Immaginate giganti gentili, la cui forza è pari solo alla loro disciplina e tradizione. Questo è il mondo dei lottatori di sumo, un universo dove la potenza fisica incontra l’antica cultura giapponese. Ogni lottatore è un racconto vivente di storia, di sudore, e di un impegno che va oltre il semplice sport. Stai per immergerti in un viaggio affascinante, dove scoprirai non solo la forza, ma anche il cuore pulsante di una tradizione che ha plasmato l’identità di un’intera nazione. Il sumo, più di uno sport, è un ritorno alle tradizioni ed una riscoperta dell’antica essenza dell’impero del “Sol Levante”.
Storia e Cultura del Sumo: Un Viaggio nel Tempo
Il sumo, più di uno sport, è un viaggio nel tempo. Nelle sue regole e nei suoi rituali si cela l’essenza di un Giappone antico, un mondo dove ogni gesto ha un significato che affonda le radici nella storia. Il sumo non è solo lotta, ma una danza sacra, un dialogo silenzioso tra passato e presente. Questa arte marziale, che si perde nella notte dei tempi, è stata testimone di imperatori e di epoche, evolvendosi non solo come competizione fisica, ma come specchio dell’evoluzione culturale e spirituale del Giappone. Ogni combattimento è un rito, ogni movimento un omaggio alla tradizione, rendendo i lottatori di sumo non solo atleti, ma custodi di un’eredità immortale.
Le Antiche Radici del Sumo
Il sumo, con le sue radici che affondano in un passato lontano, inizia come una pratica spirituale. Originariamente legato a rituali Shinto, questo sport era un modo per invocare una buona raccolta e benedizioni divine. Le prime tracce di sumo si perdono nella nebbia dei tempi, rendendolo non solo uno sport ma un’eredità culturale. Le leggende narrano di incontri di sumo tenuti alla corte imperiale giapponese già nel 7° secolo, e di come questi incontri fossero più di una semplice competizione fisica, ma rappresentassero una forma di offerta agli dei per garantire prosperità e pace. Una dei primi combattimenti di cui si abbia memoria si pensa che si sia tenuto nel 642 d.c. alla presenza dell’Imperatrice Kogyoku che ha regnato dal 642 al 645. Solo nel vicino VIII sec. Questi tornei erano particolarmente complessi e non vi si praticavano solo tornei di Sumo ma forme di intrattenimento tipiche della cultura giapponese così come letture poetiche.
Dallo Spirito Religioso alla Competizione Sportiva
Con il passare dei secoli, il sumo si è trasformato. Da rituale religioso è diventato una competizione regolamentata, guadagnando popolarità e diventando parte integrante della cultura sportiva giapponese. La sua evoluzione riflette i cambiamenti nella società giapponese, mantenendo sempre un legame con le sue origini spirituali. Ultima evoluzione, la trasformazione del Sumo in uno sport avvenuto nel XIX sec. Nel periodo Edo (1603-1868), il sumo iniziò a prendere la forma che conosciamo oggi, con l’introduzione di regole fisse e di un ring di combattimento. Questo periodo vide anche la nascita delle prime stalle di sumo, luoghi dove i lottatori vivevano e si allenavano insieme, creando un forte senso di comunità e fratellanza. All’inizio del 18mo secolo la struttura organizzativa del sumo subì un periodo di cambiamenti, iniziati nel 1719 con la regola stabilita dalle autorità di Edo secondo cui soltanto agli organizzatori ed ai lottatorìprofessionistì era permesso prender parte ai tornei di sumo per beneficienza. Ciò spinse i più anziani, coloro che facevano parte del mondo del sumo già dagli inizi del periodo Edo, a fondare delle loro sedi di allenamento per i lottatori più giovani e questo fece sì che un gruppo esclusivo di anziani professionisti fondasse le Heya, o scuole private. Molte di queste scuole sono tuttora attive nell’odierna Tokio e sono state fondate nel periodo compreso fra il 1751 ed il 1781.
Il Sumo specchio della Cultura Giapponese
Ma il sumo è più di uno sport: è lo specchio della società giapponese. Ogni aspetto, dalla dieta dei lottatori alle cerimonie pre-lotta, è impregnato di cultura e tradizione. Questo sport racconta storie di onore, rispetto e perseveranza, valori fondamentali nella cultura giapponese. I lottatori di sumo, o rikishi, sono visti non solo come atleti, ma come custodi di una tradizione antica. La loro vita, regolata da codici di condotta rigorosi, riflette la disciplina e l’etica del lavoro che sono profondamente radicate nella società giapponese.
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Le gare di sumo infatti sono circondate da numerosi riti e cerimonie che risalgono a secoli fa. Questi rituali, che includono la purificazione del ring e le danze dei lottatori, non sono solo spettacolari da vedere, sono anche ricchi di significato spirituale e culturale. Prima di ogni incontro, i lottatori eseguono il dohyō-iri, una cerimonia di entrata nel ring che è un vero e proprio rituale di purificazione e preparazione. Lo Shiko è un movimento eseguito dai lottatori, la gamba viene alzata portandola quasi in posizione verticale e poi si compie un movimento opposto portandola verso il basso, sbattendo a terra il piede, cosi da produrre un forte rumore. Altri riti significativi includono il lancio di sale per purificare il ring, e il rituale del chanko-nabe, un pasto tradizionale che i lottatori condividono, simbolo di comunità e forza.
Nonostante le sue profonde radici giapponesi, il sumo ha iniziato a guadagnare attenzione a livello internazionale, attirando appassionati e praticanti da tutto il mondo. Questo interesse globale testimonia l’universalità dello spirito sportivo e culturale del sumo. Oggi, tornei di sumo vengono trasmessi in tutto il mondo, e lottatori non giapponesi hanno iniziato a emergere nei ranghi più alti, portando con sé nuove influenze e prospettive, ma sempre nel rispetto delle tradizioni secolari di questo sport.
Evoluzione Storica: Dal Periodo Edo all'Era Meiji
Nel periodo Edo il Sumo divenne così popolarissimo, ma anche in questo caso vi furono dei problemi perchè tale attività divenne talmente redditizia che spesso gli incassi non andavano devoluti per le finalità per le quali gli incontri erano organizzati ma andavano nelle mani di “Sumutori”. Le autorità iniziarono così a definire in modo molto rigido le occasioni nelle quali il Sumo era praticabile permettendo solo qualche performance senza donazioni e la gente astante non poteva partecipare agli incontri. I quartieri d’intrattenimento iniziarono ad essere meglio regolamentati e i combattimenti organizzati dai Daimyo in teatri privati furono posti sotto controllo anche dalle autorità. Mentre a Edo il Sumo causava problemi di ordine pubblico, Kyoto e Osaka erano relativamente tranquille. Uno di questi cambiamenti fu l’introduzione di un ring separato dalla folla in modo da dividere combattimenti e gente. Un’altro cambiamento proposto da Gondaiyu fù l’introduzione e la semplificazione di alcune tecniche usate nel Sumo. I “Programmi” (Banzuke) iniziarono ad essere usati nel tardo XVII sec, il primo noto fù un torneo di beneficenza di 7 giorni fatto a Kyoto nel tempio di Okazaki Tenno nel 1699. Banzuke di carta furono invece introdotti nel recente XVIII sec. e consisteva in un foglio di carta per ogni squadra. Verso la fine della seconda metà del periodo Edo, il Sumo iniziò ad assumere un ruolo organizzato e sviluppato in strutture organizzative concrete. I programmi divennero molto usati e venne in uso la cerimonia dell’ingresso nel ring, vere e proprie ‘scuderie’ di lottatori furono create. Con l’avvento del Kanjin-Sumo, si rinnovò l’interesse dei Daimyo che ancora ricominciarono a sponsorizzare i lottatori. Osaka e Kyoto in particolare sperimentarono un boom di popolarità per il Sumo con grandissimi tornei tenuti da lottatori provenienti da molte diverse province del Giappone. I tornei benefici furono ufficialmente organizzati nel 1761 con la definizione della lunghezza del torneo da 8 a 10 giorni in totale. Tra la fine del 1750 e il 1780, il tempio di Fukugawa Hachiman divenne il tempio più importante dove si tenevano combattimenti di Sumo ma fu rimpiazzato dal tempio Eko-in alla fine del 1780. Molti dei tornei di Sumo alla fine del XVIII sec.
Fu durante questo decennio che venne formalizzato il ruolo dello Yokozuna. Nel 1789 Yoshida Oikaze chiese alle autorità “il riconoscimento ufficiale del suo potere di assegnare ciò che lui chiamò, per la prima volta, la Yokozuna Menkyo, o Licenza di Yokozuna.” (Cuyler, 1985, pg 80). La prima cerimonia di ingresso nel dohyo celebrata da uno yokozuna (yokozuna dohyo-iri) fu tenuta nel 1789 presso il Fukuyama Hachiman Shrine dal grande campione ed eroe popolare del tempo, Tanikaze Kajinosuke, e ciò sancì ufficialmente il potere del clan Yoshida nel circuito del sumo.
Il tardo 1700 e’ spesso descritto come l'”Età dell’oro” del sumo, l’epoca in cui lottatori di straordinaria fama e leggendaria abilità illuminarono l’arena del sumo. Raiden, con la sua incredibile stazza di 197 cm e 170 kg e la sua impressionante abilità e forza e’ “universalmente considerato il più grande sumotori di tutti i tempi” (Sharnoff,1989, pag. 42). Vinse 26 tornei (stando alle dettagliate statistiche pubblicate sul sito chijanofuji.com si tratta di 28 tornei, n. d. T.) in 21 anni, perdendo soltanto 10 incontri durante tutta la sua lunga straordinaria carriera. Dopo il ritiro di Raiden nel 1811, le autorità del sumo si trovarono di nuovo costrette a ricorrere a manifesti pubblicitari ed attrattive supplementari per attirare la folla.
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Durante il periodo Meiji il sumo attraversò una delle epoche più buie della sua storia, quando fu quasi totalmente bandito e disprezzato dai giapponesi, presi dalla loro corsa verso l’occidentalizzazione. I Daimyo furono costretti a rilasciare i loro vassalli lottatori in seguito all’abolizione del regime feudale e ciò creò gravi problemi all’organizzazione del sumo, dato che vennero improvvisamente troncati i salari e vennero a mancare le entrate per i lottatori. L’occidentalizzazione fece sì che il sumo venisse considerato fonte di imbarazzo per i giapponesi che lo ritenevano primitivo ed arretrato rispetto alla sofisticata cultura occidentale e si tentò persino di abolirlo. L’interesse pubblico per il sumo rimase piuttosto tiepido fino al 1884, quando l’imperatore Meiji organizzò un torneo di sumo. L’imperatore aveva colto gli effetti negativi dell’occidentalizzazione sulla cultura nipponica e cercava di contrastarli. Il suo tentativo ebbe successo e la popolarità del sumo crebbe via via insiemme all’orgoglio nazionale. L’associazione di Tokyo divenne la Tokyo Sumo Association nel 1889 ed il sumo godette di una rinnovata popolarità, rafforzata dalla vittoria giapponese nel conflitto sino-nipponico, dopo il quale crebbero le pulsioni nazionalistiche ed il popolo giapponese tornò ad essere fiero delle propria, unica, cultura.
Formazione e Routine dei Lottatori di Sumo
Immergiamoci nel mondo dei lottatori di sumo, atleti che incarnano non solo forza fisica ma anche un’impressionante dedizione e disciplina. La vita di un lottatore di sumo è caratterizzata da una routine rigorosa e disciplinata. Le giornate iniziano presto, con allenamenti intensivi che si concentrano su forza, flessibilità e tecnica. La dieta dei lottatori, ricca e calibrata, è un aspetto cruciale della loro formazione. La vita di un lottatore di sumo è un mix unico di disciplina, impegno e tradizione.
La Dieta e la Disciplina
Il chanko-nabe, una zuppa nutriente ricca di carne, pesce e verdure, è il pilastro della loro alimentazione. Questa dieta è bilanciata per garantire che i lottatori mantengano un peso corporeo elevato, essenziale per la competizione, ma rimangano in salute.
La disciplina e l’etica sono al centro della vita di un lottatore di sumo. Questi atleti seguono un codice di condotta rigoroso, che regola non solo il loro comportamento in arena, ma anche nella vita quotidiana. Il rispetto per gli anziani, la modestia e l’integrità sono valori fondamentali che ogni lottatore è tenuto a incarnare. Questi principi non solo modellano il carattere dei lottatori, ma rafforzano anche il legame e la coesione all’interno della comunità del sumo.
Come si diventa lottatori di Sumo
Il percorso per diventare un lottatore di sumo è lungo e impegnativo. Inizia spesso in giovane età, con l’ingresso in una heya, o stalla di sumo, dove i giovani atleti vivono e si allenano sotto la guida di un maestro esperto. Qui, i novizi imparano non solo le tecniche di lotta, ma anche il rispetto per le tradizioni e i valori del sumo. La progressione attraverso i ranghi è un processo graduale, basato su prestazioni costanti e miglioramento continuo. Un lottatore di sumo inizia ad allenarsi fin da giovane età, spesso entrando in una scuola speciale chiamata “sumo beya”. Qui vive e si allena insieme ad altri lottatori, seguendo uno stile di vita rigoroso.
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Figure Leggendarie del Sumo
La storia del sumo è costellata di figure leggendarie, lottatori che hanno lasciato un segno indelebile nello sport. Da Futabayama, il dominatore degli anni ’30, a Taiho, il campione degli anni ’60, fino a figure contemporanee come Hakuho, questi lottatori hanno elevato lo standard del sumo, stabilendo nuovi record e conquistando il cuore dei fan. Le loro storie, ricche di sfide, trionfi e talvolta tragedie, non solo raccontano la storia dello sport, ma offrono anche uno spaccato unico sulla cultura e la società giapponese.
Il Sumo come Sport Competitivo
Come ho già accennato, il sumo non è solo tradizione culturale, ma anche uno sport competitivo, dove forza, tecnica e strategia si fondono in un’affascinante danza di potenza.
Le Regole del Sumo
Il sumo si svolge in un ring chiamato dohyō, dove due lottatori si affrontano con l’obiettivo di spingere l’avversario fuori dal ring o farlo toccare il suolo con qualsiasi parte del corpo eccetto i piedi. Nonostante la semplicità delle regole, la varietà di tecniche e mosse utilizzabili, conosciute come kimarite, rende ogni incontro unico e imprevedibile. Dalla spinta pura alla tecnica di leva, i lottatori devono combinare forza fisica, agilità e astuzia per prevalere. Il ring con una parte qualsiasi del corpo, eccetto le piante dei piedi.
Ogni lottatore di Sumo deve allenarsi nella costruzione della massa corporea, ma ogni all’allenamento si concentra su esercizi che migliorano la forza, la resistenza e la flessibilità. Gli allenamenti mattutini nelle stalle di sumo sono intensi e spesso durano diverse ore, includendo una varietà di esercizi specifici come il shiko (alzate di gamba) e il butsukari-geiko (esercizi di spinta), fondamentali per sviluppare le abilità necessarie per competere al massimo livello. Il movimento eseguito dai lottatori, la gamba viene alzata portandola quasi in posizione verticale e poi si compie un movimento opposto portandola verso il basso, sbattendo a terra il piede, cosi da produrre un forte rumore.
Ma il sumo non è solo una questione di forza bruta. La strategia e la tecnica giocano un ruolo cruciale in ogni incontro. Ogni lottatore sviluppa uno stile di lotta che si adatta alle sue caratteristiche fisiche e alle sue preferenze. Alcuni preferiscono tecniche di spinta, altri si affidano a prese e leva. La capacità di leggere l’avversario e adattarsi rapidamente durante l’incontro è altrettanto importante quanto la forza fisica.
Tornei e Campionati di Sumo
I tornei di sumo, o basho, sono gli eventi clou dello sport. Si svolgono sei volte all’anno in Giappone, attirando migliaia di spettatori e fan. I cosiddetti hon-basho, ossia i Tornei di Sumo, si tengono solo nei mesi dispari, sei volte l’anno e durano 15 giorni. Ogni torneo dura 15 giorni, durante i quali i lottatori competono ogni giorno, cercando di accumulare il maggior numero di vittorie. La classifica finale determina la promozione o la retrocessione nei ranghi. Questi eventi non sono solo competizioni sportive, ma anche spettacoli culturali ricchi di tradizione e cerimonie.
Il Banzuke: La Classifica Ufficiale
Il mondo del sumo è intriso di tradizioni antiche e rituali che hanno resistito al passare del tempo. Uno degli elementi più emblematici e importanti di questo sport è il banzuke, l’elenco ufficiale dei ranghi dei lottatori di sumo. Pubblicato prima di ogni torneo principale, il banzuke non solo ordina i rikishi in base alle loro prestazioni, ma riflette anche il rigore e la gerarchia che caratterizzano il sumo. Il banzuke, nella sua forma rudimentale, iniziò a essere utilizzato durante il periodo Edo. L’elenco era inizialmente utilizzato per informare il pubblico sugli incontri e i partecipanti ai tornei. Con il tempo, il banzuke divenne più sofisticato, includendo non solo i nomi dei lottatori, ma anche i loro ranghi, le loro scuole di appartenenza e altre informazioni rilevanti.
Dove Vedere i Lottatori di Sumo in Giappone
Sei curios* di vedere un lottatore si sumo di persona? Ci sono diverse opportunità in Giappone per vivere questa esperienza indimenticabile, che sicuramente ti porterai dentro per il resto della tua vita.
I Grandi Tornei: I Basho
I tornei di sumo, noti come basho, sono l’occasione ideale per vedere i lottatori di sumo in azione. In Giappone si svolgono sei grandi tornei all’anno, distribuiti in varie città: Tokyo, Osaka, Nagoya e Fukuoka. Ogni torneo dura 15 giorni e offre una panoramica completa dello sport, dalla cerimonia di apertura alle emozionanti finali. Assistere a un basho è un’esperienza indimenticabile, che permette di apprezzare non solo la competizione sportiva, ma anche l’atmosfera unica e le tradizioni che circondano il sumo. Per vedere un torneo è necessario visitare il Giappone nel periodo giusto, ovvero quando è in corso un torneo.
Visite alle Stalle di Sumo
Per chi cerca un’esperienza più intima e ravvicinata, visitare una heya, o stalla di sumo, è un’opzione imperdibile. Molte stalle a Tokyo permettono ai visitatori di assistere agli allenamenti mattutini. Queste visite offrono uno sguardo unico sulla vita quotidiana e la preparazione dei lottatori, permettendo di osservare da vicino la loro tecnica e disciplina. È importante ricordare che queste sono aree di allenamento attive, quindi è necessario rispettare regole specifiche durante la visita. Parte delle scuole di sumo si trovano nella parte orientale di Tokyo.
Il Sumo Femminile: Una Realtà Emergente
Tradizionalmente, il sumo è uno sport praticato esclusivamente da uomini, ma negli ultimi anni, il sumo femminile ha iniziato a guadagnare popolarità. Sebbene non sia ancora riconosciuto a livello professionistico come il sumo maschile, ci sono tornei amatoriali e club universitari dove le donne competono. Questi eventi stanno lentamente contribuendo a cambiare la percezione del sumo come uno sport solo maschile. In Giappone la pratica del sumo non è consentita alle donne. Un interessante mini-documentario su Netflix, Little Miss Sumo, ci mostra uno scorcio del sumo femminile dal punto di vista di una delle sue stelle, Hiyori Kon, che lotta non solo sul ring ma anche perché il sumo femminile venga riconosciuto.
Il Peso nel Sumo
Nel sumo, il peso è un elemento chiave, ma non l’unico fattore critico per il successo. I lottatori di sumo tendono ad avere un peso corporeo significativamente elevato, che fornisce vantaggi in termini di forza e stabilità. Tuttavia, è essenziale bilanciare questo peso con agilità e tecnica. I lottatori professionisti di sumo spesso pesano tra i 100 e i 200 kg, anche se non ci sono limiti di peso ufficiali. Per mettere su peso, perciò, un lottatore di sumo assume anche più di 8000 calorie e raggiunge almeno 160kg.
Sumo nel Mondo: Un Fenomeno Globale
Nonostante le sue profonde radici giapponesi, il sumo ha cominciato a suscitare l'interesse di altre nazioni. Molti lottatori provenienti da paesi stranieri - che hanno imparato la lingua e della cultura - hanno primeggiato. Negli Stati Uniti e in altri paesi, questo sport sta crescendo in popolarità fuori dal Giappone.
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