Categorie di peso nella boxe

La boxe, o pugilato, è uno sport da combattimento antico e nobile, le cui radici affondano nella mitologia e nella storia. Nel corso dei secoli, il pugilato si è evoluto, codificando le proprie regole e suddividendosi in diverse categorie per garantire incontri equilibrati e leali. Questo articolo si propone di esplorare nel dettaglio le categorie di peso nel pugilato, fornendo una panoramica completa e accessibile a tutti, dai neofiti agli appassionati più esperti.

Storia e origini del pugilato

Le prime testimonianze mitiche sul pugilato risalgono a Teseo ed Ercole, insieme a Polluce e Castore, ai quali si aggiunsero successivamente Achille, Diomede e Nestore, istruiti da Chirone, il primo maestro riconosciuto di questa disciplina. Fin dal III millennio a.C. si hanno comunque testimonianze storiche dell’esistenza di sport molto vicini al pugilato, come vasi e affreschi risalenti all'Età del bronzo, in cui vengono ritratti pugili che combattono. Anche Omero nell’Iliade e nell’Odissea descrive con vigore la lotta tra Ulisse e Iro, spinti a battersi per il possesso di un po' di pane, e il combattimento tra Epeo ed Eurialo. Sin dall’antichità il pugilato fu stimato anche per la preparazione che offriva al combattimento, insegnando a evitare colpi e a darli con più precisione, rapidità e decisione.

Gli etruschi in particolare coltivarono molto questo sport, tramandando questa passione ai romani. Catone stesso fece apprendere al figlio l’arte del pugilato, mentre Caligola e Cesare Augusto ne furono grandi appassionati. La tecnica utilizzata era la stessa che si adotta ancora oggi, ma con effetti più gravi, poiché i pugili erano soliti usare il cesto (caestus), un antico guanto da combattimento di cuoio indurito guarnito con borchie di piombo, che copriva l’avambraccio e il pugno.

Nella seconda metà del Seicento il pugilato comincia a affermarsi in Inghilterra, dove vive un periodo di forte sviluppo, subendo anche molte modifiche alle regole, con l’intento di mantenerle in sintonia con valori e costumi del tempo. Nonostante questo però è considerato come vero campione e capostipite del pugilato moderno l’inglese Jack Broughton, il quale nel 1743 fissò il primo regolamento scritto (Broughton’s Rules), attraverso l’esperienza e la pratica diretta. Al tempo però questa disciplina era molto violenta e chi disponeva di denaro era solito fare scommesse durante i combattimenti o pianificare e allestire gli incontri. Quest’ultima col tempo si è poi trasformata in un’attività manageriale, secondo la quale ogni campione aveva un proprio protettore che gli organizzava i match. Nel luglio del 1783 fu poi introdotto per la prima volta il gong, durante un incontro al Jessico, un café-chantant, dove spesso venivano allestiti combattimenti. Samuel Farr, un ex marinaio che faceva da manager a uno dei due pugili coinvolti nell’incontro, si era portato un pentolone come arma di difesa nel caso in cui il pubblico fosse diventato troppo violento. Il pentolone però oltre a svolgere quest’ultimo compito, fu utilizzato anche come sgabello per il pugile e come tamburo, su cui si batteva per incoraggiare i due sfidanti, e così col passare dei minuti divenne utile anche per segnare il tempo.

All’inizio dell'Ottocento gli uomini combattevano ancora con i pugni scoperti, a eccezione dei nobili, che per evitare ferite si colpivano con i guantoni. In questo periodo il pugilato cominciò a riscuotere più successo negli Stati Uniti grazie a un episodio in Virginia, nell’aia del signor Molineaux, il quale aveva molti schiavi di colore, tra cui Thomas Zachery, che nutriva una forte passione per il pugilato che aveva tramandato al figlio Tom. Quest’ultimo riuscì a guadagnarsi la libertà proprio grazie a questa, poiché un giorno il suo padrone indisse un incontro di pugilato con un altro schiavo, promettendogli la libertà in caso di vittoria. Tom Zachery vinse l'incontro e fu effettivamente liberato. In seguito si trasferì in Inghilterra dove divenne un pugile a pagamento.

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Nel 1838 e successivamente nel 1853, il regolamento di Broughton subì diverse modifiche, prendendo il nome di London Prize ring rules, fino al 1886 quando il pugilato dei professionisti (prize fighters) fu dichiarato illegale in Inghilterra. Il marchese Queensberry, grande appassionato, fissò allora nuove regole: ogni ripresa doveva durare tre minuti con un intervallo di un minuto fra l’una e l’altra, si dovevano indossare i guantoni protettivi, i pugili non potevano ingiuriare l’avversario e durante il combattimento i secondi dovevano restare fuori dal quadrato.

Regolamento e svolgimento di un incontro

Durante un incontro di pugilato due atleti si affrontano sul ring usando solo i pugni. Il match, a livello professionistico, si disputa su una distanza massima di 12 riprese della durata di 3 min ciascuna. Il numero di riprese (o round) varia a seconda della categoria a cui appartengono i pugili, ma tra una ripresa e l’altra c’è sempre un intervallo di un minuto, durante il quale i pugili sono assistiti dai secondi nei loro rispettivi angoli. Tra una ripresa e l'altra c'è un intervallo di i min, durante il quale i pugili sono assistiti, nei rispettivi angoli, dai loro secondi.

I colpi devono essere sempre portati al di sopra della cintura dell'avversario, mai al di sotto. Inoltre, devono essere dati con la parte imbottita del guanto e sul davanti e ai lati del corpo e della testa. Sono tassativamente vietati i pugni alla nuca, alle spalle e ai reni; non è consentito colpire con il palmo, il polso, il taglio o il dorso della mano, o con la testa, la spalla, l'avambraccio e il gomito. I pugni non possono essere portati ruotando prima completamente il corpo. L'avversario non può essere spinto, stretto o trattenuto; è vietato abbassare la testa al di sotto della sua cintura e, nel corpo a corpo, portarla sotto il suo mento.

Quando un pugile va al tappeto, l'avversario non può più colpirlo. L'arbitro è sul ring, a controllare lo svolgimento corretto del combattimento, coadiuvato da massimo 3 giudici di gara a bordo ring. Il pugile a terra viene contato dall'arbitro: il conteggio dura da un minimo di 8 sec a un massimo di io, scaduti i quali, se l'atleta non si rialza, l'arbitro decreta la vittoria per KO. Il conteggio non può essere interrotto dal suono del gong che indica la fine della ripresa, a meno che non si tratti dell'ultimo round.

Se i pugili arrivano entrambi alla fine dell'incontro, la vittoria è assegnata ai punti, in base ai cartellini compilati dai giudici al termine di ogni ripresa. Se entrambi i pugili arrivano alla fine dell’incontro, a decretare la vittoria sono i punti, che vanno in base ai cartellini che i giudici hanno il compito di compilare alla fine di ogni ripresa. Vengono assegnati fino a 8 punti per l'efficacia di ogni colpo pulito, 4 punti per l'aggressività (ovvero la costanza nell'attaccare), 4 punti per la difesa, intesa come l'abilità nello schivare e bloccare i colpi, e infine 4 punti per l'abilità combattiva, che tiene conto della tattica generale dell'atleta, considerando quanto sia capace di sfruttare le opportunità di attaccare, prevedere e neutralizzare il gioco dell'avversario.

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Un match può concludersi per vittoria tecnica ai punti: quando, dopo l'inizio della 5a ripresa, l'aggravarsi di una ferita procurata da una testata non intenzionale non consente a uno dei pugili di continuare l'incontro, la vittoria viene assegnata al pugile ritenuto in quel momento» in vantaggio. In caso di parità, si parla di pareggio tecnico, che viene assegnata anche se la sospensione per ferita è avvenuta prima della 53 ripresa. Si vince anche per fuori combattimento tecnico, quando l'arbitro ritiene che uno dei pugili non sia in grado di continuare l'incontro; per ferita, nei casi in cui la ferita sia stata procurata da colpi regolari; per squalifica o per abbandono dell'avversario, o per getto della spugna da parte dei secondi dello stesso. La testata intenzionale può comportare la squalifica - se chi l'ha subita non è in grado di continuare - oppure 2 punti di penalità. Un match può concludersi anche senza vincitore, quando i giudici assegnano un verdetto di parità.

Il ring

Il ring è una pedana quadrata recintata da 4 corde tese tra pali metallici. Il ring è una piattaforma di legno di forma quadrata contornata da tre giri di corda tesa tra i quattro pali posti agli angoli del quadrato. Le dimensioni possono variare tra un minimo di 4,35 m × 4,35 m e un massimo di 6 m × 6 m. La pedana è di legno ed è coperta da un feltro sul quale poggia, a sua volta, un tappeto di tela forte. I lati del quadrato, all'interno delle corde, hanno un misura compresa 5,5- ,1 m tra i 5,5o e i 6,10 m. All'esterno delle corde deve rimanere un bordo di almeno 6o cm. Il bordo del ring esterno alle corde deve essere almeno di 60 cm e il piano deve essere coperto di materiali morbidi di uno spessore minimo di 2 cm, poi ulteriormente ricoperti di tela o di materiali simili, a patto che rimangano tesi e non si raggrinziscano facilmente.

Abbigliamento e protezioni

L'abbigliamento e le protezioni sono fondamentali per la sicurezza dei pugili.

I guantoni sono di pelle morbida e liscia e hanno un'imbottitura sul dorso. Il peso varia a seconda delle categorie: fino ai welters pesano 227 g (8 once); dai superwelters ai massimi il peso è di 284 g (io once). Sotto i guantoni è consentito un bendaggio sulle mani, che deve lasciare scoperte le nocche. I pugili indossano calzoncini con sotto una cintura protettiva, calzini e scarpe leggere senza punta rinforzata.

Le protezioni (a eccezione, solo per alcune categorie di pugili, del caschetto) sono tutte obbligatorie. Se un atleta si priva volontariamente di una protezione, riceve un richiamo ufficiale da parte dell’arbitro, dal quale deriva la perdita di punti. Se invece la perdita non è volontaria, il richiamo viene fatto solo nel caso in cui succeda più volte consecutive o a causa di un colpo pulito tirato dall’avversario.

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Guanti: proteggono le mani e limitano l'impatto dei colpi; vanno indossati prima di salire sul ring e levati solo dopo la fine dell'incontro, poiché farlo prima è considerato un gesto di resa. Bendaggio: serve a fasciare le mani prima di mettere i guantoni: più i guantoni indossati sono leggeri, più il bendaggio dovrà essere lungo. Inoltre è severamente vietato inserire nel bendaggio qualsiasi tipo di oggetto che possa modificarne la consistenza: dunque non si possono nemmeno indossare anelli.

Categorie di peso: una panoramica

I pugili, oltre a essere distinti in dilettati e professionisti, sono ulteriormente divisi in otto categorie di peso fondamentali, per far sì che gli incontri si svolgano in modo equilibrato e gli atleti combattano con avversari alla loro portata.

Le categorie di peso nel pugilato sono state create per garantire che i combattimenti siano il più equi possibile. Un pugile che pesa significativamente di più del suo avversario avrebbe un vantaggio ingiusto. Le categorie di peso variano a seconda dell'organizzazione di boxe.

Ecco una panoramica generale delle categorie di peso più comuni:

  • Pesi paglia (o Minimumweight): Fino a 47,6 kg (105 libbre)
  • Pesi mosca leggeri (o Junior Flyweight): Fino a 48,9 kg (108 libbre)
  • Pesi mosca: Fino a 50,8 kg (112 libbre)
  • Pesi supermosca (o Junior Bantamweight): Fino a 52,2 kg (115 libbre)
  • Pesi gallo: Fino a 53,5 kg (118 libbre)
  • Pesi supergallo (o Junior Featherweight): Fino a 55,3 kg (122 libbre)
  • Pesi piuma: Fino a 57,2 kg (126 libbre)
  • Pesi superpiuma (o Junior Lightweight): Fino a 59,0 kg (130 libbre)
  • Pesi leggeri: Fino a 61,2 kg (135 libbre). Questa categoria fu creata nel 1855 e fu una delle categorie codificate nelle regole del marchese di Queensberry.
  • Pesi superleggeri (o Junior Welterweight): Fino a 63,5 kg (140 libbre)
  • Pesi welter: Fino a 66,7 kg (147 libbre)
  • Pesi superwelter (o Junior Middleweight): Fino a 69,9 kg (154 libbre)
  • Pesi medi: Fino a 72,6 kg (160 libbre). Insieme alla categoria dei pesi leggeri e massimi, quella dei pesi medi è una delle prime tre categorie pugilistiche della boxe moderna.
  • Pesi supermedi: Fino a 76,2 kg (168 libbre)
  • Pesi mediomassimi: Fino a 79,4 kg (175 libbre)
  • Pesi massimi leggeri (o Cruiserweight): Fino a 90,7 kg (200 libbre)
  • Pesi massimi: Oltre 90,7 kg (200 libbre)

Pugilato dilettantistico

Il pugilato è uno sport che può essere praticato a livello agonistico come dilettanti o come professionisti, ma anche a livello non agonistico, che non prevede quindi un effettivo combattimento. I pugili non agonisti non sono sottoposti agli stessi rigidi e frequenti controlli medici a cui invece sono sottoposti gli agonisti. I pugili dilettanti partecipano a gare pubbliche per puro spirito agonistico e non per lucro e sono divisi per peso, età e punteggio accumulato. Quando due pugili di diversa categoria si affrontano, le regole applicate durante l’incontro sono quelle della categoria inferiore. I pugili dilettanti combattono indossando una canottiera del colore del proprio angolo (quindi rossa o blu), il paradenti (obbligatoriamente non di colore rosso) e guanti approvati dalla Federazione Pugilistica Italiana. Gli uomini devono indossare inoltre la conchiglia (che protegge le parti intime da urti e colpi dell’avversario) e le donne il corsetto toracico protettivo e la cintura di protezione pelvica. Uomini e donne non possono mai gareggiare l’uno contro l’altra e tutte le protezioni sono obbligatorie, tranne per i pugili élite uomini, che non indossano il caschetto.

Le categorie giovanili del pugilato dilettantistico sono suddivise in:

  • Pugili schoolboys: Sono pugili uomini che hanno 13 anni e che verranno trasferiti alla categoria successiva (Juniores) non appena ne avranno compiuti 14. Gli schoolboys gareggiano solo fra di loro e disputano incontri della durata massima di 3 riprese di 1’ 30’’ ciascuna.
  • Pugili juniores: Sono pugili uomini e pugili donne che hanno fino a 17 anni; i primi gareggiano con incontri che hanno tre riprese di due minuti l’una, mentre le seconde con incontri che hanno tre riprese di 1’ 30’’.
  • Pugili youth: Sono pugili, sia uomini che donne, che hanno dai 17 ai 19 anni e che al compimento del diciannovesimo anno di età passano automaticamente alla categoria élite, in serie diverse a seconda del punteggio.
  • Pugili senior: Sono pugili uomini che hanno dai 19 ai 40 anni e gareggiano con tre riprese di tre minuti l'una.
  • Pugili neo-pro: Si tratta di una categoria di transizione fra il pugilato dilettantistico e quello professionistico. Possono accedervi i pugili uomini élite, o donne élite di prima serie.
  • Pugili pro: Possono diventare pugili Pro, i pugili Neo-Pro che hanno effettuato almeno cinque incontri, oppure che si siano qualificati per la finale del Campionato Italiano di Lega Neo-Pro.

Il pugilato olimpico

Alle Olimpiadi il pugilato è riservato ai dilettanti, che disputano incontri di 4 riprese della durata di 2 min ciascuna, indossando casco protettivo e maglietta.

Stili di combattimento

I due pugili possono liberamente combattere sia a distanza che in un corpo a corpo. Esistono diversi stili di combattimento nel pugilato, ognuno con i suoi punti di forza e di debolezza. Alcuni pugili preferiscono mantenere le distanze e utilizzare jab e diretti per controllare l'avversario, mentre altri preferiscono avvicinarsi e utilizzare ganci e montanti. Alcuni pugili sono noti per la loro velocità e agilità, mentre altri sono noti per la loro forza e resistenza.

Gancio: è un colpo rotatorio, che va dall'esterno verso l'interno, usato per cercare di aggirare la guardia dell’avversario e raggiungere zone come il mento o il volto.

Fair play e comportamento sul ring

Durante l'incontro i pugili devono dimostrare di avere autocontrollo, disciplina e dignità. All'atleta è infatti severamente vietato parlare durante le riprese o usare parole aggressive nei confronti dell'arbitro, del pubblico, della giuria o dell'avversario.

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