Il sumo, oggi sport nazionale giapponese, affonda le sue radici in un passato lontano, intrecciandosi con riti religiosi, pratiche militari e tradizioni culturali. Sebbene sia universalmente riconosciuto come un simbolo del Giappone, le sue origini sono in realtà da ricercarsi in Cina e Corea. Questo articolo esplora la storia del sumo, dalle sue origini rituali alla sua evoluzione in sport professionistico, con un focus sulle curiosità e sulle figure che hanno contribuito a plasmare questa affascinante disciplina.
Origini e Storia Antica
Le radici del sumo sono avvolte nel mistero, ma è opinione diffusa che la sua derivazione sia cinese e coreana. La parola "sumo" si scrive con i caratteri cinesi di "pestaggio reciproco", suggerendo un'antica forma di lotta libera. Nell'antichità, il sumo era una forma ludica dedicata agli dei, per poi passare ai nobili e, infine, al popolo.
Il Sumo come Rito Shintoista
Nel periodo compreso tra il III secolo a.C. e il XIII secolo d.C., il sumo era considerato un rito scintoista, in cui l'esito finale era interpretato come il volere degli dei. Si demandava al sumo l'indicazione astrale per la costruzione di un tempio o la successione al trono. Un esempio significativo è la successione al trono dell'Imperatore Montoku (858 d.C.): alla sua morte, uno dei suoi due figli fu eletto imperatore in seguito all'esito di una lotta in cui il suo lottatore prevalse su quello del fratello.
Dall'Attività Militare allo Sport Professionistico
Durante il secondo periodo storico, dal XIII al XVI secolo, il sumo si trasformò in un combattimento cruento tra guerrieri. In epoca feudale, la lotta si praticava senza dohyo (il ring di paglia) né gyo-yi (l'arbitro) e poteva concludersi con la morte di uno dei contendenti. Nel periodo moderno, il sumo si è trasformato in un divertimento praticato da professionisti. Il sumo faceva parte della scienza guerriera dell’antico Giappone, ma divenne uno sport professionistico nel Periodo Edo (1600-1868).
L'Evoluzione nel Tempo
Nel corso dei secoli, il sumo è stato molto popolare come forma di intrattenimento, specialmente alla Corte Imperiale. Uno dei primi combattimenti di cui si abbia memoria si pensa che si sia tenuto nel 642 d.C. alla presenza dell'Imperatrice Kogyoku. Nel vicino VIII secolo, i tornei erano particolarmente complessi e includevano, oltre al sumo, forme di intrattenimento tipiche della cultura giapponese, come letture poetiche. Nel 784 d.C., l'Imperatore Kanmu trasformò l'evento religioso Sechie-Zumo in un evento annuale presso la propria corte.
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Il Sumo nel Periodo Edo
Verso la fine del X secolo, il periodo Edo portò un periodo di insicurezza e instabilità per i Samurai (guerrieri) che persero i loro "maestri Daimyo" (committenti). Il sumo divenne così popolarissimo, ma tale attività divenne talmente redditizia che spesso gli incassi non andavano devoluti per le finalità per le quali gli incontri erano organizzati, ma finivano nelle mani di "Sumutori". Le autorità iniziarono così a definire in modo molto rigido le occasioni nelle quali il sumo era praticabile, permettendo solo qualche performance senza donazioni. I quartieri d’intrattenimento iniziarono ad essere meglio regolamentati e i combattimenti organizzati dai Daimyo in teatri privati furono posti sotto controllo anche dalle autorità.
La Regolamentazione e la Rinascita
Mentre a Edo il sumo causava problemi di ordine pubblico, Kyoto e Osaka erano relativamente tranquille. Uno dei cambiamenti introdotti fu un ring separato dalla folla, in modo da dividere combattimenti e pubblico. Un altro cambiamento proposto da Gondaiyu fu l'introduzione e la semplificazione di alcune tecniche usate nel sumo. I "Programmi" (Banzuke) iniziarono ad essere usati nel tardo XVII secolo; il primo noto fu un torneo di beneficenza di 7 giorni fatto a Kyoto nel tempio di Okazaki Tenno nel 1699. Verso la fine della seconda metà del periodo Edo, il sumo iniziò ad assumere un ruolo organizzato e sviluppato in strutture organizzative concrete. Con l'avvento del Kanjin-Sumo, si rinnovò l’interesse dei Daimyo che ricominciarono a sponsorizzare i lottatori. Osaka e Kyoto in particolare sperimentarono un boom di popolarità per il sumo, con grandissimi tornei tenuti da lottatori provenienti da molte diverse province del Giappone.
L'Età dell'Oro e le Scuole di Sumo
All'inizio del 18mo secolo, la struttura organizzativa del sumo subì un periodo di cambiamenti, iniziati nel 1719 con la regola stabilita dalle autorità di Edo secondo cui soltanto agli organizzatori ed ai lottatori professionisti era permesso prender parte ai tornei di sumo per beneficienza. Ciò spinse i più anziani a fondare delle loro sedi di allenamento per i lottatori più giovani, dando vita alle Heya, o scuole private. Molte di queste scuole sono tuttora attive nell’odierna Tokio e sono state fondate nel periodo compreso fra il 1751 ed il 1781. La figura dei Gyoji, o arbitri, fu codificata in questo stesso periodo, ed i loro doveri di giudici degli incontri furono estesi fino ad includere il ruolo di una sorta di surrogato di sacerdote Shinto per le cerimonie di ingresso sul dohyo.
Il Periodo Meiji e la Rinascita del Sumo
Durante il periodo Meiji (1868-1912), il sumo attraversò una delle epoche più buie della sua storia, quando fu quasi totalmente bandito e disprezzato dai giapponesi, presi dalla loro corsa verso l’occidentalizzazione. I Daimyo furono costretti a rilasciare i loro vassalli lottatori in seguito all'abolizione del regime feudale, e ciò creò gravi problemi all’organizzazione del sumo. L'occidentalizzazione fece sì che il sumo venisse considerato fonte di imbarazzo per i giapponesi che lo ritenevano primitivo ed arretrato rispetto alla sofisticata cultura occidentale. L’interesse pubblico per il sumo rimase piuttosto tiepido fino al 1884, quando l’imperatore Meiji organizzò un torneo di sumo, contrastando gli effetti negativi dell’occidentalizzazione sulla cultura nipponica. La popolarità del sumo crebbe via via insieme all'orgoglio nazionale.
Regole e Rituali del Sumo Moderno
Il sumo moderno è una disciplina sportiva codificata, con regole precise e rituali che richiamano le sue origini religiose. I due lottatori, esclusivamente maschi (rikishi), si affrontano con lo scopo di estromettere l'avversario dal dohyo o atterrarlo con una parte qualsiasi del corpo eccetto le piante dei piedi.
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Il Dohyo e le Tecniche di Combattimento
Il combattimento avviene all’interno di una sorta di ring, il dohyo, formato da un quadrato realizzato in paglia di riso, con un cerchio sovrapposto, ma dotato di un tetto che gli conferisce l’aspetto di un tempio. Fiocchi di diverso colore (verde, nero, giallo, rosso) rappresentanti le quattro stagioni, sono appesi ai quattro angoli del tetto. Esistono circa 70 tecniche per vincere, che includono la spinta o il sollevamento fuori dal ring, la presa della cintura per buttare giù l'avversario, gli sgambetti e altre strategie. Sono permessi vigorosi schiaffi a mani aperte nella parte superiore del corpo, ma sono severamente proibite tecniche come colpire con il pugno, calciare e tirare i capelli.
Gradi e Gerarchia
Ai lottatori di sumo professionistico viene assegnato un grado a seconda della loro categoria; i gradi più alti, in ordine discendente, sono yokozuna (grande campione, l’unico grado permanente), ozeki (campione) e sekiwake (campione junior). Da quando è stato introdotto il sistema dei gradi, parecchi secoli fa, solo sessantacinque uomini sono riusciti ad arrivare al grado di yokozuna. Il sumo professionistico non adotta le classi di peso, ma la velocità, la tempestività e l'equilibrio possono anche determinare un risultato a favore di lottatori più piccoli.
Rituali e Cerimonie
Ogni incontro è preceduto da una serie di rituali. Prima di ogni incontro, i rikishi raccolgono da un contenitore una manciata di sale e la lanciano sul dohyo, un gesto propiziatorio finalizzato a proteggerli da sfortunati scontri. La giornata di combattimenti inizia con l’ingresso ufficiale (yokozuna dohyohiri) e l’esecuzione di movimenti tradizionali con un rituale propiziatorio. Tutti i rikishi della categoria dei Makuuchi all’inizio della giornata di combattimento si presentano al pubblico con un cerimoniale di movimenti tradizionali con le braccia e di scaramantici movimenti con un grembiule colorato, kensho mawashi, con i simboli del rikishi (Makuuchi dohyohiri).
Shiko
Lo shiko è un movimento nel quale un rikishi si posiziona a gambe larghe con le ginocchia piegate e, alternativamente, solleva le gambe in aria cadendo poi con leggerezza. Tale movimento ha finalità ginniche e anche rituali per allontanare demoni e intimorire l'avversario.
Il Sumo Oggi
Oggi, il sumo è motivo di orgoglio per il mondo giapponese e, grazie alla sua enorme diffusione, viene considerato lo sport nazionale del Giappone.
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I Tornei
Annualmente si svolgono 6 tornei (hon-basho) dalla durata di 15 giorni ciascuno, nei mesi dispari. Ogni lottatore ha in programma un incontro giornaliero. Il torneo è vinto dal rikishi che si è aggiudicato il maggior numero di incontri. Con 8 incontri vinti il lottatore sale di categoria, con 8 persi retrocede alla categoria più bassa.
Il Sumo nel Mondo
Sebbene il sumo sia profondamente radicato nella cultura giapponese, ha iniziato a suscitare l'interesse di altre nazioni. In Italia, c'è una piccola sezione dedicata al sumo all'interno della Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali (FIJLKAM). Ad oggi, alcune forme di manifestazioni sono organizzate nello spettacolare giardino di Rho.
Curiosità sul Sumo
- Caratteristica dei lottatori di sumo è il colorato perizoma con cintura, ricavato da un unico lungo nastro, mawashi, e l’acconciatura dei capelli con una crocchia a nodo a forma di foglia di ginco, oi-cho mage.
- Il sumo è considerato una forma d’arte; suscita ammirazione per la dignità e compostezza. Non ci sono mai critiche per le decisioni dell’arbitro o ostentazione di mediocre sportività.
- Il sumo è un'espressione dell'haragei, come massima integrazione tra il singolo e l'universo. I giapponesi danno molta importanza a un grosso ventre, quindi a una base larga invece che un ampio torace, questo per sviluppare un’energia superiore nello stomaco che gli permette di spingere l’avversario oltre le corde del dohyo, quasi senza toccarlo. La cintura viene tenuta molto bassa, il basso addome si ingrossa per portare il centro della stabilità dell’energia.
- In Giappone la pratica del sumo non è consentita alle donne.
Sumo Giapponese e Lotta Cinese Shuai Jiao: Un Confronto
Il sumo giapponese e la lotta cinese Shuai Jiao rappresentano due antiche tradizioni di combattimento che, pur avendo origini diverse, condividono alcune caratteristiche simili. Il sumo è uno sport nazionale in Giappone, caratterizzato da atleti di grande stazza fisica che cercano di spingere l’avversario fuori dal cerchio di combattimento o farlo cadere a terra. Dall’altra parte, lo Shuai Jiao è una forma di lotta cinese che si concentra sull’utilizzo delle prese e delle proiezioni per abbattere l’avversario. Sebbene il sumo e lo Shuai Jiao possano sembrare molto diversi tra loro, entrambe le discipline mettono in evidenza l’importanza della forza, della resistenza e della strategia nel combattimento.
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