accosta nature morte di oggetti poveri e immagini di dittatori contemporanei, creando un cortocircuito visivo e concettuale che mette in discussione l'efficacia stessa dell'immagine. L'accostamento tra un limone marcio e un dittatore solleva interrogativi sulla convivenza tra la caducità della vita e il potere oppressivo.

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Kangal: Filtri visivi e coercizione

Nella mostra "Kangal", Bazzini utilizza visori autoprodotti per alterare la percezione visiva e condizionare i movimenti dell'occhio. Questi strumenti diventano atti coercitivi che generano reazioni, resistenze e strascichi cognitivi inattesi. L'impedimento visivo è visto come un atto di ribellione contro la dittatura dell'immagine contemporanea, un tentativo di ribaltare le gerarchie e i significati dominanti.

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